Quello che a lezione di storia non ci hanno insegnato: perché le persone filippine fanno le pulizie in Italia?

Di Anjannine Kyle Untalan

“I filippini fanno le pulizie!”

Lo avrai sentito almeno una volta nella tua vita, e forse hai notato anche tu che i ruoli da collaboratore domestico o collaboratrice domestica spesso sono ricoperti da persone filippine. 

E allora, perché le persone che vengono dalle Filippine fanno le pulizie per le famiglie italiane? 

È la domanda che la comunità filippina riceve più spesso, non solo in Italia ma in tutto il mondo, oltre a essere tra le domande più cercate su Google quando si vuole sapere di più sulla diaspora filippina

Ci si interroga su questo tema perché, in effetti, statisticamente parlando, l’occupazione lavorativa delle persone filippine all’estero si distribuisce maggiormente nel settore domestico. E le persone di origine filippina che si vedono in Italia sono tantissime.

Oggi, infatti, la comunità filippina è la quinta per numero tra le comunità di migranti presenti in Italia. Nel 2022, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha registrato 156.317 persone di origine filippina legalmente residenti in Italia, in cui il numero delle donne impegnate nel settore terziario in qualità di collaboratrici domestiche, badanti e baby-sitter è in netta maggioranza rispetto agli uomini. 

“Tutti i filippini fanno questo lavoro”

Spesso non ci si pongono neanche domande al riguardo, e si dà per scontata l’equazione Filippini/e = Lavoro Domestico.  

Come se non bastasse, è molto comune sentire le famiglie italiane chiamare il proprio collaboratore o collaboratrice domestica “il mio filippino” o “la mia filippina”, invece di riferirsi a loro con il nome proprio. 

Qui si aprono due questioni.

L’uso dell’aggettivo possessivo, che non è molto corretto nei loro confronti, perché dà l’idea che queste persone siano una loro proprietà, ma anche il fatto di indentificarle per antonomasia, solo tramite la nazionalità, rafforzando così la connessione tra Paese di origine e lavoro domestico o di cura. 

In entrambi i casi, si tratta di un linguaggio che annulla l’identità personale e il valore umano dei lavoratori e delle lavoratrici. 
La connessione sembra “naturale” perché le persone di origine filippina sono presenti in gran parte della vita familiare di molte case italiane, spesso occupandosi anche dei bambini o parenti più anziani. In certi casi, le famiglie italiane creano anche rapporti emotivi con il o la “loro filippino/a”, proprio per il lavoro di cura che svolgono nel nucleo familiare.

Ma quali sono i motivi che portano moltissime persone filippine ad accettare il lavoro domestico nei Paesi occidentali?

Per capirlo dobbiamo fare un passo indietro e analizzare la storia della diaspora filippina in Occidente.

il mio filippino
Un’immagine tratta dalla mostra «Il Mio Filippino: For Those Who Care To See» | LIRYC DELA CRUZ

Quando è iniziata la migrazione della comunità filippina in Italia?

La storia della migrazione della comunità filippina in Italia risale agli anni ’70

Un periodo difficile per i cittadini delle Filippine, in quanto il Paese era caratterizzato da movimenti di resistenza contro il governo dell’allora presidente dittatoreFerdinand Marcos.

Ma il fattore che diede davvero il via a questa migrazione, secondo una ricerca del Filipino Women’s Council, fu la stipulazione di un accordo di cooperazione bilaterale in materia di migrazione per lavoro tra il governo italiano e il governo filippino nel 1977, che permetteva l’ingresso di migranti di origine filippina in qualità di collaboratori o collaboratrici nel settore domestico e di cura.

La gran parte di questi migranti erano di genere femminile, in quanto socialmente le donne erano, e sono tuttora, considerate più portate al lavoro domestico e di cura. Infatti, molte di queste donne filippine emigrate sono arrivate in Italia con contratti regolari approvati dal Ministero del Lavoro di entrambi i Paesi. 

Perlopiù, data la relativa facilità nel conseguire visti turistici per l’Italia in quegli anni, numerose donne filippine entrarono nel Paese con un visto turistico per poi permanere  lavorando illegalmente come collaboratrici familiari. 

Anche oggi, l’Italia, insieme a Paesi come gli Emirati Arabi, Stati Uniti e Canada, rimane tra le mete più gettonate per le persone filippine migranti, perché offre un mercato del lavoro nel settore domestico più accessibile e più conveniente per la comunità filippina, essendo aperto anche a coloro che possono avere limitate qualifiche linguistiche o professionali all’arrivo. 

Dunque, le condizioni economiche iniziali e le opportunità di lavoro, nonché l’accessibilità al lavoro anche senza una formazione formale italiana, hanno influenzato molto la scelta del settore occupazionale per la comunità filippina dagli anni ‘70 in poi.

A group of children running down a street

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Un’immagine tratta dall’ILO-EU DWAB concorso fotografico: lavoratori domestici migranti in Europa | J. DELA CRUZ

Quindi, fare le pulizie è ancora la prima scelta per i filippini?

Ancora oggi, un gran numero di persone filippine venute in Italia lavora nel settore domestico, occupandosi di case e famiglie altrui. Molte di loro hanno anche un alto grado di istruzione, e sono spesso qualificate per essere insegnanti, ingegneri e ingegnere o si sono diplomate in economia aziendale nelle Filippine.  

In genere, i motivi per cui hanno scelto di spostarsi dalle Filippine sono gli stipendi molto bassi, che caratterizzano il mercato del lavoro locale, che non permettono neanche a persone qualificate di vivere una vita dignitosa, a meno che non si abbiano le giuste conoscenze o non si provenga già da uno status sociale di prestigio. 

Di conseguenza, per poter raggiungere dei vantaggi socioeconomici, molte persone filippine sono state costrette a lasciare il proprio Paese – e molto spesso, anche i propri figli – e a fare dei sacrifici per poter sfuggire alla povertà e poter offrire un futuro migliore ai propri cari rimasti nelle Filippine.

Come se non bastasse, una volta arrivate in Italia, queste persone scoprono che la qualifica professionale ottenuta nelle Filippine non viene riconosciuta o non ha lo stesso valore in Italia. 

Difatti, se il lavoro domestico in Italia, o all’estero in generale, offre stipendi competitivi o condizioni di lavoro relativamente favorevoli rispetto al proprio Paese di origine, è effettivamente una scelta logica per tutte le persone che hanno bisogno di trovare un impiego, anche se questo equivale a undowngrade del loro status sociale e della loro carriera professionale. 

Il forte senso di comunità della diaspora filippina

Come accennato, la scelta di molte persone di origine filippina di migrare verso l’Italia o altri Paesi maggiormente industrializzati, non è causata dalla ricerca della propria serenità o per avere loro stesse un futuro migliore, ma è un atto che hanno dovuto fare per il benessere dei propri cari.

Il senso del dover aiutare il prossimo e mettersi a servizio della propria comunità ha spinto molte persone filippine a lasciare la propria casa, anche a scapito della propria felicità o, addirittura, della propria salute. 

Questo senso del dovere e lo spirito di comunità sono infatti consuetudini nella cultura filippina, soprattutto tra i familiari, siano essi di primo o secondo grado. Infatti, è più comune che queste persone lavorino più per poter offrire una migliore situazione economica ai propri cari che per sé stessi. 

L’altruismo verso la propria famiglia è una caratteristica della diaspora filippina che può essere considerata molto bella, ma che purtroppo, spesso può andare a danno di chi è emigrato per aiutare la propria famiglia a distanza. Basta pensare che spesso si sente dire dalle famiglie italiane che le persone di origine filippina sono grandi lavoratrici, soprattutto perché non vanno mai in malattia o raramente si prendono dei giorni di ferie. Insomma, la comunità filippina viene spesso dipinta come una model minority, ossia un gruppo minoritario “modello”, perché silenzioso, obbediente e dedito al lavoro, che quindi viene meno criminalizzato dallo Stato e dalla società rispetto ad altre comunità.

Dietro questa realtà c’è l’abitudine di accettare di lavorare tanto, pur non essendo in perfetta salute, per poter guadagnare abbastanza soldi da mandare ai famigliari nelle Filippine. I filippini e le filippine, scelgono spesso anche di accumulare i giorni di ferie, per monetizzarli o per poter partire e passare un mese con i propri cari nel paese di origine.

A group of people lying on a bed

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Immagine da Google

Il colonialismo nelle Filippine e la subordinazione delle donne 

Oltre ai fattori socioeconomici, ci sono anche motivi storici e culturali per cui la maggior parte delle persone filippine immigrate svolge lavori nel settore domestico. 

Innanzitutto, il passato coloniale ha cambiato l’immagine tradizionale della donna filippina

Il colonialismo spagnolo, che è durato dal 1565 fino al 1898, ha capovolto le dinamiche che c’erano tra gli uomini e le donne. Infatti, prima dell’arrivo degli spagnoli la posizione delle donne era uguale a quella degli uomini nelle Filippine. Esse svolgevano ruoli cruciali nella vita comunitaria, agendo come guaritrici, sacerdotesse, giudici e anche come cape. Nel periodo coloniale, l’avvento del Cristianesimo portò nuovi valori che iniziarono a ridefinire i ruoli delle donne filippine, costringendole a una posizione subordinata e obbediente, quindi spingendole maggiormente verso i lavori di servizio o di cura. 

Successivamente, con la fine della guerra spagnola-americana nel 1898, le Filippine passarono al controllo degli Stati Uniti. Il dominio statunitense durò fino al 1941 e in quell’arco di tempo molti cambiamenti furono apportati al Paese. 

Infatti, gli Stati Uniti, al contrario degli spagnoli, non si focalizzarono sulla religione, ma sul trasformare il Paese in una democrazia capitalistica, anche se dietro quell’obiettivo gli USA miravano in realtà a rimodellare la vera identità dei Filippini

Dal loro punto di vista, le culture indigene erano considerate primitive, mentre l’Occidente veniva considerato come la massima espressione del progresso. Sotto il governo statunitense furono create nuove infrastrutture come le scuole, in cui però venivano glorificati gli eroi bianchi americani, mettendo in secondo piano la storia del popolo filippino. Le tradizioni e la saggezza filippina furono dunque liquidate come arretrate, il tutto per impiantare una narrazione di superiorità bianca

Anche dopo l’indipendenza delle Filippine dai suoi colonizzatori,  il sistema scolastico costruito dagli Stati Uniti è rimasto fino ad oggi e la lingua inglese è tuttora la lingua dominante nel Paese, insieme al tagalog.

La storia della colonizzazione delle Filippine ha causato un grande trauma psicologico al popolo filippino, perché ha messo in dubbio il loro valore e il loro retaggio, promuovendo la mentalità della superiorità dell’Occidente tra i cittadini filippini. 

Anche ora, emigrare negli USA rimane il sogno di molti filippini e filippine, ma a causa delle severe restrizioni sull’immigrazione imposte dagli Stati Uniti, qualsiasi altro paese straniero diventa la seconda opzione preferita. 

Quindi, la storia della colonizzazione delle Filippine ha influito molto, sia consciamente che inconsciamente, nell’accettare e accontentarsi di ruoli subordinati nei Paesi Occidentali.

Storia e cultura - Philippine Consulate in Ticino
Immagine presa dal sito ufficiale Philippine Consulate in the Canton of Ticino – Lugano, Svizzera 
A group of people in a classroom

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Insegnante americana in una classe filippina durante la dominazione americana

Cosa ci cambia sapere perché la comunità filippina fa questi mestieri? 

In generale, sapere la storia di chi ci sta intorno è importante perché ci aiuta ad aprire la mente e ci insegna come approcciarsi a determinate persone. Per mettersi nei loro panni, è importante capire perché certi individui agiscono in quel modo e perché hanno deciso di percorrere quella strada. 

Purtroppo, al giorno d’oggi i collaboratori o le collaboratrici domestiche sono ancora considerati dei lavoratori invisibili ed è raro che ci si chieda come si sentano o cosa stiano vivendo realmente. È fondamentale quindi affrontare la realtà della maggior parte della comunità filippina che lavora nel settore domestico con un approccio che tenga conto delle complesse dinamiche sociali ed economiche coinvolte. 

Bibliografia

BASA, Charito; DE LA ROSA, Rosalud. Io, noi e loro: realtà ed illusioni delle collaboratrici familiari filippine. Un progetto di ricerca comunitaria del Filipino Women’s Council, 2004.

BRUNAZZO, Benedetta. Tra abusi e vulnerabilità. L’invisibilità delle lavoratrici domestiche immigrate: grave sfruttamento lavorativo, tratta o nuova schiavitù?, 2018.

CASTAGNONE, Eleonora; SALIS, Ester; PREMAZZI, Viviana. Promoting Integration of Migrant Domestic Workers in Italy. ILO, 2013.

Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali. La comunità filippina in Italia. Rapporto annuale sulla presenza dei migranti, 2022.

PARREÑAS, Rhacel. Servants of globalization: Migration and domestic work. Stanford University Press, 2015.

Office, D. I. How are the Pinoys in Italy? University of the Philippines Diliman, 2018.

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