In Arte: Sbazzee

Sbazzee è il nomignolo con cui mi chiamano un po’ tuttɜ, è amichevole ed intimo, come le mie canzoni. Sono un’artista queer italo-libanese della provincia di Padova. Scrivo, suono e produco musica senza un genere definito, mi piace la contaminazione con molti stili, tra cui l’R&B, l’indie-pop, le sonorità cinematiche e dall’influenza mediorientale, mantenendo comunque un’impronta pop.

Quando hai iniziato a fare musica? È stato difficile intraprendere questa strada?

Allora, ho due risposte: ho iniziato a fare musica da quando alle elementari creavo i jingle leggendo le etichette dello shampoo e scrivevo canzoni tristi sulle basi strumentali di pianoforte che si trovavano su YouTube, ma ho iniziato a pubblicare seriamente i primi singoli in italiano da gennaio 2023.

Iniziare un percorso artistico è relativamente semplice, la parte difficile è persistere e non cadere nelle dinamiche tossiche dell’industria musicale. Credo che l’unico modo per farsi strada in modo sano sia continuare a creare e a condividere la propria musica senza troppe preoccupazioni o paletti. 

Adesso, in vista c’è un bel concept album, fresco, sperimentale e soprattutto con messaggi importanti dal punto di vista sociale e psicologico.

Come hanno reagito le persone intorno a te a questa decisione?

Purtroppo, MALE

Tutt’ora non c’è un vero supporto riguardo quello che faccio, ma per fortuna ho sempre fatto e sempre farò di testa mia

L’importante è circondarsi di persone creative, positive e con una mentalità simile alla propria.

Quando presenti le tue canzoni, scherzi spesso sul fatto di vivere in Pianura Padana. Cosa comporta crescere e voler fare musica fuori dalle grandi città? Pensi che ci sia una correlazione tra la periferia e la creatività?

Crescendo in provincia la sensazione è quella di avere aspirazioni sbagliate: o troppo grandi o troppo effimere e inutili. 

La musica non è presa sul serio, le persone ti guardano con pietà e ti considerano immaturə. Sicuramente dal disagio nasce una grande necessità di espressione, di rivalsa e di emergere, però a lungo andare è un ambiente che porta al deterioramento personale.

Non tuttɜ lɜ artistɜ GEN 2 hanno lo stesso rapporto con le proprie origini. Tu come vivi la tua “doppia identità”? Pensi che influisca sulla tua musica?

Per me l’identità libanese è stata come un fantasma che mi ha sempre accompagnata, sia con la musica che con il cibo, ma senza emergere troppo per la paura di ripercussioni, come prese in giro, battute infelici e pregiudizi. 

Solo in questi ultimi anni, grazie anche al mio percorso universitario, sono riuscita ad apprezzare ed essere fiera delle mie origini, trasferendo questo orgoglio anche nella mia musica.

Se volessi raccontare a qualcunǝ i temi delle tue canzoni in tre parole, cosa diresti?

“A voce alta”. 

Pensando all’album futuro sceglierei queste parole perché racchiudono il senso di voler far sentire ciò che si ha da dire, anche in quanto donna, e, per una buona volta, il desiderio di alzare la voce esprimendo le proprie idee e destigmatizzando le vulnerabilità.

Cosa pensi del mercato musicale italiano? Viene dato abbastanza spazio ad artistɜ GEN 2 e razzializzatɜ?

Penso che tra le generazioni più giovani ci sia un apprezzamento sempre maggiore della diversità artistica e che alcune realtà si stiano muovendo per creare degli spazi, ma generalmente restano presenti dei forti pregiudizi difficili da sradicare nel breve termine.

Il tuo brano “Sola” è contenuto nell’album collettivo di Music for Change 2023. Com’è stata questa esperienza? Ti va di raccontarci qualche aneddoto?

È stata l’esperienza personale e musicale più significativa fatta fino ad ora. 

La parte migliore è stata sicuramente la permanenza artistica a Cosenza nei BoCS art in cui ogni giorno e ogni ora si era a contatto con artistə meravigliosə e produttori musicali di rilievo, tra cui anche Taketo Gohara.

Dopo l’uscita di “Schiantati”, il tuo primo singolo del 2024, vuoi raccontarci qualcosa sulla tua nuova uscita?

Eh sì! A brevissimo, il 14 giugno, esce il secondo singolo dell’album: “Ma come sto facendo?” è il titolo, ma è anche la domanda retorica che mi sto ponendo più spesso ultimamente. 

È una canzone indie-pop apparentemente felice ed estiva, ma che parla della tensione tra la volontà di cambiare la propria vita e l’assenza di una reale prospettiva.

Qual è al momento il più grande traguardo che vorresti raggiungere come artista?

Ragionando a piccoli step, il prossimo che vorrei raggiungere sarebbe suonare al MI AMI FEST

Più in generale il traguardo più grande per me è quello di poter vivere di musica rispettando i miei tempi di creazione e la cura musicale.

Ultima domanda, ormai di rito a ColorY*: come vedi l’Italia nel 2030?

Sento che c’è un’aria di rivoluzione e spero nel 2030 di vedere un’Italia che non finanzi genocidi e che sia orientata verso i diritti umani.

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