Chi è Onnah? L’artista R&B/Neo-soul che porta i contrasti delle sue origini nella sua musica
di ColorY*

Onnah è un’artista di musica R&B contemporaneo/neo-soul, italiana classe ‘99.
Nata e cresciuta a Firenze, ha radici camerunensi da parte di padre e giapponesi da parte di madre.
Fin da piccola ha assorbito il carattere artistico della sua famiglia, con la musica che è stata una delle prime dimensioni in cui si è immersa spontaneamente.
Solo dopo aver terminato gli studi ha dato uno scopo a questa sua passione, realizzando di sentirsi più allineata in contesti fluidi come quelli creativi.
Il suo desiderio, se non bisogno, è quello di esprimere tramite la musica l’insieme di contrasti e sfumature che la rappresentano e che porta con sé silenziosamente. Per farlo, mescola i vari generi che l’hanno accompagnata durante la crescita, che vanno oltre l’R&B e il Soul, e integra altri elementi come quelli visivi e cinematografici.
Noi ci abbiamo fatto due chiacchiere e ci ha raccontato un po’ di lei!

Com’è nata la tua passione per la musica? Quando hai deciso di provarci davvero?
Mio padre ha sempre amato la musica e ha passato gli anni dell’università facendo il musicista in giro per l’Italia. Ascoltavo i suoi racconti con fascinazione e nei nostri viaggi in macchina passavamo ore a cambiare CD di ogni genere, da Jimi Hendrix a Michael Jackson, musica folk camerunese e latina infine il cantautorato italiano.
Sono stata introdotta al pianoforte classico a 10 anni, ma fin da subito avevo interesse nel suonare musica diversa, jazz, leggera. La musica black statunitense-inglese, era l’unica in cui mi sentivo rappresentata e in cui potevo immedesimarmi e sognare.
Dopo la laurea in psicologia, ho avuto un momento epifanico, un po’ mossa dalla disperazione, in cui ho trovato il coraggio di entrare in questo mondo.
Da dove viene il tuo nome d’arte?
Onnah significa “donna” in giapponese.
Inizialmente volevo utilizzare il nome Onnabugeisha che fa riferimento alle donne guerriere che venivano addestrate all’uso delle armi per proteggere la casa, la famiglia e l’onore in tempi di guerra.
In tutti gli anni dedicati al kendo, l’arte marziale che pratico tuttora, nessuno mi aveva mai parlato della loro esistenza. Ne sono rimasta affascinata. Abbreviando questo termine, ho tenuto solo il “kanji” iniziale che appunto significa “donna”.

Che ruolo hanno le tue origini nella tua produzione artistica? Senti che ci sono degli elementi che prendi dalle culture d’origine della tua famiglia?
Penso che le mie origini fluiscano spontaneamente nella mia musica in quanto sono molto presenti nel processo creativo, dalla parte di scrittura alla produzione sia musicale che la parte visiva.
Si tratta anche di una mia ricerca personale, alla scoperta di me stessa e delle mie origini che si affianca in parallelo al mio percorso creativo.
In “Naive” racconti la fine di un rapporto d’amicizia significativo. Cosa significa per te essere effettivamente “naive”? Hai vissuto situazioni che avresti voluto affrontare in modo completamente diverso?
Nelle mie amicizie, mi hanno spesso descritta come ingenua e naive e ho imparato a convivere con questo mio tratto. Non lo reputo né positivo né negativo.
È banalmente uno dei miei tanti caratteri che ho e per questo motivo non lo giudico in base agli esiti di certe esperienze. Sicuramente ci sono stati momenti di sconforto ma trovo che queste esperienze mi abbiano insegnato molto e le porto con me senza rimpianto.
Parlaci del tuo nuovo singolo, “Tensing”: da quali generi hai attinto? Ci sono dei riferimenti che volevi rendere chiari a chi ti ascolta?
Io amo l’hip-hop. Ovviamente ho le mie preferenze, ma come genere mi permette di visualizzare e sentire moltissimo.
È un movimento a cui vorrei prendere parte penso che “Tensing” sia un mio tentativo di unire energia femminile ed energia maschile. .
L’hip-hop è un genere “tipicamente” maschile ma che ha ancora così tanto da offrire soprattutto come finestra per esplorare la femminilità e in generale tutto quello che è cambiamento, diversità e autenticità.
Se nella tua vita non ci fosse la musica, cosa potrebbe assorbire il tuo impegno creativo?
Difficile rispondere con chiarezza ma perché sono un’eterna indecisa e vorrei fare così tante cose.
Forse mi basterebbe continuare a scrivere e fare kendo.
Come vedi la scena musicale R&B italiana? Pensi che sia un genere a cui viene prestata ancora poca attenzione?
No, in realtà penso che ci sia un interesse comune per il genere.
Ovviamente non è niente di paragonabile alla scena americana o UK, ma sono sicura che le sue radici ci sono già da molto tempo e che ci sia bisogno di trovare il canale giusto per farlo maturare.
Rimango positiva e forse verrò vista come ingenua [ride]

Quali sono le prossime sorprese che hai in serbo? Potremo sentirti live a breve
Forse un altro singolo. Forse altri due.
E forse qualcos’altro but who knowwws.
Ultima domanda ormai di rito a Colory*, come vedi l’Italia nel 2030?
OMG l’Italia nel 2030.
Sarebbe incosciente dire che non ci siano motivi di preoccupazione e sintomi di disagio.
Ma in sordina succedono tante belle cose e si stanno radicando tante consapevolezze diverse che purtroppo o per fortuna non sono state ancora esposte.
Ho fiducia nella mia generazione, quella dei giovani, del nostro senso critico e della nostra sfacciataggine che è forse ciclica e caratteristica non solo della nostra età ma anche del periodo in cui siamo intinti.
È difficile visualizzarlo e forse si può dire che questo faccia parte un po’ della nostra condizione di insicurezza. Voglio credere in un futuro migliore, da brava idealista romantica.