Gen 2: Selina

Bonjour! Sono Selina, ho 28 anni, veronese afro-italiana che ha vissuto fra Verona e Bruxelles. Ho una casa editrice specializzata in letteratura africana, dove valorizzo autrici e autori africani e afrodiscendenti, e sono organizzatrice del Salone della letteratura Africana in Belgio. In genere mi piace dire che sono una figlia del mondo e della globalizzazione!

Quando è ora di presentarti cosa ti piace raccontare di te?

Racconto sempre che sono nata a Verona e ho vissuto in Italia, a Bruxelles e a Boston, e che parlo sei lingue. Mi descrivo come una persona multiculturale, di tutti i Paesi e nessuno allo stesso tempo. 

Raccontaci del tuo percorso!

Come dicevo, sono italiana e congolese e sono nata a Verona nel 1995

All’età di 5 anni i miei genitori hanno trovato lavoro in Belgio: da una settimana all’altra ho dovuto imparare una nuova lingua, il francese, che non parlavamo in casa, e mi sono trovata circondata da nuovo cibo, nuovi odori, un’architettura diversa e nuove persone che non parlavano italiano.

All’inizio è stato un vero shock culturale. La mia famiglia non assomigliava alla famiglia “tipo” neanche in Italia, essendo mia madre italiana e mio padre congolese, ma le differenze in Belgio erano più evidenti all’inizio. 

Ad ogni modo, vivendo a Bruxelles, una capitale europea con tante grandi istituzioni, ho potuto esplorare un panorama più ampio, trovare persone che mi somigliavano, multietniche come me. Ho apprezzato anche la facilità di andare nel Quartiere Africano per mangiare cibo tipico e il poter gironzolare per mostre o concerti internazionali. Bruxelles ti apre un mondo che purtroppo esiste ancora troppo poco in Italia. 

Nonostante tutto, mi è sempre mancata l’Italia. Ho studiato Biotecnologie e Giurisprudenza, e per questo motivo ho deciso di frequentare una parte dell’università a Verona. 

Ad oggi, lavorare nel mondo culturale mi ha fatto capire molto della società, di me stessa, delle sfaccettature culturali e delle lingue, e mi ha sensibilizzato ai diritti umani in senso ampio. Poco a poco mi sono introdotta in Think Tanks e diverse organizzazioni di gioventù, cosa che ha alimentato la mia curiosità per la politica, che ritrovo in ogni cosa. 

Quando ti chiedono “da dove vieni” cosa rispondi?

Bella domanda! In genere, dico per prima cosa che sono italiana! E che sono nata a Verona da una famiglia italiana e congolese

Ma questa domanda la ricevo soprattutto in Italia, dove la multiculturalità è ancora poco compresa, malgrado sia presente da secoli. 

La cosa divertente è che in Belgio mi sento italiana, e in Italia, belga! 

Con gli anni ho smesso di sentire che dovevo scegliere o preferire una sola identità tra quella italiana, belga o congolese, anche se le identità multiple sono difficili da concepire per molta gente. La mia identità è multi-sfaccettata e multidimensionale. E ogni Paese in cui ho vissuto e le persone che ho incontrato mi hanno reso quella che sono, non devo “scegliere”.

Spesso abbiamo questa percezione che all’estero siano più avanti dal punto di vista di discriminazioni e di razzismo. È davvero così? Com’è la situazione in Belgio?

In parte è vero, le discriminazioni e il razzismo si vivono in modo diverso rispetto all’Italia. Purtroppo, esistono eccome, solo in modo diverso

Qui nessuno mette in dubbio il tuo essere belga, almeno all’inizio. In Italia, invece, le discriminazioni arrivano già dagli abitanti in modo esplicito e vocale, con confronto diretto. Nel Nord avvengono in modo più discreto e insidioso. 

Per esempio, nel farsi degli amici, sul mondo del lavoro, nella società, dove devi sempre fare di più e meglio, e dove la mediocrità non è accettata solo se riguarda te. 

Faccio un esempio concreto: pur essendo stata residente in Belgio per quasi tutta la mia vita, ottenere la cittadinanza belga, pur essendo già italiana, è stata un’impresa più che difficile. 

Vedevo i miei amici stranieri e bianchi a scuola con me, che, con persino meno anni di residenza e con le stesse competenze e requisiti, riuscivano a ottenerla uno dopo l’altro, e io rimanevo senza. È stato uno dei momenti in cui mi sono resa conto che la giustizia aveva un nome ed un colore. Pur non avendone bisogno è stato un momento di crisi per me non riceverla facilmente, benché fossi perfettamente integrata, parlassi il francese e avessi studiato lì. 

Il senso dell’umorismo della vita ha fatto sì che le mie prime elezioni da cittadina belga, dove potevo votare per le Elezioni Europee, Federali e Regionali, fossero anche quelle in cui ero candidata a livello Europeo per rappresentare il Belgio! 

Secondo te, da GEN2 è più facile entrare in politica all’estero o in Italia? Quali sono state le sfide che hai incontrato?

Purtroppo, pur essendo difficile, rimane più facile entrare in politica all’estero, per un semplice motivo: le opportunità

L’Italia rimane ancora molto conservatrice e vecchio stampo. Anche per i progressisti, purtroppo, tutto ciò che devia dall’uomo di mezza età, bianco, cattolico, è “anomalo” e non rappresentativo. Poco a poco la politica si fa più giovane, donna, ma la diversità tarda nei posti importanti, e quando c’è non è accolta bene –  vediamo per esempio Cécile Kyenge

La diversità e la multietnicità esistono pure in Italia e gli italiani multietnici ci sono anche all’estero! 

Bisogna assolutamente modernizzare la politica, che è sempre stata diversificata. L’Italia vuole dimenticare che è sempre stata multietnica, con popoli diversi, che si sono mescolati, ancora prima della sua creazione nel 1861. 

Ho incontrato moltissime sfide anche in Belgio. Nessuno della mia famiglia è in politica, sono giovane, sono donna, non sono bianca, sono editrice e non lavoravo direttamente in politica. Nei dibattiti pubblici e nei media sembravo a prima vista “meno credibile” per molti stereotipi inconsci che ha ancora la società. 

Poco a poco, durante la campagna, mi si sentiva parlare, i temi che portavo hanno colpito e ho ottenuto 17.294 voti di preferenza nel Belgio francofono, il sesto miglior voto della lista Europea del partito. Sono contenta non soltanto per orgoglio personale, ma anche perché questo voto manda un segnale forte sui bisogni della gente, la gente ha bisogno di politica fatta in modo diverso, con persone nuove che non siano soltanto di supporto o nel retroscena. 

Cosa ti ha spinto a candidarti in queste elezione europee 2024 in Belgio? Raccontaci della campagna e del tipo di clima hai percepito. Hai subito discriminazioni?

La sfera politica europea mi ha sempre affascinato, l’interazione di tanti stati membri fra di loro e con il resto del mondo su tante materie. E paradossalmente è un livello poco coperto e molto discreto, ma che governa oltre il 70% delle leggi nazionali. Proprio per questo mi ha incuriosito. 

Però, proprio perché questo livello rimane nell’ombra, è il meno rappresentativo della popolazione con meno di 10 donne razzializzate e pochissimi under 30 su più di 700 parlamentari Europei

Ho cominciato a cercare di semplificare il discorso e avvicinare i giovani come me alla politica Europea, e la mia sensibilizzazione sull’importanza del voto europeo si è trasformata 10 anni dopo in candidatura alle Elezioni Europee. È un onore rappresentare, portare voce a persone più invisibilizzate e cercare a mio modo di scuotere il sistema. 

La mia campagna è stata assai movimentata e appassionante! È stato importante in primo luogo identificare per me i valori primordiali da trasmettere, e vedere attraverso quali canali farlo. 

Come fare capire che la colonizzazione ha ancora un impatto enorme sulla gente, sui diritti umani, sulla cultura, sull’educazione e sull’economia, oltre ad avere impatto su chiunque e non soltanto le persone razzializzate? Come dobbiamo andare avanti come società e come posso trasmettere il messaggio? 

Sono temi ancora un po’ tabù, e soprattutto sconosciuti a molti, eppure è la storia. Questi temi danno fastidio e sono ricevuti in modo polarizzato e polarizzante dalle persone, perché scuotono realtà o normalità innate e confortevoli. 

Ho colto le reazioni di molti come analisi scientifiche e sociologiche, soprattutto con l’estrema destra che libera una parola anti-diritti umani. Ho vissuto situazioni in cui sono stata silenziosamente discriminata; a volte, la mia parola e i miei discorsi venivano sminuiti. Ciò che mi ha colpito di più è stato non essere ascoltata quando parlavo di antidiscriminazione e antirazzismo, mentre persone non razzializzate che dicevano le stesse cose venivano prese sul serio. Però con l’avanzare del tempo e della campagna vedevo sempre di più i risultati positivi dei miei discorsi, delle mie azioni, e questo mi dà speranza per il futuro.

Quali sono le tue riflessioni e commenti sui risultati di queste Elezioni Europee?

I risultati di queste Elezioni Europee sono estremamente preoccupanti

La nostra partecipazione era motivata dalla necessità di salvaguardare i diritti umani. Ho realizzato un video sui miei social per spiegare tutto ciò che perderemmo se la destra e l’estrema destra vincessero in massa. Basta osservare le commissioni e i parlamentari che difendono i diritti umani, delle donne, delle persone marginalizzate, LGBTQIA+, e il clima; tutto è visibile sul sito del Parlamento Europeo.

Per cominciare, nella prossima legislatura ci sarà pochissima diversità etnica e di età, poiché molti candidati con queste caratteristiche erano in posizioni basse nelle liste elettorali. Questo porterà ad avere poche persone nel gruppo ARDI (Antiracism and Diversity Intergroup), un gruppo di parlamentari che potrebbero fare pressione per maggiore intersezionalità e antidiscriminazione nelle varie commissioni in cui si votano le leggi europee che poi saranno adottate dagli stati membri.

Un semplice voto ha molte implicazioni. In cinque anni di mandato succedono tante cose, e molto del lavoro progressista può essere cancellato in pochissimo tempo. 

Anche i diritti già acquisiti possono essere messi in discussione, come stiamo vedendo con i diritti delle donne, l’accesso all’aborto e i diritti riproduttivi in Italia, Polonia e Ungheria, e questa tendenza potrebbe diffondersi ulteriormente.

Le leggi migratorie sempre più restrittive e anticostituzionali continuano a livello europeo con il Migration Pact appena votato, che impone leggi severe ai Paesi membri. Anche a livello locale ci sarà un impatto potenziale su ogni persona razzializzata, con controlli di documenti sempre più frequenti e violenze della polizia sempre più intense. 

Il messaggio inviato è che la migrazione deve essere unidirezionale, anche se destabilizziamo i Paesi terzi per le loro risorse o vantaggi.

L’estrema destra normalizzata in ogni Paese ricorda un brutto periodo della storia che molti hanno cercato di dimenticare. Dobbiamo continuare a salvaguardare la democrazia!

Come ti vedi tra 5 anni? Hai in piano di tornare e fare politica in Italia?

Fra 5 anni mi vedo amplificare le mie esperienze lavorative e che il terreno che ho trovato arido su vari aspetti sia un po’ più accogliente per amplificare il messaggio. 

Spero di normalizzare la mia presenza e la presenza di persone come me per creare un fronte e un messaggio forte mi sembra la cosa essenziale! Ma voglio continuare anche gli eventi culturali e multiculturali in Belgio. Torno spesso in Italia e per me tutto è politica. Considero che la faccio già in senso largo, e sono regolarmente in contatto con alcuni politici italiani, vedremo in futuro! 

Infine, di cosa vai più fiera?

Vado molto fiera del mio percorso

Già per quanto riguarda la diffusione della letteratura Africana attraverso éditions Mabiki, organizzare eventi intorno alle conoscenze Africane. 

Far vedere che le conoscenze hanno impatto nella nostra società moderna, sul rispetto di ognuno in questa società è importante, ed è importante che iniziative così esistano. 
Vado anche molto fiera di essere stata capace di aver fatto politica in modo diverso, nuovo e impattante! Con i miei mezzi limitati e le mie risorse, oltre alla mia volontà, sono riuscita a diffondere un messaggio importante che è risuonato e piaciuto alla gente.

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