InArte: SAVAGE P THE THERVPIST

Oggi abbiamo incontrato Prince, in arte Savage P The Thervpist, DJ e musicista milanese con grandi speranze per un futuro italiano molto più inclusivo.

Ciao, presentati brevemente.

Ciao! Mi chiamo Prince, in arte Savage P The Thervpist. Vivo a Milano e sono un musicista.

Come e quando è iniziata la tua passione per la musica?

Sin da piccolo, ho sempre avuto una passione per la musica e adoravo ballare. Mi sono interessato in primis all’hip-hop, e per qualche anno ho anche insegnato ballo a ragazzi in un centro sociale a Modena.

La tua famiglia come l’ha presa quando hanno capito che questo era quello che volevi fare nella vita?

Mio padre, come molti genitori africani, non crede molto nell’arte come professione, finché magari provi il contrario e inizi a portare risultati e soldi veri a casa. Mia mamma, invece, è stata più comprensiva, anche se tuttora, secondo me, non ha ben chiaro cosa faccia nella vita.


Quanto ci è voluto prima che potessi vivere della tua arte?

È stato quasi immediato. Nel momento in cui ho deciso di fare seriamente il DJ in poco tempo ho iniziato a suonare nei migliori club d’Italia. Devo ammettere che è stato un percorso inusuale che ha fatto storcere il naso a molti riguardo alla mia credibilità e alle mie capacità come musicista; io, però, ero preparato e non ero un novellino. La mia cultura musicale, fin dall’inizio, era già ben radicata. La tecnica era un aspetto su cui dovevo, sicuramente, migliorare e ho lavorato giorno e notte nei primi anni della mia carriera.

Come affronti il pregiudizio che il DJ non fa “vera musica” ma mischia solo diverse canzoni?

È un pregiudizio che sinceramente non ho mai subito. So che qualcuno la pensa così, ma è gente che spesso non sa di cosa parla, quindi per me la loro opinione non conta.

Trovi che sia difficile emergere nell’industria musicale se appartieni a una minoranza? E secondo te, l’attuale industria musicale italiana è inclusiva?

L’industria musicale, in generale, è il settore più inclusivo di tutti. In Italia, al momento, non è ancora così inclusivo e credo che per i talenti appartenenti a minoranze spesso la difficoltà stia nel farsi notare.

Se non è inclusiva, pensi che questo possa cambiare nei prossimi 5 anni?

Sicuramente, in Italia le cose cambieranno. Vedo un futuro sempre più inclusivo, è inevitabile!

Sulla tua bio leggiamo “THE VIBE DOCTOR.”, che significa? Raccontaci.

“THE VIBE DOCTOR” l’ho adottato da poco ed è la mia essenza come musicista.

Attraverso la musica, sento che faccio qualcosa per la salute emotiva delle persone che mi ascolta, da qui anche il nome “terapista” in “Savage P the Thervpist”. È tutto collegato.

Che consiglio daresti a chi vuole percorrere questa strada?

L’unico mio consiglio è: amare la musica. Devi avere qualcosa da dare e da trasmettere alle persone che ti ascoltano. Fare il DJ non è solo mettere una canzone dopo l’altra: se hai questo fuoco e desiderio dentro, andrai molto avanti perché le cose avverranno in modo naturale.

Ultima domanda, ormai di rito a ColorY*: come vedi l’Italia nel 2030?

Quindi tra 7 anni, uhm… Qui si può parlare di tutto. Sicuramente, sarà più vivibile per la generazione che verrà. Sarà sempre più inclusiva, che lo si voglia o no. È inevitabile nel mondo odierno, con tutti gli spostamenti e miscugli vari. Stiamo andando in quella direzione ed è giusto così.

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