In Arte: 8BLEVRAI

Sono 8blevrai, all’anagrafe Otmen Belhouari, nato a Predore, in provincia di Bergamo sul Lago d’Iseo, figlio di immigrati. I miei genitori sono venuti qui negli anni Novanta e sono cresciuto qui. Ora faccio musica.

Come ti sei avvicinato alla musica? A chi ti ispiri di più?

Mi sono avvicinato alla musica durante i tempi della scuola, grazie al mio compagno di banco che mi ha fatto incuriosire sul mondo del rap. 

Già da ragazzino, però, grazie a mio padre, ho iniziato ad ascoltare tantissima musica e durante i viaggi in macchina con lui non poteva mai mancare. Era un momento che aspettavo con impazienza. 

La mia ispirazione, invece, viene da ciò che vivo, ciò che tocco, vedo e sento ogni giorno. 

Quando hai deciso che avresti scritto dei pezzi tuoi?

Non l’ho deciso, è stata una cosa spontanea, ancora grazie a quel compagno di banco che faceva rap e mi ha fatto immaginare come potesse essere fare musica mia con pezzi scritti da me. 

Un momento particolare che ricordo è stato quando, ascoltando un beat per questo mio amico, ho realizzato di getto la mia prima strofa. Da lì è iniziato tutto.

Quanto sono importanti le tue origini per te e la tua musica?

Le mie origini sono molto importanti, rappresentano me stesso e influiscono sulla mia musica. Quando scrivo, mi ispiro a ciò che mi sta intorno e la cultura marocchina è sempre con me, in mio padre e mia madre, nei miei amici.

Quali sono i temi principali dei tuoi pezzi?

La mia quotidianità, ciò che vivo ogni giorno, potrebbe essere qualsiasi cosa. Non vado mai in studio pensando “Oggi parlo di quello”. È un processo spontaneo. 

Come mai hai deciso di introdurre anche le altre lingue che parli nelle tue canzoni?

Anche questa non è stata una vera e propria decisione, ma qualcosa che è scaturito spontaneamente. 

Il marocchino, il francese e l’inglese sono delle lingue che conosco, fanno parte di me e spesso mi viene naturale esprimere un concetto usandole. Mi capita di esprimermi in questo modo anche nella vita di tutti i giorni, non solo nelle canzoni. 

Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E dellɜ altrɜ artistɜ di seconda generazione?

Penso che siamo una bella scena e che faremo tanto bene al rap italiano in futuro. Porteremo novità, innovazione e di conseguenza, qualcosa di buono alla musica. 

Gli altri artisti di seconda generazione sono molto forti, sono contento che ci siano e che si “facciano sentire”, ne avevamo bisogno. Secondo me hanno (e abbiamo) fatto fare un bel upgrade al rap italiano. 

Pensi che la musica sia utile anche a giocare con gli stereotipi sulle persone marocchine?

Penso che la musica sia importante per giocare su qualsiasi tipo di stereotipo, non solo su quelli razziali, e che possa aiutare a far “accettare” determinate cose. La musica è un linguaggio che unisce, la musica è musica, alleggerisce e fa muovere la testa a tutti, al di là di stereotipi e differenze.

Oltre alla musica, hai partecipato anche al documentario “Immigrato”. Ti va di raccontarci com’è andata?

Il documentario, realizzato in Marocco durante le settimane di Ramadan, è nato con l’intento di farmi conoscere a 360 gradi dalle persone.

Non è stata un’esperienza semplice, ma comunque intensa e soddisfacente. I momenti difficili ci sono stati, ma alla fine abbiamo portato il lavoro a casa. Sono molto contento di averlo realizzato, perché sento di aver contribuito a far avvicinare molte persone a quella che è la cultura del mio Paese e viceversa.

Con quale artista italianə (GEN2 o non) ti piacerebbe collaborare in futuro?

Ce ne sono tanti, con alcuni ho già collaborato, con altri spero di farlo.

L’importante è che ci sia sempre un punto in comune nel lavoro insieme, una sintonia e un obiettivo comune. Se devo fare un nome, direi Geolier, ma ce ne sono davvero molti.

Ultima domanda, ormai di rito a ColorY*: come vedi l’Italia del 2030?

L’Italia nel 2030 la vedo bene, anche se il presente che viviamo non ci fa sperare in positivo. Dal punto di vista culturale, se si può definire così, ci sono tanti begli stimoli.

Le culture si stanno mischiando, si stanno capendo e, tra qualche anno, spero che si farà davvero un bel passo in avanti. Spero che ci sia tanta bella musica che veicoli messaggi utili, che insegni qualcosa. E che ci sia meno ignoranza su molti aspetti.

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