Gen 2: Sara K. Compaore

Dalla moda alla cura dei capelli

Ti è mai capitato di iscriverti a un corso professionale – di qualsiasi tipo – e dopo averlo detto in giro di scoprire che molte più persone di quante credessi hanno la tua stessa esigenza? Perché la storia che ti raccontiamo oggi inizia proprio così e si realizza contro ogni probabilità in piena pandemia, il suo nome è Sara K. Compaore.

Quando ti chiedono da dove vieni cosa rispondi? 

S:Rispondo che sono del Ghana/Burkina Faso, ma sono nata in Italia. Soprattutto perché sono molto legata alle mie origini.”

Sai perché abbiamo “coniato” il termine GEN 2? Che ne pensi? Ti ci identifichi?

S:“No, però credo indichi la parola seconda generazione. Sì, mi ci identifico e allo stesso tempo non mi dimentico che noi siamo i primi ad avere tutte le capacità – linguistiche, sociali ecc… per arrivare a quel cambiamento a cui tutti ambiamo.”

C’è qualcosa che le persone sbagliano sempre su di te quando ti incontrano per la prima volta?

S:Forse tutto, forse niente. Però ho imparato che non sta a me cambiare le convinzioni di nessun*. I limiti delle altre persone non sono i miei.”

Quello che fai ora è quello che hai sempre voluto fare?

S:“Ah, bella domanda! Non mi sono mai detta ‘voglio fare questo nella vita’, ho fatto tanti lavori – dalla modella, alla commessa, alla visual merchandiser in negozi di lusso – ma dovevo sempre scendere a compromessi: inibire una o più parti di me. Ora non solo sono imprenditrice e sono libera, ovvero non mi devo nascondere, o modellare o omologare. Come insegno alle mie clienti oltre a prendersi cura dei propri capelli da un lato pratico, bisogna farlo anche e soprattutto da quello psicologico e perciò non opprimersi.”

Come e quando hai deciso di occuparti di capelli ?

S:È sempre stata una mia forte passione, poi si è tramutata in interesse e in seguito in studi professionali. Inizialmente mi ero iscritta a quei corsi per me stessa e senza avere l’idea di fondare un brand in mente, poi è successo: è nato She’s Royal.”

Qual è secondo te il gap più grande in questo mercato?

S:“Ci sono tanti gap, dipende dalla propria prospettiva. Io ne ho voluto colmare uno, soddisfando nel mio piccolo le esigenze delle donne, uomini, bambini e bambine con i capelli Afro e Afriricci.” (Proprio come me). Si sa che viviamo  in una realtà in cui lo standard si allontana dalla nostra estetica e ciò si riflette in ogni suo aspetto”.

Quali tipologie di capelli sono poco fornite dai brand mainstream?

S:Quelle su cui è facile trovare informazioni scientifiche e tricologiche sulla struttura/anatomia e conseguenti esigenze del capello più riccio (Afro in particolare). A me spaventa che i più grossi brand per capelli ‘afro’ non sono stati pensati per capelli afro e sono proprietà di colossi che sono ben distanti da questo mondo, proprio come la maggior parte di  ciò che riguarda l’estetica nera.”

Quali difficoltà hai incontrato o stai incontrando nel tuo percorso?

S:“Me stessa. È una continua sfida personale e quando è così, nonostante i grossi risultati ottenuti, non trovi un momento per dirti ‘brava’ perché si muove tutto così velocemente e penso sempre al mio prossimo passo.”

Di cosa vai più fiera?

S:“Probabilmente ciò che mi rende più fiera sono le persone che usano She’s Royal e si rendono conto che per anni hanno vissuto in un’illusione: cresciuti pensando che la difficoltà fosse nei nostri capelli, quando in realtà loro erano i mezzi e l’approccio. Ci voleva la persona e il brand in grado di farlo; mi rende fiera esserlo.”

La pandemia che impatto ha avuto sul tuo lavoro?

S:“Ho lanciato il Brand in piena pandemia nel dicembre 2020, avendo lavorato fino ad allora in ambito retail e moda, quel primo periodo a casa mi ha fatto capire che non avevo più scuse per rimandare ulteriormente questo progetto. Da lì è stata una strada tutta in salita.”

E sulla tua vita più in generale?

S:“Mi ha fatto capire il valore della libertà in tutti i sensi. Realizzare che i limiti che sin da piccola mi sono posta a causa di mancati riferimenti potessero essere superati. La libertà di essere consapevole di poter avere una visione e obiettivi più ampi.

A quasi 2 anni da maggio 2020, senti che le cose stanno cambiando anche in Italia? Se sì, come?

S: “Sì, credo sì. Anche se l’Italia ha ancora molta strada da fare, pian piano le cose si stanno muovendo. Forse aggiungerei che comunque anche noi GEN 2, essendo parte di questo paese, non dovremmo solo aspettare il cambiamento: occorre attivarci.”

Come ti vedi tra 5 anni?

S: “Non dico nulla sulle mie aspettative di carriera, per scaramanzia. L’unica cosa che posso dire è libera e felice: proprio come lo sono ora.”

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