WeMadeInItaly: Maison Dianko

Mi chiamo Nogaye Ndiaye, dottoressa in giurisprudenza, attivista e divulgatrice femminista e antirazzista. Sono la mente creativa dietro l’account Instagram @leregoledeldirittoperfetto e co-fondantrice di Maison Dianko, il nostro brand di famiglia.

Cos’è Maison Dianko?

Maison Dianko non è solo un marchio di moda; è un omaggio al nostro patrimonio familiare e all’artigianato locale. 

Nasce dalla passione per l’eccellenza artigianale e l’amore per le radici culturali senegalesi di mia madre. Il nostro brand riflette il percorso di decostruzione e riappropriazione delle nostre radici, essendo figlie della diaspora che hanno affrontato il razzismo interiorizzato nel vivere in un Paese a maggioranza bianca. 

Il team di Maison Dianko comprende mia madre, Ndeye Toure Abibatou Dianko, e le sue figlie: Gagnesiry, Maria Luisa, Amy Ndiaye e me. Siamo unite nel portare avanti il nostro impegno per celebrare la cultura e l’artigianato, offrendo al contempo una piattaforma per esprimere la bellezza e la forza delle nostre radici. 

Com’è nato il vostro brand?

Maison Dianko è nato dall’ispirazione della nostra straordinaria mamma, la figura centrale dietro questo progetto, grazie alla sua forza e dedizione. Inizialmente era stato chiamato “Maison Abi”, successivamente abbiamo deciso di adottare il nome Dianko, il cognome di famiglia dalla parte di mia madre, come un segno di rispetto per la forza delle donne e una celebrazione dei cognomi femminili. 

È un sogno di famiglia, un progetto che prende vita grazie al contributo degli artigiani locali e di Khadim Dianko, il fratello minore di mia madre, che cuce molti dei nostri capi. La scelta di abbracciare la sostenibilità e lo slow fashion è nata dalla volontà di preservare le tradizioni artigianali, utilizzando tessuti locali di alta qualità e metodi tramandati di generazione in generazione. Maison Dianko è più di un brand, è una connessione con la storia della nostra famiglia e con l’arte dell’artigianato senegalese. 

Quando avete capito che era il momento giusto per iniziare?

Lo abbiamo capito quando abbiamo sentito il richiamo profondo del sogno originario di mia madre, portato avanti con passione sotto il nome di Maison Abi. 

Questo progetto, inizialmente connesso a un’associazione per minori stranieri non accompagnati, è stato interrotto per questioni interne, ma il desiderio di realizzarlo è rimasto vivo nel cuore di Abi Dianko. Come sue figlie, abbiamo sentito il bisogno di dare nuova vita a questo sogno. Tutto è iniziato durante i miei viaggi in Senegal, momenti che hanno coinciso con la mia liberazione da ciò che ora ironicamente chiamo “la mia ex mente colonizzata”. 

È stato durante quei viaggi che ho cominciato a indossare con orgoglio i vestiti tradizionali senegalesi. Al ritorno in Italia, ho continuato a presentarmi in occasioni ufficiali, workshop e incontri indossando con fermezza gli abiti senegalesi, fatti su misura da mio zio direttamente dal Senegal o, quando non possibile, realizzati con l’aiuto del sarto di fiducia di mia madre qui a Milano. Ogni volta che sfoggiavo questi abiti con uno “estile exagerato”, come direbbe mia madre, ricevevo complimenti e domande su dove li avessi acquistati. È da qui che è nata l’idea di riportare in vita il sogno di mia madre, rendendo questi bellissimi abiti e non solo accessibili anche qui in Italia. 

Quando si parla di imprenditoria in Italia, si sentono più aspetti negativi che positivi. Perché avete deciso di crederci lo stesso?

È vero, quando si parla di imprenditoria in Italia, si sentono spesso più critiche che lodi. Tuttavia, nonostante le consapevoli difficoltà che affronta il mondo imprenditoriale nel nostro Paese, abbiamo scelto comunque di credere nel nostro progetto. 

La ragione principale dietro questa decisione è stata il desiderio duraturo di nostra madre. Il suo sogno è stato per noi un faro che ci ha guidato attraverso l’incertezza e le sfide. Non abbiamo posto aspettative esclusivamente sul versante del profitto. Quello che ci ha realmente spaventato e continua a farlo è la possibilità di generare attriti all’interno della famiglia, dato il nostro temperamento acceso e vivace. Sapere di dover lavorare insieme, pur avendo caratteri così distinti, è stata una preoccupazione costante. Tuttavia, abbiamo intrapreso questo percorso credendo nel valore intrinseco del progetto stesso, andando al di là delle sole considerazioni economiche che potrebbe portare alla nostra famiglia. 

Il nostro obiettivo non è solo generare profitti, ma anche introdurre un modo diverso di fare business. Vogliamo che il nucleo del nostro brand sia permeato dall’amore per la nostra cultura e che sia un punto di partenza per affrontare e condividere le sfide legate alla sua rappresentazione. 

È un’impresa che speriamo possa influenzare positivamente il modo in cui la nostra cultura viene vissuta e condivisa, oltre a contribuire al panorama imprenditoriale italiano in un modo che vada oltre il mero successo finanziario.

Come funziona la produzione dei vostri articoli?

La produzione dei nostri articoli è un processo che coinvolge artigiani locali di fiducia e il lavoro prezioso di mio zio, Khadim Dianko, presso la sua Bamba Couture a Saloum, in Senegal.

Partiamo dalle idee e dalle richieste specifiche dei progetti, e a seconda della complessità del design e delle tecniche richieste, assegniamo il progetto a mio zio, che ha una vasta esperienza nel settore, oppure agli artigiani locali di fiducia.

Questo approccio ci consente di unire la maestria artigianale locale alla visione e alle richieste specifiche dei nostri progetti. Il coinvolgimento di mio zio non solo assicura la qualità artigianale, ma permette anche a mia madre di vivere un’autentica connessione tra due mondi. Le sue visite in Senegal, durante i periodi di supervisione degli ordini e di ritiro, non solo portano gioia a lei ma arricchiscono anche il processo creativo e produttivo, creando un legame tangibile tra la nostra realtà qui in Italia e le nostre radici in Senegal. 

Avete deciso anche di fornire alla clientela delle spiegazioni legate al significato culturale dietro ogni articolo. Qual è il vostro intento?

Il nostro intento va oltre la produzione artigianale: desideriamo fornire alla nostra clientela una comprensione più profonda del significato culturale di ogni singolo articolo. Questa scelta deriva dalla volontà di condividere conoscenze e sensibilizzare le persone su ciò che indossano. Non miriamo a creare semplicemente una moda momentanea, abbiamo due obiettivi chiari e precisi. 

In primo luogo, vogliamo offrire alle persone africane e di discendenza africana la possibilità di trovare qui, con facilità, articoli che rappresentino con orgoglio le proprie origini. Non si tratta solo di vestiti, ma di una connessione emotiva con la propria cultura, un modo di portare con sé le radici ovunque, anche nella vita quotidiana o nella sfera educativa. 

Il secondo obiettivo è quello di contrastare l’appropriazione culturale e rivendicare i nostri prodotti. Troppo spesso, vediamo articoli culturali venduti da persone non appartenenti a quella cultura a prezzi esorbitanti, mentre chi realmente incarna e comprende quel patrimonio culturale ne viene escluso o poco riconosciuto. Vogliamo sfidare questo meccanismo, mettendo in luce l’autenticità dei nostri prodotti e fornendo una piattaforma che rispetti e valorizzi realmente la cultura da cui provengono. 

Per questi motivi, ho deciso di farmi aiutare dalla mia amica Kaaj Shilya, conosciuta su Instagram come @danceofoya che è stata l’unica persona a darmi una risposta soddisfacente sulla differenza tra 3 cose: appropriazione culturale, apprezzamento e condivisione culturale. Grazie al suo aiuto abbiamo prodotto una brochure che guida la clientela nell’acquisto e nella sensibilizzazione. 

Pensate che la clientela bianca possa sentirsi nella posizione di fare appropriazione culturale? A quali articoli sembrano più interessate le persone non senegalesi?

La nostra visione non è quella di educare, ma di guidare la clientela, indipendentemente dalla loro provenienza, sulle sottili differenze tra apprezzamento culturale e appropriazione.

Attraverso le informazioni presenti nella brochure e sul nostro sito, puntiamo a spiegare attentamente come evitare l’appropriazione culturale e promuovere un autentico rispetto per le diverse culture. Riteniamo che l’educazione sia fondamentale per creare consapevolezza e incoraggiare una condivisione culturale rispettosa e autentica.

Abbiamo notato un interesse particolare da parte della clientela non senegalese per i binbin“.* Questo ha suscitato in noi la preoccupazione che potessero diventare una moda priva di profondità culturale. Per questo motivo, abbiamo scelto di spiegare il significato profondo di questi articoli attraverso la brochure e il sito web. Il nostro obiettivo è chiarire che indossarli non dovrebbe essere solo una tendenza passeggera, ma un modo di onorare e rispettare la cultura senegalese. 

Crediamo fermamente nell’importanza di comunicare il valore autentico di ogni articolo che offriamo, in modo che la nostra clientela comprenda il significato culturale e agisca con rispetto e consapevolezza quando indossa i nostri prodotti. 

*Binbin (o waist beads) = perline che si indossano intorno alla vita come gioielli ornamentali. Nella cultura africana di diversi Paesi hanno molti significati simbolici.

Come hanno reagito le persone di origine senegalese all’apertura del brand?

La reazione iniziale delle persone di origine senegalese all’apertura del nostro brand è stata generalmente entusiasta, ma abbiamo notato che la maggior parte degli ordini provengono da persone bianche. 

Questa dinamica può suscitare sentimenti contrastanti e preoccupazioni, legati alla direzione del nostro marchio. È un momento embrionale per noi, e ci rendiamo conto che il desiderio di vedere una maggiore partecipazione della comunità senegalese può essere influenzato da molteplici fattori. Il fenomeno del razzismo interiorizzato è un aspetto rilevante che può incidere sulle decisioni personali, come nel mio caso personale: un tempo non indossavo tessuti wax*, ma ora indosso sempre almeno un accessorio che identifichi inequivocabilmente la mia appartenenza senegalese, di cui vado fiera. 

Siamo consapevoli che il desiderio di connettersi con la propria cultura e di farne parte attivamente può essere affrontato in modi diversi da individuo a individuo, e questo può influenzare le preferenze d’acquisto. Tuttavia, vogliamo sottolineare che il nostro intento è quello di essere inclusivi e di creare un brand che celebri la cultura senegalese in modo autentico e rispettoso. 

Il fatto che la maggior parte degli ordini provenga da persone bianche è un elemento che ci spaventa, ma ci spinge anche a riflettere su come possiamo meglio coinvolgere e soddisfare le aspettative della comunità senegalese. Vogliamo che il nostro brand sia uno spazio accogliente e autentico per tutte le persone che desiderano connettersi con la cultura senegalese, senza che nessuno si senta escluso o inadeguato nel farlo. 

*tessuti wax = tessuti in cotone colorati, cerati su entrambi i lati, di utilizzo molto comune nell’abbigliamento africano, in particolare nell’Africa occidentale.

Come vi trovate a gestire tutto “in famiglia”?

Gestire tutto “in famiglia” è una sfida complessa che richiede dedizione e impegno. Intraprendere questo percorso comporta un approccio serio e rispettoso, senza rigide gerarchie ma con regole interne chiare e condivise. 

Nel nostro contesto familiare, prendiamo decisioni considerando il parere di tutte, anche se alla fine è la maggioranza a determinare il corso delle azioni. Per il 2024, ci siamo poste diversi obiettivi, tra cui trovare il giusto equilibrio per rendere il nostro lavoro il più sostenibile possibile. 

Sappiamo quanto sia importante lavorare insieme verso un obiettivo comune, ma allo stesso tempo siamo consapevoli delle sfide che possono sorgere gestendo un’attività all’interno della famiglia. La chiave sta nel mantenere un dialogo aperto, nell’ascolto reciproco e nel cercare costantemente il compromesso che rispetti le esigenze di tutte, garantendo nel contempo la sostenibilità a lungo termine del nostro progetto familiare, senza incrinare i nostri rapporti personali. 

Qual è il traguardo più importante raggiunto finora?

Il traguardo più significativo raggiunto finora è stato il successo inaspettato con la quantità di ordini ricevuti in poche settimane. Questo risultato ci ha sorprese e motivate a dedicarci completamente a questo progetto. 

Nonostante procediamo con calma, crediamo nel proverbio che afferma “chi va piano, va sano e va lontano”. Avendo in famiglia alcuni membri neurodivergenti, gestiamo il nostro lavoro con la consapevolezza dei ritmi differenti che caratterizzano ognuna di noi. 

Questa diversità è la nostra forza: ci impegniamo a essere trasparenti, ad adottare un approccio di “slow business” e a evitare la performatività. Un esempio è il lancio delle collane, che è stato rimandato più volte a causa degli altri impegni lavorativi di tutte noi. In generale, cerchiamo di seguire il consiglio di mia madre di non esagerare o come dice lei di “non exagerare” e soprattutto di non confrontarci con gli standard o le pratiche altrui. 

La nostra forza risiede nel fatto di essere noi stesse, una famiglia che ama in maniera caotica e crede che la vera forza risieda proprio nella nostra unicità. Siamo un bellissimo casino work in progress, che mette al centro l’amore e che valorizza la diversità come punto di forza. 

Che consiglio daresti ad altri giovani imprenditori?

Il consiglio che darei ad altre persone giovani è questo: anche se può sembrare difficile, tutto si impara con il tempo e gli errori di oggi diventano lezioni per domani. È normale affrontare una fase iniziale di fatica e incertezza, ma è cruciale non lasciarsi prendere dallo sconforto. 

Seguire la regola del “3-2-1 AIM”* può essere d’aiuto: quando si ha un’idea bisogna metterla in moto contando fino a tre, poi bisogna buttarsi, ricordandosi che è possibile fare tre passi avanti e probabilmente due indietro, ma sempre mantenendo lo sguardo fisso sul tuo obiettivo. 

Non c’è un momento giusto per iniziare, quindi non aspettare il momento perfetto, basta iniziare con piccoli passi e tutto prenderà forma. Ricordo ancora quando noi abbiamo iniziato con una semplice chiacchierata, che poi si è trasformata in un primo viaggio (probabilmente grazie a mia madre), la creazione di un sito partendo da zero (nonostante la mia avversione per la tecnologia) e ora siamo qui, a spedire ordini in tutta Italia. 

La cosa che amiamo di più sono i feedback dei clienti, perché ci confermano che stiamo andando nella giusta direzione. Quindi, non temete l’inesperienza o i primi passi incerti. Ogni piccolo passo conta e ogni errore è un’opportunità di crescita. Siate pazienti, fidatevi del vostro percorso e siate pronti a imparare e ad adattarvi lungo il cammino.

*3-2-1 AIM (mira): metodo usato nel mindset coaching per aiutare le persone ad iniziare a raggiungere i propri obiettivi senza aspettare.

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