In Arte: TÄRA

Ciao a tutti! È un onore per me poter essere intervistata da ColorY*. Io sono TÄRA e sono una cantautrice palestinese. Sono nata e cresciuta in Italia, ma ho molto a cuore le mie origini e la mia cultura.

Com’è iniziata la tua carriera musicale? C’è stato un momento in cui hai capito che volevi diventare un’artista?

Ci sono stati molti momenti in cui ho realizzato di provare un amore incondizionato per l’arte. La ritrovo veramente ovunque, sento di vivere di arte e ho capito che è una motrice nella mia vita. 

L’arte cura senza dubbio la mia anima, ma nel momento in cui mi sono resa conto di poter curare quella degli altri attraverso di essa, ho capito che questo sarebbe stato il mio lavoro.

Il mio rapporto con la musica è nato spontaneamente non è mai stato forzato o spinto da altro. Questo è ciò che lo rende davvero speciale.

Scrivo, compongo, canto e creo la mia musica da sempre, ho iniziato a pubblicarla però solo nel 2022, prima infatti non mi sentivo pronta.

Sui tuoi profili ti presenti come artista Arab’n’B. Come definisci questo genere?

Come ho detto prima, sono palestinese, e questo ha sempre influenzato la mia arte, semplicemente perché la Palestina è essa stessa arte, a partire dai ricami, fino alle canzoni tradizionali, agli ulivi e ai melograni. Ho coniato questo nome appositamente per la mia musica, perché rende l’idea del blend tra l’arabo e l’RnB

Quanto influiscono le tue origini nella tua musica? 

Ad oggi tantissimo

Da piccola preferivo nascondermi invece di affrontare le occhiatacce e i commenti delle persone. Oggi so di aver sbagliato, perché non sono mai stata io il problema della società. 

Tuttavia, senza questa esperienza, non mi sarei mai resa conto di quanto io invece voglia emergere e voglia far sapere a tutti quanto vado fiera del mio Paese, e che è mio dovere diffondere la sua arte e le sue verità.

Nelle tue canzoni hai scelto di alternare arabo, inglese e italiano. Qual è stata la reazione generale di chi ti ha scoperta? Credi di avere più fan in Italia o all’estero?

Sicuramente è stato un elemento di sorpresa e fino ad ora non ho ancora ricevuto commenti negativi, se non i soliti “questo tipo di musica non può funzionare” e “siamo in Italia perché dovremmo ascoltare una canzone araba?”. 

Onestamente, ho smesso di dare retta a questo tipo di commenti: la musica è libertà e voglio sentirmi libera di esprimere al 100% chi sono, sperando di lanciare un messaggio a tutte le persone che si sono sentite invisibili e, allo stesso tempo, continuamente sotto i riflettori di occhi giudicanti.

Cosa pensi del mercato musicale italiano? Viene dato abbastanza spazio ad artistɜ GEN 2 e razzializzatɜ? 

In generale, il mercato ha molte barriere, e a volte mi sembra di vedere l’inclusione usata solo come scusa per una buona reputazione. Spero di ricredermi presto.

Ti è mai capitato di subire discriminazioni in quanto donna di origine araba nel mondo musicale?

Me ne aspettavo molte, ma molte di più, invece devo dire che ho ricevuto più rispetto che discriminazioni. 

Ho notato che alcuni giovani di oggi hanno paura di mostrarsi realmente e di combattere per un ideale. A volte però basta poco per sbloccarli… ad esempio la canzone di una donna mediorientale con genitori immigrati!

Quest’anno hai partecipato al Contest 1M NEXT per salire sul palco del Concerto del Primo Maggio. Mentre aspettiamo i nomi dellɜ artistɜ che hanno vinto, vuoi farci degli spoiler sui tuoi progetti futuri?

Certo! Sto aspettando con molta ansia l’uscita dei nomi, ma, allo stesso tempo, sto lavorando a due nuovi pezzi dove noterete ancora di più il blend con l’arabo, ma non solo… non dico altro, non vedo l’ora di farvi ascoltare tutto!

Con qualɜ artistɜ italianɜ o internazionali ti piacerebbe collaborare?

La mia domanda preferita! 

Voglio manifestare una collaborazione con Gaia, Venerus, Joan Thiele e Mace. Non vedo l’ora, per me sono artisti con la A maiuscola e sottolineata.

All’estero sogno di fare delle studio sessions con Metro Boomin e Tyler, the Creator.

Ultima domanda, ormai di rito a ColorY*: come vedi l’Italia nel 2030?

Vedo un’Italia FELICE di essere colorata e piena di diversità.

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