La tratta di esseri umani esiste anche in Italia 

Il 30 luglio si celebra la Giornata Mondiale contro la Tratta di Persone, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2013, con la Risoluzione A/RES/68/192, il cui intento è quello di sensibilizzare la comunità internazionale sulla situazione delle vittime di tratta e promuovere la difesa dei loro diritti.

Con tratta di esseri umani si intende lo sfruttamento criminale di donne, uomini e bambini per vari scopi, tra cui il lavoro forzato e lo sfruttamento sessuale. Ogni anno milioni di persone in tutto il mondo finiscono nelle mani dei trafficanti e vengono schiavizzate. Nel 2003 l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) ha iniziato a raccogliere informazioni sulle oltre 22.5000 vittime della tratta rilevate in tutto il mondo.

Chi sono e da dove vengono le vittime della tratta di esseri umani?

Tutti i paesi sono interessati dal fenomeno della tratta come paesi d’origine, come paesi di transito, o come paesi di destinazione. Secondo il rapporto mondiale sulla tratta delle persone elaborato dall’UNODC nel 2018 – il più recente a disposizione – i dati dimostrano che il fenomeno della tratta riguarda tutto il mondo, la proporzione delle persone trafficate all’interno del proprio paese è raddoppiato negli ultimi anni fino a raggiungere il 58% di tutte le persone rilevate. Parliamo di più di 20 milioni di persone.

Sempre secondo il report il 46% delle vittime di tratta sono donne, il 20% uomini, il 19% bambine e il 15% bambini. Per quanto riguarda le forme di sfruttamento, il 50% è vittima di sfruttamento sessuale, il 38% di lavoro forzato, il 6% è sfruttato in attività criminali, l’1% nei matrimoni forzati.

Nel 2010 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato un piano d’azione mondiale per lottare contro la tratta di persone, esortando i governi a prendere delle misure concrete per contrastare questo flagello. Il piano prevede l’integrazione della lotta contro la tratta di persone in più ampi programmi delle Nazioni Unite al fine di accelerare lo sviluppo e rinforzare la sicurezza mondiale. Inoltre, nel settembre 2015 i paesi del mondo intero hanno adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che comprende la repressione del lavoro forzato e la fine della schiavitù e della tratta di esseri umani. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile mirano anche al divieto e all’eliminazione del lavoro minorile in tutte le sue forme.

Il ruolo della tecnologia nella prevenzione alla tratta di esseri umani

Come tutte le forme di crimini contro la persona, anche il traffico degli esseri umani utilizza i nuovi strumenti a disposizione, in particolare in ambito tecnologico. Ed è per questo motivo che il tema della giornata di quest’anno è proprio il ruolo delle tecnologie come strumento che può sia favorire che contrastare la tratta.

Con l’espansione globale dell’uso della tecnologia – intensificata dalla pandemia COVID-19 e dal passaggio della nostra vita quotidiana alle piattaforme online – la tratta di esseri umani ha conquistato il cyber-spazio. Internet e le piattaforme digitali offrono ai trafficanti numerosi strumenti per reclutare, sfruttare e controllare le vittime, organizzarne il trasporto e l’alloggio, pubblicizzare le vittime e raggiungere potenziali clienti, comunicare tra gli autori del reato e nascondere i proventi del crimine, il tutto con maggiore velocità, economicità e anonimato.

Il corretto uso della tecnologia, però, offre anche grandi opportunità. Il futuro successo nell’eradicazione della tratta di esseri umani dipenderà dal modo in cui le forze dell’ordine, i sistemi di giustizia penale e altri soggetti potranno sfruttare la tecnologia nelle loro risposte, ad esempio aiutando le indagini per far luce sul modus operandi delle reti di trafficanti, migliorando i procedimenti giudiziari grazie alle prove digitali per alleviare la situazione delle vittime nei procedimenti penali e fornendo servizi di supporto ai sopravvissuti.

Le attività di prevenzione e sensibilizzazione sull’uso sicuro di Internet e dei social media potrebbero contribuire a ridurre il rischio che le persone cadano vittime della tratta online. La cooperazione con il settore privato è importante per sfruttare l’innovazione e le competenze per lo sviluppo di soluzioni sostenibili e basate sulla tecnologia a sostegno della prevenzione e della lotta alla tratta di esseri umani. Tutto ciò, però, può essere possibile solo nel rispetto delle normative vigenti a tutela della privacy e dei dati personali delle persone.

La situazione Europea…

Il territorio europeo non è esente dall’essere teatro di traffico di esseri umani. Più della metà delle vittime di tratta nell’UE sono cittadini comunitari e un numero significativo di loro è vittima di tratta all’interno del proprio Paese. Tuttavia, le vittime extracomunitarie sono aumentate negli ultimi anni e in alcuni Paesi dell’UE superano le vittime domestiche e quelle con cittadinanza europea soprattutto nell’area mediterranea dove ha luogo la tratta di esseri umani e il traffico di migranti.

La maggior parte delle vittime nell’UE sono donne e ragazze, trafficate principalmente a scopo di sfruttamento sessuale. Circa una vittima di tratta su cinque nell’UE è un minore. Le forme più comuni di tratta nell’area comunitaria sono lo sfruttamento sessuale e lo sfruttamento lavorativo. La maggior parte dei trafficanti è costituita da cittadini europei e quasi tre quarti degli autori sono uomini.

La tratta comporta degli altissimi profitti a favore di chi sfrutta le vittime e comporta enormi costi umani, sociali ed economici. È spesso collegata ad altre forme di criminalità organizzata come il traffico di migranti, il traffico di droga, l’estorsione, il riciclaggio di denaro, la frode documentale, la frode con carte di credito, i reati contro la proprietà, la criminalità informatica e molto altro ancora.

La direttiva anti-tratta dell’UE ha costituito la spina dorsale degli sforzi dell’Unione nella repressione della tratta di esseri umani. La Commissione europea ha monitorato e sostenuto il recepimento e l’attuazione di tale direttiva negli Stati membri vincolati dalla stessa, e ogni quattro anni viene reso pubblico il piano comunitario al contrasto del traffico degli esseri umani.

… e quella italiana

Anche il Viminale ha pubblicato nel 2021 un’analisi della situazione italiana del traffico di esseri umani. Il report ha evidenziato come l’emergenza pandemica ancora in corso, abbia condizionato l’andamento di condotte criminose extraterritoriali, che coinvolgono strutture criminali sempre più organizzate e interconnesse.

Nel documento di analisi emerge il dato significativo del calo del 21,4% rispetto al 2019 delle segnalazioni di persone denunciate e arrestate per delitti legati al fenomeno della tratta degli esseri umani. Sono 254 i reati complessivi riferibili al fenomeno della tratta nel 2020 che, come precisato nel report del Servizio, comprende lo smuggling, ovvero l’introduzione illegale di migranti nel territorio di uno Stato e il trafficking, ossia lo sfruttamento sessuale o economico in condizioni analoghe alla schiavitù.

Continuano a prevalere le segnalazioni per la riduzione o mantenimento in schiavitù (117, in diminuzione del 5,6% rispetto all’anno precedente) e per la tratta di persone (88, in calo del 34,8%) rispetto a quelle di acquisto e alienazione di schiavi (49, con una flessione del 23,4%).

Tra i più attivi nel traffico, abbiamo i gruppi legati alla criminalità organizzata nigeriana, seguita da quella romena, italiana e albanese, e, in generale le vittime di tratta sono della stessa nazionalità dei propri aguzzini con i quali condividono i legami etnico culturali.

Per quanto la pandemia abbia impattato a livello nazionale sui crimini legati al traffico degli esseri umani, è importante ricordare che sono tantissime le persone vittime di sfruttamento, in particolare nell’ambito dello sfruttamento della prostituzione o nel settore agricolo. Sono anni che vediamo i braccianti rivendicare diritti a uno Stato che li abbandona nelle mani dei caporali. Ecco, forse se lo Stato si impegnasse di più a combattere il fenomeno del caporalato – invece che di perseguire le persone sfruttate – potremmo vedere un impatto reale sul contrasto al traffico delle persone.

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