Gen 2: Paola Ghislaine Marsano

Penso che il termine GEN 2 sia una forma per determinare una categoria di persone che hanno vissuto situazioni ed eventi molto simili. Io mi ci identifico pienamente, ora ancor di più dopo aver avuto l’occasione di intervistare altri ragazz* come me per la stesura della mia tesi: “Il razzismo nei new media”.

Quando è ora di presentarti cosa ti piace raccontare di te?

È un pò difficile dirlo: raccontarmi è sempre stata una sfida. In Italia il “cosa fai nella vita” è una delle domande più essenziali.

Io preferisco esporre le mie esperienze perchè, per me, si è fatti di esperienze di vita che trasformano il nostro carattere, creando nel tempo la persona che siamo oggi.

Quando ti chiedono da dove vieni cosa rispondi?

La risposta a questa domanda dipende da chi me lo chiede.

Negli ultimi tempi, stranamente, mi chiedono delle mie origini che in parte mi rende molto riconoscente. Mentre, quando mi chiedono esplicitamente “da dove vieni?” domando a mia volta se vogliono sapere il mio luogo di nascita o di residenza. Alla fine in realtà vogliono sapere la provenienza dei miei genitori.

Sai perché abbiamo “coniato” il termine GEN 2? Che ne pensi? Ti ci identifichi?

GEN 2 è un termine che conosco: si riferisce sia per chi è nato in Italia da uno o entrambi genitori stranieri e sia per chi è solamente cresciuto in un altro Paese che non corrisponda a quello dei genitori.

Penso che il termine GEN 2 sia una forma per determinare una categoria di persone che hanno vissuto situazioni ed eventi molto simili. Io mi ci identifico pienamente, ora ancor di più dopo aver avuto l’occasione di intervistare altri ragazz* come me per la stesura della mia tesi: “Il razzismo nei new media”.

È stata un’opportunità per conoscere da più vicino le esperienze delle persone razzializzate, partendo dalle prime fino alle terze generazioni, e scoprire che la nostra percezione della realtà e della vita in generale è molto analoga. Essere al corrente di questa verità non solo mi intristisce, ma mi rende cosciente e contenta di come i GEN 2 ricerchino e provino a cambiare molte cose.

C’è qualcosa che le persone sbagliano sempre su di te quando ti incontrano per la prima volta?

Sbagliano nel pensare che la mia etnia implichi la mia nazionalità. Oppure che mi debba piacere più la Repubblica Dominicana rispetto all’Italia o viceversa, come se la preferenza dipendesse solo dal clima del posto.

Sei arrivata alle semifinali di Miss Mondo Italia; racconta brevemente il tuo percorso che ti ha portata a Miss Mondo Italia e che cosa ti sei portata con te dopo questa esperienza.

Nella mia infanzia guardavo molti concorsi di bellezza e sognavo un giorno di essere “una di loro”: ottima postura, sorriso raggiante e avere la stessa umiltà.

A 7 anni insieme a mia madre, per puro caso, abbiamo incontrato Denny Mendez (Miss Italia 1996) a Santo Domingo mentre girava uno spot pubblicitario. Denny Mendez me la ricordo ancora come una donna dolce, socievole, solare e dalle mille idee. Denny e mia madre sono sempre state dei punti di riferimento per la donna che sarei diventata nel futuro.

Nell’adolescenza, vedevo che non ero “conforme” esteticamente secondo gli standard dettati dalle agenzie di moda e di pubblicità. A tutto questo si aggiungevano la timidezza e i traumi che avevo subito, generando in me molta ansia e panico che vivo tuttora.

Nonostante tutte queste incertezze e insicurezze, inviai il form di iscrizione a Miss Mondo e a Miss Italia. Inviare la candidatura è stato un grande passo avanti per migliorare e superare i miei dubbi sapendo nel profondo che non mi avrebbero mai chiamata. Invece, con mia sorpresa, fui chiamata per Miss Mondo ma non vinsi la prima selezione.

 La sconfitta fece tornare le mille insicurezze sul mio corpo riportando i vari commenti delle agenzie passate. Mi sentii nuovamente inadeguata e ripresi a paragonarmi con altre ragazze.

Alla fine capì che l’obiettivo non era vincere di per sé ma ciò che conta è essere me stessa: solare, umile e altruista. Il vero traguardo, infatti, è mostrare chi sono oltre al mio involucro esterno. Questo è il mio pensiero unico quando mi sale la tachicardia davanti a tutti quegli sguardi dal palcoscenico.

Sono molto grata dell’esperienza Miss Mondo Italia. Ho imparato molto dalle altre concorrenti ma anche da me stessa: è un continuo evolversi e non si smette mai di imparare e di amare. Ho conosciuto delle ragazze nobili di cuore che non avrei mai sperato di trovare soprattutto in un ambiente così competitivo.

Quello che fai ora è quello che hai sempre voluto fare?

Sono felice di esplorare i miei sogni un passo alla volta. Gli obiettivi sono tanti e spero di almeno trovare una via che mi renda fiera di me stessa e che possa rendere fieri anche gli altri.

Sono sempre stata una persona altruista, amante degli animali, attivista culturale e ambientale. Ora, per concretizzare alcuni dei miei sogni, ho iniziato a studiare ecodesign che spero mi possa dare la possibilità – un giorno – di realizzare prodotti a basso impatto ambientale.

Di cosa vai più fier*?

Sono fiera delle persone di cui mi sto circondando e anche di me stessa.

Ci sono progetti in corso o in programma per il futuro? Raccontaci…

Al momento, la professione dei miei sogni non la posso fare per via di alcuni ostacoli. Fortunatamente, sono una persona dai molti interessi e mi sto concentrando su altro ma ciò che rimane immutabile è la mia missione: aiutare gli altri.

Vorrei aprire dei canali di ascolto per adolescenti che, come me, sono stati vittima di bullismo, razzismo o violenze di altro genere come anche quelle psicologiche.

Come ti vedi tra 5 anni?

Tra 5 anni, avrò raggiunto una nuova versione di me: nuovi hobby, nuove conoscenze ed amici. Avrò viaggiato e soprattutto spero di aver già visitato l’India, meta dei miei sogni. Sarò in procinto di aprire un’associazione o una organizzazione contro la discriminazione sociale e non solo.

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