Gen 2: Omar Hakki

Identità e conversazioni difficili

La prima volta che ci siamo imbattute in Omar Hakki è stato grazie a un video su Tik Tok, piattaforma su cui è molto attivo con contenuti tanto ironici quanto divulgativi su che cosa significhi avere una disabilità motoria. Proprio per questo lo scorso dicembre in occasione della giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità gli avevamo chiesto di realizzare per Colory* un contenuto che potesse far comprendere alla nostra community quanto sia abilista la nostra società perché trascura quelli che sono diritti fondamentali di chi non è abile. Questa volta invece abbiamo voluto fargli qualche altra domanda circa l’intersezionalità che esiste nell’avere un nome considerato “straniero” e una disabilità.

Quando è ora di presentarti cosa ti piace raccontare di te?

OH: “Di solito inizio sempre presentandomi con il mio nome accompagnato da un sorriso, ma la cosa che mi piace in assoluto è raccontare della mia disabilità.”

Quando ti chiedono da dove vieni cosa rispondi?

OH: “Dico sempre che sono Italiano però ci sono alcune persone che dopo aver detto di essere italiano mi iniziano a fare domande del tipo: ‘che origini hai?’, ‘perché sei in Italia?’ o ancora ‘I tuoi genitori sono italiani?’  però la risposta più brutta da sentire ti dicono che dovresti dire di essere marocchino perché non sei italiano. Fortuna che non tutti sono così.”

 Sai perché abbiamo “coniato” il termine GEN 2? Che ne pensi? Ti ci identifichi?

OH: “Sì, con il termine GEN 2 si intende la seconda generazione, i figli di immigrati che vivono in Italia. Mi ci identifico molto perché noi giovani GEN 2 stiamo combattendo contro le discriminazioni e le difficoltà che incontriamo, affondando le nostre origini fuori da questo paese; cercando appunto attraverso i social, le manifestazioni e le varie associazioni di cambiare la visione su queste problematiche che ci limitano ancora oggi.”

C’è qualcosa che le persone sbagliano sempre su di te quando ti incontrano per la prima volta?

OH: “Sì, ci sono alcune persone che quando mi incontrano per la prima volta, cercano di mettermi in difficoltà facendomi domande molto private e intime che normalmente non si dovrebbero fare soprattutto a noi che abbiamo una disabilità motoria.”

Quali difficoltà hai incontrato/stai incontrando nel tuo percorso?

OH: “Nel mio percorso ho incontrato molte difficoltà ma quelle che affronto spesso nella mia quotidianità sono le barriere architettoniche, il confronto con altr* circa la mia disabilità e il razzismo (alcune volte).”

Com’è avere una disabilità motoria e un nome “straniero” in Italia?

OH: “Vivo bene la mia disabilità qui perché ci sono appunto dei sostegni in termini di ausili ecc… che ti aiutano nella vita di tutti i giorni. Nel corso della mia vita molte volte sono stato preso di mira da persone che mi prendevano in giro sia per il mio nome, per il mio cognome, e anche per la mia disabilità, però crescendo non ci faccio più caso come prima e ho imparato ad affrontare con intelligenza queste situazioni.”

Credi si possa fare di più in termini di accessibilità?

OH: “Sì, bisognerebbe partire con il rendere più accessibili tutti i posti e i mezzi pubblici ed abbassare il costo degli oggetti/macchinari utili alle persone affette da disabilità. Ad oggi i prezzi sono esageratamente alti e diventano un problema per chi necessità invece di quei particolari ausili per agevolare la propria situazione.”

C’è qualcosa che sei stanco di sentirti dire? Perché vorresti che la gente smettesse?

OH: “Sono stanco di sentirmi chiedere che origini abbia quando dico che sono italiano ed essere insultato per la mia disabilità. Vorrei che le persone con queste opinioni smettessero di criticare e giudicare gli altri senza motivo e iniziasse a mostrare una più grande apertura mentale. Se non superiamo questi comportamenti le generazioni future faranno il nostro stesso errore.”

Di cosa vai più fiero?

OH: “Sono molto fiero di avere la distrofia muscolare perché mi ha aiutato ad essere più responsabile, paziente, coraggioso, positivo e  a non mollare mai in qualsiasi situazione. Se avessi avuto la possibilità – prima di nascere – di scegliere se essere normale o disabile, avrei scelto sicuramente la seconda opzione, perché senza la mia malattia non sarei la persona che sono diventato oggi.”

Che fai nella vita?

OH: “Nella vita di tutti i giorni faccio fisioterapia, allenamenti fisici in casa e come sport faccio il Baskin, che sarebbe il Basket classico ma rivisitato dove giocano disabili, donne, uomini e ragazzini di età diversa. Penso che sia uno sport molto divertente ed inclusivo senza distinzioni, ti insegna nel vero senso della parola cosa significa ‘il gioco di squadra’. In questo momento ho preso un anno sabbatico per capire meglio se voglio lavorare o fare un’altra Università… Spero di fare la scelta giusta.”

Quello che fai ora è quello che hai sempre voluto fare?

OH: “Prima di prendere l’anno sabbatico, ho frequentato l’indirizzo di Nuove Tecnologie dell’Arte nell’Accademia di Belle Arti di Urbino, ma non mi dava molti stimoli creativi. Era poco appagante, così ho deciso di lasciarla senza rimorso.”

Di recente ho visto che hai preso la patente, hai mai ricevuto domande strane a riguardo prima e dopo?

OM: “In realtà non ho ricevuto domande strane, ma le uniche che mi vengono fatte tutt’ora sono: Come riesci a guidare?, Quali sono le modifiche al veicolo che ti permettono di guidare? Hai un pilota automatico? E per finire, hai già comprato l’auto oppure la hai già?”

Come ti vedi tra 5 anni?

OM: “Tra 5 anni spero di essere ancora stabile con la mia malattia, fidanzato, fare ciò che mi piace, seguire i miei sogni, aiutare gli altri, andare in pellegrinaggio alla Mecca ed essere più indipendente.”

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