Miti da sfatare sulle religioni africane

Mi chiamo Kaaj Tshikalandand, sono mediatrice e antropologa culturale, ma anche un Oracolo tradizionale Lunda. Cresciuta in una famiglia molto religiosa e praticante della spiritualità africana tradizionale, ho sempre visto quello di riscoprire e vivificare la teologia, la spiritualità e le tradizioni africane, come un dovere di memoria e di narrazione, oltre che a un impegno comunitario. In particolare dopo che l’imperialismo coloniale ha normalizzato un solo tipo di pensiero, di modo di vivere, di pensare, di credere, e il resto è considerato esotico, fuori norma. Il pensiero e la pratica spirituale che sono alla base delle strutture sociali nere ed indigene hanno immensamente sofferto di questa alienazione e il percorso odierno e un percorso di guarigione e decostruzione delle strutture coloniali.

Per questo è arrivata l’ora di ripartire dalle basi, sfatando certi miti  iniziare a sfatare certi miti.

Ogni popolazione nel mondo si è evoluta in modo coerente con l’ambiente che la circondava. Gli usi e costumi si sono quindi sviluppati di conseguenza: lo stesso vale per la spiritualità di ogni popolo. La concezione dell’universo e delle forze che governano la vita si sono formate all’interno di questo sistema così organizzato, in relazione alla persone e al luogo di appartenenza.Parlare delle religioni antiche senza capire questo aspetto sfocia in un ragionamento molto ottuso e bigotto.

Ma in Africa siete animisti?

È una domanda che mi ha sempre un po’ fatto sorridere perché nasconde un fondo di ignoranza e occultamento conscio e/o inconscio di tutto quello che è la cultura e la spiritualità dell’Africa nera. La storia africana pre-coloniale è spesso ignorata e le opere di fantasia (horror come capofila) hanno aiutato ad alimentare pregiudizi e preconcetti errati sulla spiritualità africana.

Quindi partiamo dalle basi: per animismo si intende “la concezione tipica dei popoli primitivi, secondo cui ogni fenomeno o cosa dell’universo sono dotati di anima e vivono di una loro vita, spesso creduta divina e degna di culto. L’Africa non è mai stata Animista, le società antiche hanno da subito capito il concetto di creazione divina e per questo credevano che ogni cosa avesse una vita divina inscritta in un disegno di divino equilibrio. Per questo motivo bisognava stare attenti ad alterarne eccessivamente la natura. In questa ottica possiamo affermare senza ombra di dubbio che anche San Francesco era animista! Questo concetto è alla base di tutte le religioni africane. Sì, nell’Africa nera esistono religioni a tutti gli effetti che da sempre hanno organizzato la crescita spirituale dei popoli e non hanno niente di maligno, diabolico o fondamentalmente cattivo, questa visione è frutto della narrazione imposta dall’esperienza traumatica dello schiavismo e della colonizzazione. Ricordo inoltre che per religione si intende “Il rapporto, variamente identificabile in regole di vita, sentimenti e manifestazioni di omaggio, venerazione e adorazione, che lega l’uomo a quanto egli ritiene sacro o divino.” Le Società africane erano società nelle quali la visione religiosa del mondo si univa a quella politica e sociale.

Le religioni africane non esistono, sono sette!

Le religioni africane hanno due aspetti: il primo è la pratica comunitaria, visibile, che si esterna con grandi cerimonie, musiche, canti e balli: i matrimoni tradizionali africani ne sono il perfetto esempio. Questa parte è accessibile a tutti nel rispetto del cerimoniale. La seconda parte invece è chiusa ed iniziatica, permette di accedere alle pratiche segrete sulle quali si basano queste credenze ed imparare a relazionarsi in modo personale con i vari aspetti del Divino. Si è a lungo creduto che le religioni pre-coloniali africane fossero politeiste,ma  in realtà si riconosce un solo Dio, che si rende comprensibile in forme umane facilmente riconoscibili. Questo perché visto che queste religioni sono iniziatiche non tutti hanno accesso al sistema teologico, e la mistificazione fa parte del rito. Ci troviamo quindi davanti un panteon esteso abitato da Orisha/Lwa: con relazioni di famiglia, amori, faide e tutto il folklore necessario ad alimentare epopee mitologiche. La decolonizzazione ha portato ad uno sterile antagonismo con le religioni abramitiche, e questo è strumento di propagande ignorante, là dove abbiamo evidenti esempi virtuosi come il Kimbanguismo e il rito della messa congolese, il rito copto etiope ed eritreo . Ridurre le pratiche africane a ipotetici babalawo che di fatto sono truffatori e non veri praticanti, non rende giustizia alla immensa diversità culturale e spirituale del continente.

I neri hanno esportato la loro magia malvagia nei Caraibi!

I dogmi di queste religioni si sono essenzialmente formati in due regioni geografiche dell’Africa: la Costa d’Oro (attualmente Nigeria, Camerun, Benin e Ghana) e i Grandi laghi (Repubblica Democratica del Congo, Repubblica del Congo e Angola). Con l’avvento dello schiavismo e della colonizzazione in seguito, questi sistemi di credenze si sono impiantati nelle varie diaspore afrodiscendenti e si sono sviluppate in modi diversi. Così sono nate la Santeria e il Condomblé in Brasile e Repubblica Domenicana, il Vodou Haitiano e Della New Orleans e il Lukumi. Oggi tutte queste religioni sono raggruppate sotto l’appellativo generico di Vodou, ma non sono tutte vissute nello stesso modo, hanno però formato la cultura Black come la conosciamo adesso e sono testimonianza di forza e resilienza.

Parlando della spiritualità nera, Toni Morrison, scrittrice, attivista e accademica afroamericana statunitense e vincitrice del Nobel per la letteratura disse nel suo saggio God’s Language: “Ho scelto questo compito, questo obbligo in parte perché sono allarmata dallo svilimento dell’esperienza religiosa (nera) nella letteratura; la sua espressione stereotipata, la sua apatia, il suo rifiuto di rifornirsi nel vocabolario […], la sostituzione della terminologia della psicologia popolare per un’ipotetica chiarezza filosofica borghese; il suo trionfalismo patriarcale, la sua opinabile prassi dittatoriale, […]; e la sua bassa opinione che se ne ha.”

 La riscoperta di questi valori e aspetti della spiritualità africana sono le basi della riappropriazione della nostra storia, dei nostri valori e della nostra cultura autentica nel rispetto e in armonia con tutto quello che ci circonda. Questa è l’unica strada per trovare noi stessi.

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