InArte: homygal

Il design e l’architettura secondo homygal: progettare spazi davvero inclusivi, è una sfida non da poco.

Ciao homygal, presentati brevemente.

homygal: Ciao! Mi chiamo Omar Ouedraogo. Ho 28 anni e sono nato e cresciuto a Bergamo. Sono originario della Costa d’Avorio e del Burkina Faso, ma risiedo a Milano. Nella vita sono architetto e designer d’interni, ma ho anche l’occasione di fare l’attore e il modello.

Come e quando è iniziata la tua passione per il design e l’architettura?

homygal: Durante l’adolescenza mi sono appassionato alla moda e sono poi entrato in contatto con il design e l’architettura. Sono passioni che ho da sempre, essendo un amante di tutto ciò che è arte, espressività e creatività. Successivamente, ho deciso di intraprendere una carriera che potesse rappresentare al meglio queste mie passioni.

In che modo il mondo della moda e l’architettura si incontrano nella tua professione?

homygal: Dal mio punto di vista, questi due mondi si fondono in un unico concetto che è quello dell’estetica. Come disse Coco Chanel “La moda è come l’architettura, è tutta una questione di proporzioni”, cioè una coesione tra sinuosità delle forme e dei volumi.

Pensi che il termine inclusività si possa applicare al design e all’architettura? Se sì, come?

homygal: Assolutamente sì. Il bello del design e dell’architettura sta nel fatto di non avere regole. E quando comfort, funzionalità e bellezza raggiungono le persone, indifferentemente dalla classe sociale e culturale, hai ufficialmente raggiunto l’obiettivo. È ciò che mi ha sempre affascinato dell’architettura e che cerco di fare anche io.

Hai mai realizzato un progetto di architettura inclusiva?

homygal: Sì e progettare spazi realmente inclusivi è una sfida non da poco. È un’attività che implica a pensare ad ogni singolo tipo di ostacolo che un determinato spazio potrebbe presentare. Mette alla luce l’insieme di categorie più vulnerabili della società. Pochi mesi fa, ho avuto proprio l’occasione di viverlo di persona visitando l’Africa per lavoro. Vorrei potervi raccontare di più ma al momento non mi è possibile. Potete seguire i progressi del progetto sul mio profilo Instagram @homygal e su @design.by.homygal.

La tua famiglia come l’ha presa quando hanno capito che questo era quello che volevi fare nella vita?

homygal: Inizialmente, la mia famiglia mi ha preso in giro. La mia carriera scolastica non è stata proprio eccellente, infatti ero una frana. Ora sono decisamente contenti della mia scelta di carriera.

Quanto ci è voluto prima che potessi vivere della tua arte?

homygal: Al momento, i passi per poter vivere della mia arte sono molti. Io li sto affrontando un po’ alla volta, piano piano arriverò al traguardo.

Trovi che sia difficile emergere nelle tue industrie se appartieni a una minoranza?

homygal: A mio parere, è un mercato molto ampio e diversificato per questo a prescindere è difficile emergere. Sono dell’idea che la perseveranza, la voglia di mettersi in gioco e soprattutto la forza di affrontare le difficoltà sono sicuramente elementi che aiutano a raggiungere ciò che si desidera nella vita e in questo caso emergere nell’architettura e design.

Se sì, pensi che questo possa cambiare nei prossimi 5 anni?

homygal: Credo che le cose cambieranno, ma non così presto. Penso che per un cambio reale nelle nostre vite, si debbano prima evolvere le ideologie e le strutture di pensiero – anche a livello subconscio – che sono alla base della nostra società e della nostra mentalità.

L’Italia è un paese pieno di bellezza, storia e cultura. Questa ricchezza può rappresentare anche un limite in quanto contribuisce ad alimentare un atteggiamento conservatore, legato alla tradizione e insofferente al cambiamento. La conseguenza sul piano lavorativo è un sistema non meritocratico e poco diversificato.

Ultima domanda ormai di rito a ColorY*, come vedi l’Italia nel 2030?

homygal: Attualmente, stiamo vivendo continui cambiamenti e non saprei cosa aspettarmi. Spero, però, di vedere un’Italia migliore con una prospettiva positiva e diversa.

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