Quello che a lezione di storia non ci hanno insegnato: il valore della musica africana nella storia – parte 3

Di Kaaj T.

Dalla musica moderna degli anni ‘70 alla musica mainstream di oggi.

Il nostro viaggio è iniziato dalla musica classica nera, intesa come la musica del continente africano prima della tratta atlantica avvenuta tra il 1500 e il 1800. Abbiamo visto la sua trasformazione in Work Songs, Spiritual e Hymn come strumento di consolazione e di sostegno durante gli anni dello schiavismo. Negli anni  ‘50 e ‘60, anni della lotta contro la segregazione razziale, la musica divenne invece uno dei mezzi di lotta per i diritti civili tramite anche l’utilizzo dell’improvvisazione musicale. Nell’ultimo articolo “Il valore della musica africana nella storia – parte 2” abbiamo affrontato l’essenza dell’improvvisazione musicale e la modernizzazione della musica tradizionale africana.

Ora siamo giunti alla nostra terza e ultima tappa di questo percorso musicale e parleremo delle origini della musica mainstream che conosciamo e ascoltiamo oggi.

Rinascimento di Harlem: celebrazione delle arti e della cultura afroamericana

La Grande Migrazione dagli Stati del Sud al Nord

Dopo l’abolizione della schiavitù con il 13º emendamento nel 1865, le leggi di Jim Crow furono messe in atto per continuare la discriminazione razziale e l’oppressione. Gli afroamericani che vivevano nel Sud affrontarono la segregazione, la brutalità e un ambiente generale sgradito. Nel Nord, gli afroamericani continuarono anch’essi a sperimentare la discriminazione razziale e la segregazione, ma su una scala minore, dovuto alla prospettiva anti-schiavista comunemente condivisa tra gli Stati del Nord prima della guerra civile (1861-1865).

Le migliori condizioni di vita negli Stati del Nord portò un primo grande afflusso di persone tra il 1910 e il 1940, e poi dopo la seconda guerra mondiale tra il 1940 e il 1970. Si stima infatti che due milioni di afroamericani migrarono dal Sud tra la prima e la seconda guerra mondiale. Il bisogno di lavoratori durante la guerra era così alto che sostenne e favorì la Grande Migrazione: alcune compagnie ferroviarie erano infatti alla ricerca di lavoratori, anche non qualificati, purché disposti a trasferirsi. Le opportunità di lavoro erano vaste e includevano opportunità nell’insegnamento, nell’editoria e nell’intrattenimento. Tutto ciò contribuì in maniera positiva all’incentivo all’espressione creativa che portò ad un rinascimento culturale.

Il Rinascimento di Harlem

Il Rinascimento di Harlem, si riferisce al periodo più proficuo per la comunità nera in termine di celebrazione delle arti e della cultura afro-americana. Nasce appunto con la prima Grande Migrazione degli afroamericani nell’omonimo quartiere di New York, diventandone il centro della rinascita. Insieme ad Harlem, anche altre grandi città come Chicago, Philadelphia e Detroit, parteciparono a questo sviluppo culturale e delle arti.

La musica jazz e i “ruggenti anni Venti”

Questa rinascita della libertà, della creatività e della vita ha origine in mezzo alla fiorente economia dei “ruggenti anni Venti, cresciuta insieme all’età del jazz; questo era il soprannome del decennio dopo la prima guerra mondiale e descrive uno stile di vita più vivace.

La vita urbana divenne infatti attraente non solo per le opportunità di lavoro, ma anche per le fiorenti industrie di intrattenimento per aspiranti artisti. I club riempivano le grandi strade di New York e la sera erano pieni di ospiti; alcuni club erano segregati, mentre altri erano integrati. Artisti di successo come Josephine Baker si esibivano solo in “club integrati”, costringendo alcuni proprietari di club a “de-segregare” per la notte per prenotarla per uno spettacolo.

Gli artisti, scrittori e intellettuali più influenti provenivano principalmente dal periodo rinascimentale di Harlem e influenzarono notevolmente il mondo della musica e dell’arte per decenni fino ai giorni nostri.

L’era del jazz fu un’epoca sontuosa che trasformò la scena della musica e dell’intrattenimento. Jazz e blues divennero i generi musicali dominanti del decennio.

Anche se la scena jazz esplose nelle città del nord, si ritiene che abbia avuto origine a New Orleans all’inizio del XX secolo: nonostante fosse nel profondo sud dello Stato della Louisiana, essa era una delle città più diversificata.

Musicisti e cantanti jazz afroamericani spuntarono nelle principali città degli Stati Uniti e in Europa. Le strade di città come Harlem, Chicago e New Orleans erano fiancheggiate da artisti di strada, mentre i locali notturni ospitavano artisti e musicisti dell’epoca. Alcuni dei più grandi nomi del jazz e del blues che apparvero durante l’Harlem Renaissance furono: Louis Armstrong, Duke Ellington, Alberta Hunter, Bessie Smith e Cab Calloway.

Bessie Smith fu una delle intrattenitrici nere di maggior successo del suo tempo, dandole il soprannome di “Empress of Blues” (Imperatrice del Blues). Fu mentore di Ma Rainey, conosciuta come la “Madre del Blues” e questi artisti influenzarono futuri cantanti come Ella Fitzgerald, Billie Holiday e Janis Joplin.

La nascita dei vari generi musicali: dal Rinascimento di Harlem alla musica nera mainstream di oggi

La direzione successiva che prese il jazz fu uno stile più sottile, conosciuto come il genere cool, che nasce per sostituire l’impeto ardento dello swing e si riferiva a uno stato di intellettualismo: voleva portare ordine, struttura e chiarezza nella musica sfrenata dell’epoca.

Blues + gospel music = Rhythm and Blues 

Nel tardo 1940 il blues acquistò poi un ritmo forte, con un ritmo emanato dal genere Boogie Woogie, nato 30-40 anni prima del jazz. A ciò si aggiunsero l’uso della chitarra elettrica, del sassofono tenore e gli elementi, le emozioni e l’entusiasmo della musica gospel. Improvvisamente, era una nuova musica urbana e nacque così il genere Rhythm and Blues.

Il Rhythm and Blues era “la musica di quartiere”, l’intrattenimento creato da neri che erano ancora esclusi dai club bianchi, teatri e showroom. L’unico modo per ascoltare i dischi era a casa o sul juke box. Questo genere musicale ebbe un grandissimo successo grazie anche al miglioramento del potere d’acquisto dei neri durante la seconda guerra mondiale.

Rhythm and Blues + Country Music = Rock’n’Roll

Negli anni ’50, il Rhythm and Blues si fuse con la Country Music creando una nuova musica conosciuta come Rock ‘n ‘Roll. Anche se eseguita prevalentemente dai neri, molti musicisti bianchi degli Stati Uniti divennero delle superstar attraverso questo genere musicale, tra cui ricordiamo Elvis Presley e la band Bill Haley & His Comets. Il Rock ‘n’ Roll era radicato nel genere black jump blues e ne continuò infatti la tradizione che prevalse dal 1920 in poi.

La musica soul

Negli anni ‘60, con l’emergere del movimento Black Power, nacque anche il genere musicale soul. Questa musica era più orientata al gospel e rifletteva la crescita dell’orgoglio e nazionalismo nero attraverso l’uso delle parole come “soul brother” (fratello d’anima), oppure “black is beautiful” (nero è bellezza). La soul music è un sentimento nella musica: a volte è amarezza, orgoglio, spesso determinazione, ma sempre un’espressione della situazione sociale e politica corrente. Tra i cantanti soul che raggiunsero il successo ricordiamo James Brown e Aretha Franklin.

In seguito il grido a New York divenne il disco, sviluppato negli anni ’70. Questo stile di musica era rivolto sia ai bianchi che ai neri ed era prevalentemente ascoltato nei night club. L’enfasi è stata posta sul suono registrato più che sulle esibizioni dal vivo come lo dimostra il binomio tra gli The Hustle and the Bus Stop che fecero successi fulminanti, a discapito di artisti come Van McCoy e Donna Summer.

L’origine del rap

Alla fine degli anni ‘70 e inizio anni ‘80, per le strade di New York emerse un nuovo suono: il rap. Si tratta di uno stile di parlare in cui l’esecutore non canta le parole, ma parla rapidamente su un rudimentale sfondo musicale, solitamente un ostinato percussivo accentato con un accordo di chitarra occasionale. Il genere rap ha i suoi antecedenti nel recitativo operistico e nei poeti beatnik (Beat Generation) che cantano a jazz. Il linguaggio utilizzato nel rap è lo slang di strada in rima a rotta di collo, simile al disc jockey degli anni ’60 e ’70. Il genere rap nacque di per sé quando tre giovani ispirati dalla tipica cultura dell’improvvisazione nera, si misero a fare “battaglie” liriche con sottofondi musicali sostenuti e costanti conosciuti come “i beats” e registrarono i primi “Rappers Delight“. La Sugar Hill Gang contribuì molto a diffondere questo stile di musica che ha avuto origine nella sottocultura nera delle città urbane.

Oggi il rap può essere ascoltato nella musica contemporanea di tutti i tipi e da molti artisti popolari oggi. Con l’aiuto di spettacoli televisivi come Video Soul della BET (Black Entertainment Television) e “Yo, MTV Raps” di MTV il rap è diventato uno stile musicale praticabile e recentemente aggiunto agli American Music Awards e ai Grammy Awards.

Siamo giunti alla fine di questo incredibile viaggio all’interno della musica africana e abbiamo visto in maniera concreta il suo valore e la sua influenza nella storia che fino ad oggi è tuttora presente. Per concludere possiamo dunque affermare che la maggior parte della musica che ascoltiamo ha origine nella musica classica africana.

Fonti:
  • Black Orpheus: Jacob Lawrence and the Mbari Club
  • Le anime del popolo nerodi W.E.B. Du Bois William E. Du Bois

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