Gen 2: Endri Zisi

Come creativi la maggior parte delle volte siamo concentrati su noi stessi. L’arte è una sorte di catarsi per noi. Questo è molto bello ma l’arte deve essere anche al servizio della società.Founder e Art Director di ElitaFIlm: oggi andiamo alla scoperta di Endri Zisi, tra passioni per foto, e video e la preziosa storia della sua esperienza.

Quando è ora di presentarti cosa ti piace raccontare di te?

Endri: Avendo la fortuna di fare un lavoro molto creativo che rispecchia le mie passioni, molto spesso mi ritrovo a parlare di videomaking, fotografia e design poi mi viene fame e parlo di cucina che fortunatamente è rimasta solo una passione.

Quando ti chiedono da dove vieni cosa rispondi?

Endri: Bella domanda! Sono nato a Tirana, cresciuto tra Atene e Tirana e da 18 anni vivo a Roma. Anche se rimango molto legato alle mie origini albanesi, per me non è importante da dove vengo ma quale sarà la mia prossima destinazione.

Sai perché abbiamo “coniato” il termine GEN 2? Che ne pensi? Ti ci identifichi?

Endri: GEN 2 penso sia un termine per definire *l* raggazz* nat* e cresciut* in Italia. Ragazz* che portano un immenso valore aggiunto in questo paese con le loro attività artistiche, sportive, politiche e sociali.

Io mi sono sempre sentito un GEN 2, cioè una persona integrata pienamente e rispettosa del paese ospitante, ma allo stesso modo legato alle sue origini. Vedo le mie origini come le radici di una pianta e le sue foglie come il risultato delle esperienze nei paesi dove sono cresciuto e vivo attualmente.

C’è qualcosa che le persone sbagliano sempre su di te quando ti incontrano per la prima volta?

Endri: Sbagliano spesso la mia età e la mia provenienza. Mi danno sempre 5 anni in meno e pensano che venga dal sud Italia. Una volta sono pugliese, napoletano poi calabrese e per alcuni sardo. Io sono felice di essere scambiato per uno di loro perché amo il sud Italia e la Sardegna. Ho tanti amici provenienti da queste regioni e sicuramente il mio parlato è stato influenzato da questi bellissimi dialetti.

Descrivi brevemente il tuo percorso professionale che ti ha portato alla fondazione di ElitaFilm.

Endri: ElitaFilm, è nata ufficialmente 2 anni fa ma già da 5 anni lavoravo nel mondo beauty come art director pubblicitario. Successivamente, il carico di lavoro è aumentato e ho avuto la necessità di trovare dei collaboratori.

ElitaFilm come agenzia di video marketing nasce per servire e raccontare il settore della bellezza in Italia e chissà un giorno nel mondo.

Hai 10 anni di esperienza nella pubblicità, quali difficoltà hai incontrato e stai incontrando nel tuo percorso?

Endri: Come molt* ragazz* dopo la laurea, anch’io ho cominciato la mia carriera da stagista in diverse agenzie creative. All’inizio era tutto estremamente difficile, nonostante il grande impegno all’università e nei master nel seguire diversi laboratori di design, vfx e montaggio video.

Il mondo lavorativo aveva delle dinamiche completamente diverse.

Chi andava avanti era colui che risolveva i problemi che potevano essere di diversa natura, non solo creativi ma anche tecnici, che avevano poco a che fare con il ruolo. Quindi da allora come Mr. Wolf “risolvo problemi”. I miei clienti hanno dei desideri e degli obiettivi da raggiungere, non sono molto interessati alla fotocamera o all’attrezzatura che utilizzerò, ma conta se è stato raggiunto l’obiettivo prefissato.

In generale, penso che la difficoltà più grande tra i creativi sia la precarietà economica ed è stato anche un mio problema nei primi tempi. E si risolve concentrandosi prima sui bisogni economici dei propri clienti e venendogli incontro con saggezza.

Come creativi la maggior parte delle volte siamo concentrati su noi stessi. L’arte è una sorte di catarsi per noi. Questo è molto bello ma l’arte deve essere anche al servizio della società.

Secondo te, il mondo pubblicitario italiano allo stato attuale può essere considerato più inclusivo e diversificato?

Endri: Assolutamente sì. Ci sono voluti molti anni ma in tutte le campagne i clienti richiedono persone di diverse etnie.

Noi come agenzia siamo molto contenti perché le persone di diverse culture arricchiscono il messaggio e lo rendono più attuale ed efficace.

Qual è la campagna di cui vai più fiero?

Endri: Sicuramente, la campagna Re-Bel di Gamax. È la campagna dove abbiamo avuto tanto spazio per sperimentare: dal messaggio fino alle tecniche di ripresa e fotografia.

“Re-Bel” vuol dire desiderio di ribellione e ritorno al bello, due concetti urlati silenziosamente nel materiale pubblicitario attraverso sguardi magnetici, esplosioni di colori e street art.

Infine, se dovessi scegliere solo uno tra fotografia e video, quale sceglieresti e perché? 

Endri: Il video. Per una ragione molto semplice: mi permette di veicolare meglio concetti difficili. Se la fotografia ha un potere evocativo molto forte, la videografia trova la sua forza nella narrazione. Anche se in una campagna pubblicitaria utilizziamo tutti e due.

Come ti vedi tra 5 anni?

Endri: Come direttore creativo di ElitaFilm, portando i nostri clienti a competere con brand del calibro di Dior, Chanel e Yves Saint Laurent.

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