InArte: Jonathan Guerrero

Mi chiamo Jonathan Guerrero, ho 33 anni e sono un attore di seconda generazione attivo nel cinema e nel teatro. Sono nato nelle Filippine e cresciuto in Italia. Mi sono trasferito a Firenze a 9 anni.

Quando hai capito che volevi fare l’attore?

Non ricordo un giorno in cui non avevo la passione per il canto. Tutto è iniziato a farsi più serio quando, durante un concorso, ho vinto una borsa di studio per la BSMT di Bologna, una scuola prestigiosa di musical. Frequentandola, ho capito che non amavo solo il canto ma anche la recitazione, specialmente nel teatro e nel cinema.

La tua famiglia come l’ha presa quando hanno capito che questo era quello che volevi fare nella vita?

Sono cresciuto con mia mamma e mio fratello che hanno, fortunatamente, creduto in me e nella mia passione. Sono stati sempre di supporto e mi hanno assecondato facendo grandi sacrifici per permettermi di studiare recitazione; oggi ripago la loro fiducia con serietà e costanza nel lavoro.

Che emozioni provi ogni volta che ti esibisci sul palcoscenico?

Ogni volta è la gioia pura. Brivido. Adrenalina.

L’incontro dal vivo con il pubblico è qualcosa di straordinario che lascia un segno indelebile. Lasci ciò che sei e quello che fai. Se facciamo questo mestiere è grazie al pubblico che ancora adora il teatro ed il cinema.

Quali difficoltà hai incontrato sul tuo cammino per diventare chi sei ora?

Alcune difficoltà sono il sistema dello spettacolo, non sempre meritocratico, la stagionalità del lavoro e la competitività per ottenere i ruoli.

Ho lavorato e faticato duramente per guadagnarmi uno spazio e una continuità nel mondo dello spettacolo. Sono felice di dove sono arrivato ora, ma le difficoltà continuano ad esserci come, ad esempio, ottenere ruoli diversi dal solito. Essere un attore caratterista* con origini asiatiche, nel mondo dello spettacolo estero, spalanca diverse porte, ma ti imbriglia e non poco.

*attore caratterista: è un attore o un’attrice che interpreta personaggi singolari, caratteristici o eccentrici. Solitamente, l’interpretazione si presenta con un’esagerazione nella comicità, nell’espressione e/o nella fisicità.

Secondo te il mondo del cinema e del teatro è inclusivo? Cosa gli manca per esserlo di più e, soprattutto, accogliente per le persone razzializzate?

Bisogna essere onesti. L’Italia, pur con fatica, sta facendo notevoli passi avanti. Penso di essere una piccola dimostrazione di questi progressi e tutto questo mi dà fiducia in un futuro sempre più inclusivo.

La mia esperienza è sempre stata positiva. Nelle realtà teatrali in cui ho lavorato e continuo a lavorare, sono sempre stato amato, accolto e rispettato, nonostante fossi una persona razzializzata e di seconda generazione. Inoltre, realtà come il Teatro alla Scala e il Teatro Brancaccio offrono opportunità importanti ai giovani preparati. Il mondo del cinema è un ambiente più complesso e, nella mia piccola esperienza, ho avuto la fortuna di incontrare e di lavorare con grandi professionisti e persone per bene.

Abbiamo visto che nel 2022 è uscito nei cinema “Gli idoli delle donne”, un film dove reciti con Lillo e Greg. Raccontaci di questa tua esperienza.

Sì, l’anno scorso sono stato scelto per un ruolo importante nel film “Gli idoli delle donne” di Lillo e Greg. È disponibile su Prime Video; ve lo consiglio perché sono riusciti a scrivere un personaggio filippino che è sì, un personaggio che gioca su diverse chiavi comiche, ma presenta anche un suo spessore morale. Essendo poi interpretato da me che sono filippino, per davvero, permette di non ridere di noi ma con noi e di apprezzare il lavoro fatto.

Il mondo dello spettacolo teatrale e dell’audiovisivo è pieno di stereotipi quando si tratta di rappresentare People of Color e, molto spesso, vediamo che i ruoli di persone razzializzate sono interpretati da persone bianche. Come ti fa sentire questo e che cosa ne pensi?

Io sono dell’opinione che è sbagliato assegnare i ruoli razzializzati ad attori o attrici bianchi: tutte le identità vanno rispettate e le opportunità vanno offerte in maniera paritaria.

L’Italia, soprattutto grazie alla nuova generazione di sceneggiatori e registi, sta facendo notevoli passi avanti e vedremo sempre più talenti razzializzati nel mondo dello spettacolo e del cinema.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

Ho debuttato in una fiction di Raiuno e ho appena finito di lavorare in teatro con Lorella Cuccarini nel family show “Rapunzel” che, con oltre 60.000 spettatori, è stato un successo incredibile, di cui sono molto grato. Ora mi aspetta una nuova stagione invernale a teatro, impegnativa ma entusiasmante.

Che consiglio daresti a chi ha il sogno di recitare al teatro e/o nei prodotti audiovisivi?

È fondamentale studiare, lavorare sul campo, capire il mestiere e osservare chi ha più esperienza. Frequentare una scuola o corsi di recitazione è molto utile ma bisogna mettersi subito in gioco accettando anche dei piccoli ruoli: sono occasioni per mettersi alla prova, apprendere, crescere e fare rete tra i professionisti.

Bisogna anche essere consapevoli che teatro e cinema richiedono metodi diversi.

Il primo richiede più movimento, più energia e carica per raggiungere tutto il pubblico fino a quelli dell’ultima fila; nel cinema invece è tutto più naturale, pur avendo una sua arte e una sua complessità.

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