YBQE raccontato da chi l’ha creato

Young Black Queer Eyes è il documentario che spiega le complessità e le intersezioni della comunità queer nera italiana.

È innegabile quanto in Italia manchino prodotti che raccontino quelle realtà che vediamo tutti i giorni o di cui sentiamo parlare, ma di cui sappiamo poco o niente e se c’è una cosa che prodotti come SKAM Italia o Zero ci hanno insegnato è che abbiamo tutt* una tremenda voglia di saperne di più. Proprio per questo quando abbiamo saputo che un giovane intraprendente come Daniel Fioraso aveva appena realizzato un documentario sulla comunità queer nera italiana, abbiamo voluto subito farci quattro chiacchiere per scoprire di più sul nuovo lavoro e non solo.

manifestodaniel_1.jpgCiao Daniel, ti va di presentarti alla community di Colory*?

DF: “Ciao Colory*! Mi chiamo Daniel, ho 22 anni e sono nato e cresciuto nella provincia di Vicenza, in Veneto. Attualmente lavoro a Milano come Digital Content Creator e Social Media Manager: sin da piccolo ho nutrito una forte passione e attrazione per le arti  audiovisive.”

Com’è nata questa tua passione?

DF: “Ricordo quando da ragazzino mi divertivo a creare storie, racconti, cortometraggi… Mi ha sempre affascinato pensare come immagini e parole abbiano una potenza rilevante sul mondo e sulle cose più intime che ci appartengono, di conseguenza l’idea di creare prodotti audiovisivi e multimediali la considero personalmente la forma più potente di espressione e divulgazione.”

È stato difficile coltivarla? 

DF: “Diciamo che crescere in un paese di provincia Veneta non è stato semplice: molto spesso mi sono ritrovato limitato nelle scelte di espressione (e non solo..), pur non esprimendo me stesso con la stessa consapevolezza di oggi, le persone — adulte e non — hanno sempre bersagliato me e ciò che facevo.”

Di Traverso come nasce?

DF: “Di Traverso” nasce proprio da questo: è uno sfogo, un mix di pensieri i quali ero sazio di tenerli solamente per me stesso. Successivamente ad un evento tragico nel quale sono stato coinvolto, ho sentito maggiormente la necessità di esprimermi, attraverso ciò  che mi piace fare. È stato terapeutico, mi ha aiutato molto personalmente e professionalmente parlando. Invito le persone ad esprimersi il più possibile attraverso le proprie passioni.”

I soggetti che scatti per Di Traverso come li trovi?

DF: “All’interno del progetto “Di Traverso” i soggetti che scatto vengono chiamate “Icone”, “Icone” perché ognuno di loro possiede caratteristiche esterne ed intime uniche e incomparabili, grazie alla fotocamera ritraggo i loro volti circondati da uno sfondo neutro, che lasci spazio solamente alle particolarità del viso.”

Passiamo ora a YBQE: raccontaci la sua genesi.

DF: “YBQE — che sta per Young Black Queer Eyes —  ha una genesi molto particolare: ho iniziato a scrivere la sua stesura a inizio Giugno – mese del Pride Month – e avrei desiderato renderlo pubblico proprio quel mese, ma la realizzazione non è stata semplice, causa la mancata disponibilità e volontà di molti ragazz* di esprimersi pubblicamente a riguardo, ognuno avente una propria motivazione estremamente personale. Quando penso alla fatica fatta alla ricerca di un cast concreto, penso che tutto il processo di produzione sarebbe dovuto essere documentato. Inoltre, per un periodo ho lasciato in stand by il progetto proprio a causa del mancato stimolo da parte della community stessa.”

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Quale messaggio speri arrivi a chi lo guarderà?

DF: “Il messaggio fondamentalmente è rivolto a qualsiasi ragazz* black queer in Italia di qualsiasi età, con il goal di non farl* sentire sol* e donare finalmente una rappresentazione degna di ciò che siamo; ma YBQE vuole essere anche un punto di ascolto e presa di coscienza, contrariamente ad una narrazione Italiana e le sue community black e LGBTQIA+ le quali prendono ben poco in considerazione le complessità e intersezioni all’interno di esse.”

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Credi che progetti come questo stiano aprendo un nuovo capitolo per il nostro Paese?

DF: “Sì, penso che insieme stiamo scrivendo una nuova narrazione in questo paese e sono molto felice di poterlo finalmente dire. Grazie Colory*.”

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