InArte: Arya

Ciao! Mi chiamo Arya e sono una cantante e cantautrice italo-venezuelana. Vivo a Milano, ho 28 anni e da fine 2018 porto avanti il mio progetto solista.

Come e quando sei entrata nel mondo della musica?

La musica ha sempre fatto parte della mia vita, avendo un papà cantante ci sono stata immersa fin da piccolina. Ho sempre cantato ma solo a fine 2018 quando ho iniziato a collaborare con il collettivo di cui faccio parte, Atelier71, ho capito che era quello che volevo fare. La pubblicazione del mio primo singolo ha concretizzato il tutto.

Come definiresti il tuo stile musicale? Quali sono gli artisti che ti hanno ispirata di più?

Non mi piacciono le definizioni, le trovo riduttive, ma se dovessi scegliere un mondo direi quello dell’(alt) rnb e del nusoul. Tra gli artisti contemporanei che mi ispirano nel loro modo di fare musica (e con cui quindi non ho necessariamente affinità musicali in comune) metterei sicuramente Kendrick Lamar, HER, Anderson .Paak, Noname, Rosalia, C.Tangana, Smino e Venerus.

Nella tua esperienza, appartenere ad una minoranza ha influenzato negativamente la tua carriera? Il mondo della musica italiana è inclusivo?

Nel mio caso specifico no. Mi è capitato però di subire il processo inverso: in alcune occasioni mi hanno chiamato per dei casting (mai per lavori da main artist ma sempre come corista) esplicitamente per il mio essere, così è stato definito, “esotica”.

Penso che il livello di inclusione nella musica italiana, principalmente mainstream, sia un riflesso di quello che si osserva nella società e nella cultura italiana, quindi molto limitato. Ciò che però noto rispetto a qualche anno fa è una forte presenza di persone di seconda generazione come me tra gli artisti emergenti e questo è un bel segno, significa che qualcosa sta cambiando.

Raccontaci un’esibizione che ti è rimasta particolarmente impressa.

Un paio di anni fa mi sono esibita in un festival a Cisternino, il Genera Festival. Abbiamo suonato nella location più assurda della mia vita: a 20 metri di altezza sul ponte dell’acquedotto, poco fuori città. Il pubblico, che dal nostro punto di vista era una massa di puntini, era sotto, tra le balle di fieno, e ci vedeva proiettati sugli archi dell’acquedotto.

Com’è stato prestare la tua voce per un pezzo di successo come “Cenere” di Lazza?

è stata una bellissima esperienza. Lavorare con Dardust è stato formativo, lo osservavo mentre mi dava indicazioni, mentre annuiva quando abbiamo trovato la quadra giusta. E poi sentire la mia voce a Sanremo è stata un’esperienza che non dimenticherò mai.

E ora, invece, raccontaci il tuo progetto più importante riguardo alla tua carriera!

Questo è un momento importantissimo della mia vita e carriera perché sto ultimando il mio primo disco. In questi ultimi mesi mi sono resa conto di quanto sia bello fare musica da soli in camera, ma di quanto sia molto più arricchente farla con persone con cui ci si trova in sintonia. Scrivere questo disco è stato soprattutto questo: allinearsi con persone diverse che hanno portato alla luce nuove parti di me.

Quali sono invece i progetti su cui stai lavorando per il futuro?

L’uscita del disco in primis, poi portarlo live, in Italia ma anche all’estero, più di quanto non abbia già fatto con l’EP precedente. In generale continuare a creare connessioni attraverso la musica.

Hai in programma appuntamenti in live? Se sì quando e dove?

Abbiamo portato in tour Peace of Mind (il mio primo EP) per due anni e ora c’era bisogno di un po’ di respiro, quindi abbiamo deciso di limitare le date live a pochi appuntamenti. Un festival a cui tenevamo particolarmente è il Meraviglia Festival, che si svolge in montagna, a Piana di Vigezzo, dove suonerò l’8 luglio.

Ultima domanda ormai di rito a ColorY*, come vedi l’Italia nel 2030?

Nel 2030 spero di vivere in un’Italia multiculturale e quindi multicolorata, un’Italia aperta e portatrice di nuove scintille creative.

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