Quattro chiacchiere con chi ha scritto e diretto il film Il Moro: Daphne Di Cinto

A volte un articolo interessante letto online, può diventare il copione di un film.

Se il suo nome vi suona famigliare è un bene, significa che segui Colory* attentamente. Daphne Di Cinto è stata infatti una dei panelist del nostro primo workshop “Fatti Sentire” lo scorso settembre. Quando l’abbiamo contattata la prima volta perché la volevamo come nostra ospite per l’occasione, ci ha raccontato della sua ultima impresa “Il Moro” e purtroppo sul palco non c’è stato abbastanza tempo per parlarne, per questo ci tenevamo ci rivelasse tutti i dettagli del suo ultimissimo lavoro, in uscita a breve.

The director Daphne Di Cinto with 1AD Valentina Vincenzini.JPG

Daphne, abbiamo già avuto modo di presentarti alla community di Colory* durante il primo Panel di “Fatti Sentire” a chi se lo fosse perso, cosa racconteresti di te?

D: “Mi piacciono le conversazioni lunghe che spaziano di argomenti, gli alberi millenari, il mio mix afroitaliano, le immagini ben composte, scrivere storie che hanno un significato.”

La passione per il cinema quando è nata?

D: “In verità nasce prima la passione per il teatro. E quella per il cinema è stata poi un’evoluzione. Sia il cinema che il teatro sono strumenti di emozioni e riflessioni.”

Dove hai studiato?

D: “Ho studiato all’università Roma Tre e ho avuto la fortuna di passare un periodo alla facoltà di cinema della Sorbonne a Parigi. Poi ho studiato all’Actors Studio Drama School di New York. Ci sono stati vari sacrifici da fare, ma sono stata incredibilmente privilegiata ad avere queste opportunità.”

Le tue esperienze all’estero cosa pensi ti abbiano lasciato?

D: “Sono parte della persona che sono oggi. Ho imparato a conoscere ciò che non era familiare, hanno stimolato la mia curiosità. Ho imparato altri modi di vivere, abitudini. E mi hanno insegnato a tenere duro anche quando le cose sono difficili.”

Come e quando sei venuta a sapere di Alessandro De Medici?

D: “Per caso, da un articolo online intitolato “10 persone che non sapevi fossero nere”. Infatti, non lo sapevo.”

Il Moro - scena del film.jpg

L’idea di una trasposizione cinematografica della sua biografia è stata immediata?

D: “ Mi è venuta dopo aver fatto alcune ricerche sul personaggio. La sua vita è talmente interessante che era impossibile non pensarlo.”

E dirigerlo? Volevi farlo da subito?

In verità prima ho scritto il pilota per una serie. Poi quando sono arrivata al cortometraggio, certo, volevo dirigerlo, avevo già ben chiare certe immagini e in che direzione andare.

Raccontaci di com’è stato trovare fondi, spazi ecc… tra l’altro con la pandemia in corso.

D: “Da una parte direi che la pandemia ha aiutato: ci ha permesso di avere spazi, oggetti, costumi e attrezzature che in situazioni normale non sarebbe stato possibile avere gratis, o a prezzi ridotti. Poi raccogliere i fondi è stato un lungo lavoro di cercare realtà e persone che avrebbero capito l’importanza del progetto, parlare loro, presentarlo. Ci sono stati dei no. Ma anche dei bellissimi sì di cui sono infinitamente grata.”

Quando uscirà il Moro e dove potremo vederlo?

D: “Non abbiamo ancora una data ufficiale, ma se ci seguite sui social media @ilmorofilm, vi terremo aggiornat*.”

Credi che il tuo lavoro stia cimentando le basi per qualcosa di nuovo nel mondo dello spettacolo italiano?

D: “È una speranza. In ogni modo sono contenta che stia facendo la differenza almeno per tante singole persone, che finalmente si sono viste rappresentate sullo schermo in un ruolo di rilievo appartenente alla loro storia.”

Un’ultima domanda che consiglio a giovani aspiranti professionisti dell’industria audiovisiva?

D: “Cercate di fare più esperienza possibile sul campo e trattate il vostro lavoro come se fosse la vostra ‘fabbrica’ personale. Prendetevi cura sia della parte creativa, ma anche di quella pratica. Sono entrambe importanti.”

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