Gen 2: Teddy

Mi piacerebbe diventare un riferimento per i GEN 2 che vogliono continuare gli studi. Vorrei poter aiutare e dare l’opportunità di crescita al fine di raggiungere i propri obiettivi. Penso che il successo sia tale solo se condiviso. Io non mi ritengo assolutamente una persona di successo, ma mi piacerebbe far parte del successo degli altri e contribuire al cambiamento dell’Italia.

Quando è ora di presentarti cosa ti piace raccontare di te?

Teddy: Mi piace presentarmi dicendo “Ciao, piacere, sono Teddy e sono di Brescia”. Mi presento così perché non voglio che ciò che faccio influisca
sulla prima impressione che gli altri hanno su di me. Voglio che la mia personalità e la mia disponibilità parlino per me più dei titoli di studio e dove lavoro.

Quando ti chiedono da dove vieni cosa rispondi?

Teddy: All’estero rispondo che sono italiano e nessuno obietta, mentre quando sono in Italia rispondo che vengo da Brescia, precisamente zona Lago di Garda. Poi mi viene chiesto “Da dove vieni veramente?“ e rispondo “Sono italiano, ma i miei genitori vengono dal Ghana”. Questo non perché mi vergogni della provenienza dei miei genitori, anzi, credo sia importante rispondere in modo chiaro e onesto, affinché la persona che sta chiedendo abbia l’opportunità di interrogarsi, e magari capire che l’Italia sta cambiando.

Sai perché abbiamo “coniato” il termine GEN 2? Che ne pensi? Ti ci identifichi?

Teddy: Sì, e mi piace: unisce una generazione di persone che hanno origini diverse e che si sentono italiani. È un termine che unisce GEN 2 e non a lavorare affinché la diversità in Italia venga vista come una ricchezza.

C’è qualcosa che le persone sbagliano sempre su di te quando ti incontrano per la prima volta?

Teddy: In genere sbagliano il cognome e mi chiedono se il mio nome è effettivamente Teddy o è semplicemente un diminutivo di “Theodore”. E confermo, il mio nome è Teddy.

Sei laureato in informatica, raccontaci brevemente il tuo percorso di studi e i tuoi prossimi passi professionali.

Teddy: Ho iniziato a studiare Informatica e Telecomunicazione alle superiori, presso un ITIS in provincia di Brescia. Durante questo percorso mi sono sentito dire dai professori che non ero adatto alla materia; sono però fortunato ad avere una famiglia che crede in me e nelle mie capacità, dandomi la forza di andare avanti.

Alla fine dei 5 anni ero sempre più sicuro che il mondo dell’informatica mi appartenesse, e ho continuato ad approfondire la materia all’Università di Trento. Nel mio corso di laurea ero l’unico afrodiscendente e, nonostante ciò, non mi sono mai sentito a disagio, ma ho iniziato ad interrogarmi sul perché di questa situazione.

La mia esperienza universitaria è stata piacevole: ho trovato persone motivate, aperte, preparate e con uno sguardo verso l’Europa. Ho avuto la fortuna di vivere altri contesti tramite il programma Erasmus+: sono stato 5 mesi in Olanda, grazie a questa esperienza sono entrato a contatto con diverse culture e punti di vista che mi hanno fatto crescere molto. Ho proseguito poi la carriera universitaria in Svezia e Finlandia per studiare intelligenza artificiale e, un po’ spinto dal desiderio di vivere in un contesto internazionale, mi sono laureato quest’estate, e ho iniziato a lavorare per Microsoft in Estonia come Product Manager. Quest’ultimo traguardo è stata la chiusura di un cerchio iniziato nel nord dell’Italia e che non so se mi riporterà là dove sono nato e cresciuto.


Quali difficoltà hai incontrato e stai incontrando nel tuo percorso?

Teddy: Ho sempre percepito un alto livello di meritocrazia durante i miei studi, sia a livello professionale in Italia e sia all’estero. Tutto questo mi rende molto felice.

Mi piacerebbe però vedere più GEN 2 nelle aule universitarie: è dalle aule, a mio parere, che può iniziare il cambiamento verso un’Italia capace di vedere persone razzializzate come medici, professori o ingegneri.

Spesso si è scoraggiati a non continuare gli studi quando non si ha il giusto supporto familiare, oppure se i professori non dimostrano fiducia nelle tue capacità. Io, al contrario, incoraggio tutti i GEN 2 a credere in se stessi e lavorare per raggiungere i propri sogni.

L’informatica è spesso vista, in relazione a noi persone razzializzate, come un settore più adatto a persone indiane, pakistane, srilankesi, ecc. (da sempre reputate come più intelligenti di altri gruppi etnico-razziali). Perché pensi che questo accade e in che modo possiamo cambiare questa visione?

Teddy: Non penso che queste etnie vengano propriamente ritenute più intelligenti, semplicemente il settore informatico è costituito dalla loro prominente presenza. Fanno spesso parte dell’élite manageriale di grandi aziende multinazionali e nei settori tech, per questo è facile associarli a questa disciplina.

Secondo me, questa visione può essere cambiata creando più diversità nel settore dell’informatica, e tutto questo può essere raggiunto con la crescita dell’interesse sull’argomento.

Secondo te, il settore informatico attuale è inclusivo e diversificato?

Teddy: Dipende dove si guarda, ma posso dire che il settore si sta muovendo sempre di più verso l’inclusività. Dalle più grandi multinazionali alle startup lo sguardo va a come rendere il team più eterogeneo, non solo a livello di skill, ma anche di background culturale e genere, anche perché aiuta ad alimentare discussioni costruttive e innovative.

Di cosa vai più fier*?

Teddy: Sono fiero di essere italiano e della persona che sto diventando.

Mi piacerebbe diventare un riferimento per i GEN 2 che vogliono continuare gli studi. Vorrei  poter aiutare e dare l’opportunità di crescita al fine di raggiungere i propri obiettivi. Penso che il successo sia tale solo se condiviso. Io non mi ritengo assolutamente una persona di successo, ma mi piacerebbe far parte del successo degli altri e contribuire al cambiamento dell’Italia.

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