Gen 2: Madior Fall

Siamo all’inizio di qualcosa di grande

Con l’inizio della Milano Fashion Week, noi di Colory* abbiamo pensato di dare spazio e visibilità ai nuovi talenti GEN 2 che stanno infuocando la scena della moda italiana e internazionale.

In questo racconto di GEN 2 conoscerai una storia piena di speranze, di nuove opportunità e di difficoltà (quelle non mancano mai) sostenute con la consapevolezza di poter affrontare tutto, un passo alla volta.

Quando è ora di presentarti cosa ti piace raccontare di te?

Mi presento dicendo “Ciao mi chiamo Madior e studio al Politecnico di Milano.”. L’università non è la mia occupazione principale ma quando mi presento mi piace dirlo per primo per evitare che ci siano pregiudizi sulla mia occupazione principale. Sono abbastanza riservato e quando mi presento, in generale, preferisco capire bene chi ho davanti per questo faccio molte domande.

Quando ti chiedono da dove vieni cosa rispondi?

A questa domanda rispondo sempre dicendo: “Vengo da Milano”, ma è sempre seguito dalla domanda: “Sì, ma da dove vieni veramente?”. A quel punto spiego che è un po’ complicato. Sono italiano nato a Parigi. Mio padre è di famiglia senegalese cresciuto in Italia mentre mia madre è romana. Le mie origini per me sono molto importanti ma non riesco a non sentirmi italiano essendo cresciuto qui la maggior parte della mia vita.

Sai perché abbiamo “coniato” il termine GEN 2? Che ne pensi? Ti ci identifichi?

GEN 2 immagino che stia per “persona di seconda generazione” quindi italian* con genitori arrivati in Italia. Da piccolo pensavo di essere uno de* poch* GEN 2 in Italia ma crescendo ne ho visti sempre di più. È un termine in cui mi ci identifico assolutamente. Mio padre è arrivato in Italia all’età di due anni nel ‘64 e oserei dire che sia stato il primo senegalese con il passaporto italiano, è un GEN 1.

C’è qualcosa che le persone sbagliano sempre su di te quando ti incontrano per la prima volta?

Sbagliano spesso le mie origini e rimangono increduli dal mio essere italiano e senegalese. E spesso sento frasi come: “Ma parli benissimo italiano!” oppure “Non ci credo che sei senegalese…”

Essere mixed, molto spesso, comporta che le persone di entrambe le tue etnie non ti vedano come uno di loro. L’incredulità dura 30 secondi poi capiscono che nelle mie vene scorre sia sangue senegalese e sia quello italiano.

Descrivi brevemente la tua esperienza nella moda che ti ha portato poi alla Fashion Week e com’è stato parteciparci.

Ho iniziato per caso, sono stato “scoutato” nella metro a Milano. Inizialmente, era più un modo per fare qualche soldino anche perché il mio piano principale era l’università. Nel tempo è diventato sempre più importante e si è evoluto in quello che oggi è per me un vero e proprio lavoro. La Fashion Week inizialmente era un’occasione per essere scoperto da nuovi brand. Ora è più un momento per fare networking, divertirsi agli eventi ma soprattutto viaggiare.

Come sei passato dalla moda alla recitazione nella serie Netflix “Zero”?

Anche questa esperienza è successa per caso. La recitazione era una cosa che volevo fare da sempre, e quando una mia amica mi girò il casting per Zero, la vidi come un’occasione unica, perché non avevo mai visto un progetto che includeva ragazz* di seconda generazione in Italia.

All’inizio non fu facile perché, essendo la mia prima esperienza nel cinema e venendo da un background di moda, ho dovuto distruggere molti schemi mentali che si erano formati con gli anni nella moda. La serie Zero mi ha permesso di capire quanto la recitazione mi rendesse felice e una volta concluse le riprese ho deciso di iniziare il mio percorso nel cinema.

Hai esperienza sia nel campo della moda che del cinema/televisione. Pensi che in Italia le persone GEN 2 abbiano abbastanza spazio per entrare in questi settori?

Ora è il momento migliore per farlo, di spazio ce n’è a bizzeffe. In Italia, vedere de* GEN 2 nel cinema o nella moda è una novità per questo è più difficile crearsi il proprio spazio ma siamo all’inizio di qualcosa di grande. Il cinema in Italia sta attraversando una fase di rinnovo, dove nuovi visi e volti stanno pian piano emergendo. La strada da percorrere è lunga ma la mia speranza è quella di vedere un’Italia, dal punto di vista del cinema e del mondo mediatico, come l’America di oggi con persone di tutte le etnie.

Quali difficoltà hai incontrato/stai incontrando nel tuo percorso?

Le difficoltà nel mondo del cinema e della moda sono infinite.

Sono lavori belli e divertenti e sono grato di poterli fare ma allo stesso tempo sono psicologicamente difficili da gestire. Lavorare in questi settori comporta il fatto di essere sempre giudicati, per l’aspetto fisico, ma anche per la personalità ed il modo di comportarsi. Molte persone infatti sviluppano un’ossessione per loro stessi e per la loro apparenza che può farli soffrire se per esempio non vengono scelti per un lavoro.

È un mondo privo di stabilità quindi non hai la certezza che lavorerai in futuro e soprattutto è molto facile essere rimpiazzati.

Il fatto anche di viaggiare spesso e in solitaria non è sempre facile. Nel tempo ho capito che è sempre meglio rimanere veri e con i piedi per terra così da evitare delusioni quando non ottengo un lavoro e rimango sempre grato per tutto ciò che ho.

Di cosa vai più fier*?

Vado fiero dell’educazione che mi hanno dato i miei genitori e che mi sono costruito con il tempo. Mi rendo conto che al giorno d’oggi non è scontato avere la testa per gestire la propria vita, le proprie relazioni e le proprie finanze. Fortunatamente, penso che i miei genitori mi abbiano dato un’educazione tale per cui ad oggi sono sicuro di me stesso e so quello che voglio.

La poca rappresentanza de* GEN 2 in Italia, soprattutto nel cinema e in televisione rispetto alla moda, è stato un punto chiave che ti ha spinto a perseverare e andare avanti?

Assolutamente sì, nuove porte da aprire.

Nella moda ho iniziato nel 2018 quando era in corso un grande cambiamento dal punto di vista dei nuovi volti. In giro sui billboard si iniziava a vedere sempre di più ragazz* ner* a tal punto che oggi si può dire che le persone GEN 2 dominano il mercato.

Mentre, quando ho iniziato ad interessarmi al cinema ho capito subito che era anni luce indietro in termini di “inclusivity” vista la poca internazionalità del cinema italiano rispetto alla moda. Questo mi spinge tuttora a perseverare. Vorrei che le persone GEN 2 possano essere rappresentati anche sul grande schermo. Vorrei che i bambini neri italiani possano avere delle figure a cui aspirare, qualcuno di simile a loro, quando guardano un film italiano e non solo americano. Zero è stato un primo passo verso quello che per me sarà un cambiamento nel cinema in Italia.

Come ti vedi tra 5 anni?

Spero di aver realizzato tanti film e serie tv. Il mio sogno è di poter recitare in America e in Francia.

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