In Arte: Doppelgänger

Ciao a tutti, sono Alen Đokić, sono nato il 27 aprile del 2000 a Roma, la città che mi ha cresciuto e dove tutt’oggi vivo. Le mie origini però sono ben diverse: i miei genitori vengono dalla Bosnia ed Erzegovina, Paese dal quale sono fuggiti durante la guerra di Jugoslavia nei primi anni ’90. Sono un rapper, TikToker e studente dell’Università di Roma  “La Sapienza” dove studio Lingue e Letterature straniere.

Come e quando sei entrat* nel mondo della musica?

Ho sempre ammirato e seguito il mondo della musica. Sono sempre stato un grande fan della scena musicale americana, italiana, bosniaca e anche europea. Seguo ogni anno, ogni mese, le novità dall’avvento della trap, quindi più o meno dal 2016. 

La musica è diventata parte di me durante la prima quarantena nel 2020. 

Avevo bisogno di “occupare il tempo”, e ho iniziato a provare il campo musicale. Mi è stato di aiuto, riuscivo a sfogarmi a pieno, ed è da lì che è nato Doppelgänger. Mi serviva un alter ego per nascondere Alen e trasformare le debolezze in orgoglio e barre*.

*Barra: Unità di misura utilizzata solitamente per definire la durata di una strofa Rap.

Da dove nasce la tua ispirazione e quali sono gli artisti in attività che ti ispirano di più?

Sono molto legato alle mie origini così come alla storia e alla cultura dei vari Paesi. 

La Bosnia di per sé ha una storia immensa dietro alle spalle, è sempre stata il Paese delle tre culture, dove le religioni e i popoli si univano e si incontravano. La Bosnia ha sicuramente un impatto principale per me, ma anche altri paesi dei Balcani, come l’Albania, la Croazia, il Kosovo, la Macedonia, la Serbia, la Turchia ecc., sono tutti Paesi nei quali sono stato o hanno avuto un impatto sulla mia cultura, attraverso amici o persone appartenenti a quei popoli. 

Per quanto riguarda l’Italia, penso non serva nemmeno specificare l’importanza e il suo impatto culturale nel mondo. Ecco, l’unione di queste culture e di questi popoli è la mia ispirazione. 

Mentre a livello culturale e non di metrica, gli artisti che mi ispirano di più sono tanti e posso citare Ghali, Noyz Narcos, Nayt.

Pensi che la scena musicale italiana possa essere definita “inclusiva”?

Non ritengo che la scena musicale italiana non sia inclusiva, ma posso affermare che rispetto ad altri Paesi europei e non, siamo molto indietro. La Francia, ad esempio, risulta più variegata e multietnica a livello musicale.  

In realtà, non si tratta neanche del fattore “della scena musicale”, ma è proprio culturale ed è una caratteristica del Paese in cui viviamo. L’Italia, in generale fa fatica a stare al passo con gli altri Paesi europei nella vita di tutti i giorni, come possiamo pretendere che sia “totalmente inclusivo” nella musica?

Pensi che sia più complicato emergere nel mondo della musica italiana se appartieni a una minoranza?

Non penso sia più o meno difficile emergere, ma sicuramente il percorso è diverso. 

Il fatto di appartenere a una minoranza può risultare un enorme vantaggio a livello tematico e di scrittura. Le persone di “quella minoranza” avranno qualcuno a cui ispirarsi, il che potrebbe risultare molto vantaggioso, ma d’altra parte risulta un’arma a doppio taglio poiché il messaggio che vuoi trasmettere potrebbe rimanere “chiuso” in quel tuo piccolo mondo che ti sei creato senza andare oltre.

La cosa più importante della musica è il messaggio. Se un’artista vuole trasmettere i propri valori, la propria cultura, non lo deve fare solo nella sua piccola cerchia, bensì deve espandersi e raggiungere quelle persone che non sanno proprio nulla del suo mondo. 

Vi faccio un esempio: io che parlo dei Balcani, sicuramente voglio cercare di essere un esempio per tutti i ragazzi balcanici in Italia, ma il mio messaggio non è rivolto solo ed esclusivamente a loro. Il mio messaggio è rivolto anche ai ragazzi totalmente italiani che mi ascoltano e magari vedono un buon esempio in me.

Parli spesso della diaspora dei balcani dovuta alla guerra, com’è stato per te essere figlio di questo evento?

La guerra quando sono nato io era già conclusa, ma solo a livello “politico” e non “nella vita reale”. Tutti i ragazzi nati più o meno nel mio periodo sanno com’era tornare in Bosnia o nel proprio Paese nei balcani durante le vacanze. Vedevamo case distrutte, strade senza asfalto, persone povere che cercavano un minimo aiuto per andare avanti. Ricordo mia madre che diceva a me e mia sorella di non giocare nelle campagne perché erano disseminate di mine. 

Tutti noi figli di immigrati in Italia eravamo “poveri”, ma quando tornavamo nel nostro Paese sapevamo cos’era la vera povertà, ed improvvisamente ci sentivamo un pochino più fortunati. In Italia, le persone non hanno la minima idea di cosa sia una guerra, nemmeno quelle più grandi di età lo sanno. 

Io faccio parte di quei ragazzi che non hanno vissuto la guerra, ma abbiamo vissuto le conseguenze di essa dal razzismo nei confronti dei musulmani, alle case distrutte e alla povertà di tutti. Tutte cose che un bambini di 3 anni che teoricamente non dovrebbe vedere quando è “in vacanza”.

Nel brano “Alen” racconti la tua vita e affronti temi molto personali e concludi dicendo “Per quelli come me che son divisi in due metà”. Che intendi per questa frase? E in che modo ti sei sentito o ti senti diviso a metà?

Molte volte sento ragazzi come me, nati e cresciuti in Italia con origini di altri Paesi, parlarmi di “questa sensazione” quasi indescrivibile: il “sentirsi straniero” ovunque. In Italia vengo visto come “il bosniaco”, ma in Bosnia ugualmente come “l’italiano”. Avere il “cuore a metà” è proprio questo, essere tutto ma non essere nulla ovunque. 

Questa sensazione, purtroppo, la provano molt* ragazz* come me e ritengo che sia quasi impossibile riuscire a spiegarla bene. Le persone “divise a metà” sanno cosa si prova, sanno cosa vuol dire avere metà amici in Italia e metà nella tua “casa”, sanno com’è avere il dubbio su quale sia “la tua vera casa”: Italia o Bosnia? Purtroppo chi non ha mai provato queste sensazioni, non saprà mai cosa voglia dire tutto ciò. 

Raccontaci tutto il processo dietro alla realizzazione del tuo EP BALKAN REPRESENT e se c’è, qual è stata la tua parte preferita?

“BALKAN REPRESENT” nasce, come al solito, da un periodo di totale “crisi” nella mia vita. 

A fine aprile 2023 ero in vacanza con due amici in Bosnia e doveva essere un periodo di relax per me, ma lo è stato solo in parte. In quel periodo avevo fatto uscire diverse tracce che, personalmente, non mi piacevano o meglio non rispecchiavano i miei ideali e ciò che volevo veramente trasmettere alle persone. A maggio, durante il rientro in macchina in Italia, ho ragionato sul fatto di creare un prodotto interamente “Balkan”, dove potessi mettere tutto quello che c’era da dire riguardo la cultura balcanica. 

In due settimane, insieme al mio producer, Yan G.,  abbiamo completato l’EP e fondato la nostra label, G. Lemon Records. Sono state due settimane intense in cui lavoravo, studiavo e andavo tutti i giorni in studio. Ogni giorno creavamo un beat, scrivevo un testo e registravo, senza riposarmi un secondo.

Il mio momento preferito è stato quando abbiamo prodotto “CUORE A METÀ”. Il beat l’abbiamo fatto in meno di un’ora e mentre Yan G. lo perfezionava, io avevo già scritto più di metà del testo. È stata la canzone più vera e sentita che io abbia mai scritto, e in cuor nostro sapevamo che sarebbe andata bene.

Hai appena lanciato il tuo EP, farai dei tour per promuoverlo? Quali sono i prossimi passi? Facci qualche spoiler, se puoi…

Tutti sanno che non riesco mai a stare fermo. 

Fra poco, massimo un mese, uscirà un nuovo singolo atteso da molti e sarà un bel ritorno. 

Per quanto riguarda il tour, se ne riparla a settembre e sarà più incentrato nel nord Italia. Vorrei arrivare anche lì e non vedo l’ora. Però, visto che non riesco a stare fermo e voglio tornare presto sul palco, giovedì 13 luglio 2023 sarò al “Container” di San Lorenzo a Roma.

Ultima domanda ormai di rito a ColorY*, come vedi l’Italia nel 2030?

Chi mi conosce sa quanto io sia una persona positiva e fiduciosa, per questo vi dico e spero che sarà molto meglio di adesso. 

Al momento, sono sicuro che stiamo vivendo uno dei periodi più brutti per l’Italia. Io stesso lo penso nonostante la mia indole positiva, ma in cuor mio sono sicuro che le cose andranno meglio, sia a livello politico che sociale.

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