Gen 2: Mel

Piacere, sono Mel! 

Una persona introversa ma molto empatica, forse troppo. Segno del Drago secondo il mio anno di nascita, dei Gemelli come mese, sogno a occhi aperti e vivo in mondi fantastici simili a Hogwarts e Pandora, il pianeta di Avatar. Allo stesso tempo, la realtà mi prende a botte in testa e la mia attenzione si sofferma su ambiente e animali, per questo, non a caso, sono veganə.

Per cominciare, quando ti chiedono di descriverti cosa ti piace raccontare di te?

Durante un’interazione sociale se dovessero chiedermi di descrivermi, direi subito di essere un po’ fuori dal comune

A strati, come una cipolla, per cui si arriva agli strati più profondi solo dopo aver visto che non resto facilmente impressionatə, ma che ho bisogno di osservazioni e conversazioni profonde. In genere, se le condizioni sono favorevoli, mi presento come persona vegana e non-binary nella speranza che nessunə scappi a gambe levate. 

Amo leggere, dai libri ai manga giapponesi e molto altro. Il disegno è sempre stato il mio piccolo hobby fin da tempo immemore e il mondo del tatuaggio e piercing mi intriga tantissimo. Oltre a questo adoro guardare film, serie TV, drama, anime, ciò che riguarda il cinema e tutto quello che c’è dietro è molto interessante ai miei occhi. Anche giocare: dai giochi da tavolo ai videogiochi (soprattutto aggiungerei), dove tutto è possibile, l’invincibilità è nelle nostre mani, il potere di creare e distruggere, la possibilità di essere chi vorresti senza il timore di mostrare parti di te su cui si creerebbero discussioni, o diventare una persona completamente differente. Insomma, dove si può creare un mondo perfetto, o quasi. 

Aggiungo anche che natura, cristalli, fiori, e piante, mi catturano, e non è da meno l’universo, le costellazioni, il mistero più grande che abbiamo ogni giorno sopra le nostre teste e che, salutato il Sole, diventa ancor più bello e ipnotizzante con l’innalzarsi della Luna. Come ultimo ma non per importanza, la musica. I Metallica ed Elvis Presley sono stati i miei primi grandi amori a rapirmi completamente, da lì ascolto letteralmente di tutto.

Come dicevo, sono un po’ fuori dal comune. Togliamo un po’.

Il nome di questa rubrica è “GEN2”, sai cosa significa? Ti identifichi in questo termine?

Sinceramente, non sapevo esistesse un termine per raggruppare persone con un passato o storia simile, quindi è un po’ nuovo per me. Non saprei dire con certezza di potermi definire GEN2, ma forse sì. 

Ho origini filippine, inglesi e italiane (precisamente napoletane). Sono natə in Italia e questo trio delle mie origini mi ha travolto, ma adesso lo abbraccio con molta più consapevolezza di come facevo in passato. 

Lato paterno, ho mia nonna e il suo compagno in Inghilterra, due zie al Nord Italia e avevo i miei zii a Nola, in Campania. I parenti materni sono per la maggior parte nelle Filippine, a Manila. In Italia, ho solo uno zio e tre cugini che vivono a Milano.

Oltre all’italiano, parlo l’inglese e capisco il tagalog ma faccio fatica a comunicare per colpa della scuola d’infanzia. Da piccolə parlavo solo inglese e tagalog, e per imparare bene l’italiano le maestre consigliarono a mia madre di parlarmi esclusivamente in italiano, cosa che mi ha portatə a perdere la padronanza della lingua. Grazie a mio nonno materno ho ripreso a parlare tagalog e purtroppo dopo la sua scomparsa, oltre a chiudermi in me stessə, ho abbandonato anche la lingua. Oggi lavoro al centro di Roma e la voglia di riprendere le lingue che scorrono nel mio sangue è tornata, come sta tornando piano piano anche la padronanza del tagalog. 

Avere diverse origini era qualcosa che si faceva sentire soprattutto a scuola. Durante gli anni della scuola primaria, mi devastarono i commenti sulla mia pelle, sui tratti del viso e sulle abitudini che avevo e che ho tutt’ora. Solo crescendo ho capito che tutte queste cose sono delle caratteristiche uniche e personali, che devo custodire senza permettere a nessuno di usarle per ferirmi. Anzi, le devo difendere e mettere ancora di più in risalto, perché sono unicità bellissime.

C’è qualcosa che le persone sbagliano sempre quando parlano di te o quando ti incontrano per la prima volta?

Le persone quando mi incontrano per la prima volta, ovviamente sbagliano il modo in cui si rivolgono a me supponendo il pronome che l’occhio dà. 

Dico ovviamente perché non ne faccio un dramma, sapendo che purtroppo il neutro non è stato ancora integrato in italiano per un’inclusività completa e per evitare errori e disagi di questo tipo. Parlo di disagi perché è ciò che provo quando succede. È paradossale che debba provarlo io, anziché la persona che ha sbagliato. 

Tra sconosciuti e amici c’è questo sbaglio in comune. L’unica differenza è che dagli amici mi aspetto più attenzione e più riguardi nel voler imparare correttamente il pronome che utilizzo, sapendo come realmente mi sento  dietro le quinte, quando capita l’errore e tutto ciò che questo comporta

In generale, quali difficoltà hai incontrato o stai incontrando nel tuo percorso come GEN 2?

Le difficoltà che ho incontrato e, purtroppo, incontro ancora oggi come GEN 2 sono le stesse che vivevo ai tempi della scuola.

Oltre ai commenti cattivi e sprezzanti, col tempo si sono aggiunti gli insulti in treno a me e mia madre da parte di “persone adulte”, cosa che in me ha scatenato un istinto di protezione nei suoi confronti, quando è capitato che più persone abbiano iniziato ad attaccarla verbalmente. Purtroppo, mi ci è voluto parecchio tempo per rispondere a tono a queste persone ignoranti. 

Questi brutti episodi mi hanno portato, purtroppo, a conoscere il razzismo.

In quanto persona non binaria, qual è il tuo rapporto con la comunità LGBTQIA+ italiana? Ti senti accettatǝ?

Dalla comunità LGBTQIA+ mi sento accettatə e molto spesso, tramite i social, ricevo la spinta di continuare a essere la persona che sono e non nascondermi o, peggio ancora, pretendere di non essere ciò che sono, ovvero semplicemente me

Per fortuna, non ho ancora ricevuto un blocco da parte di una qualsiasi persona della comunità in modo diretto, vedo solo come alcune si azzuffano nei commenti sotto a un post, facendo solo risaltare che non riescono a comprendere, e tutto diventa preda di chi diffonde odio.

Purtroppo non tuttɜ capiscono e riconoscono le persone non binarie, tu come vivi l’essere razzializzatǝ e non binariə fuori e dentro della comunità LGBTQIA+?

Riguardo alle persone sconosciute o semplici conoscenti, sto imparando a non darci troppo peso. In fondo, chi sono loro per me? Non nego che se le persone imparassero a usare il neutro anche e soprattutto per rivolgersi ad unə sconosciutə sarebbe molto rincuorante. 

Rimango fiduciosə nell’intelletto umano, questo vale anche per la questione del razzismo. Ho una piccola speranza che questa ideologia che le persone creano basandosi sull’aspetto esteriore man mano diminuisca fino a sparire, realizzando così che alla fine tutti veniamo dallo stesso posto, con le nostre caratteristiche uniche, e che si riesca finalmente a vedere la bellezza che c’è in questo. 

Cosa ne pensi del mese del Pride? Quali sono secondo te le sue criticità o le mancanze su cui la comunità LGBTQIA+ deve ancora lavorare?

Il Pride, iniziando a frequentarlo ogni anno, mi ha spinto a uscire dal guscio. Vedo tutte le persone godersi sé stesse, piangere alle parole che si dicono durante i dibattiti e urlare a gran voce tutta la rabbia che questo mondo ci provoca. 

Le tematiche trattate durante il mese del Pride investono a 360° tutte le persone della comunità, alleatə compresə. Forse sarebbe interessante far parlare le persone transfobiche, così da creare una discussione costruttiva per far capire loro il vero senso di INCLUSIVITÀ.

Ultima domanda, come ti vedi tra 5 anni? Ci sono progetti o sogni nel cassetto? Facci uno spoiler…

Questa domanda, adesso, è molto toccante perché mi permette di fantasticare sul futuro.

Sicuramente, spero che i miei piccoli sforzi e i contributi che do alla Terra vengano compresi e applicati. Iniziando semplicemente con il rispetto per chiunque, dal pianeta che ci ospita, alla sua vegetazione e a ogni essere che ci vive sopra.
Pensare di potersi godere la pace, ovunque si sta ora è un lusso e un sogno, perché non realizzarlo? Assieme alla persona a me più vicina al cuore, tirare quel sospiro che dice tutto, dentro casa nostra, camminando per strada, permettendoci di stare con la testa tra le nuvole in giro, con meno peso in testa, senza vergognarsi delle cicatrici sul petto e gioire per non dover più utilizzare il binder.

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