Gen 2: Emma Sarr

Dai fornelli di Masterchef a coronare i propri sogni e rimparare a vedersi bella

La persona GEN 2 che vogliamo presentarvi oggi viene dal mondo della ristorazione e la sua storia parla di come ritrovarsi dopo momenti di tempesta, rimparare a vedersi belle e essere abbastanza per se stesse. Il suo nome è Emma Sarr e se seguite Masterchef di sicuro l’avrete vista un paio di edizioni fa.

Quando è ora di presentarti cosa ti piace raccontare di te?

ES: “Sono una persona molto aperta, a volte forse troppo, ma quando conosco qualcuno di nuovo, mi piace parlare principalmente di tre cose: cibo, cinema e musica. Sugli altri aspetti più personali mi piace scoprirli in conversazione, senza che diventi tutto una specie di colloquio di lavoro!”

Quando ti chiedono da dove vieni cosa rispondi?

ES: “Rispondo sempre che vengo da Fossano perché so che con questa domanda non si intende mai ‘da dove vieni?’ ma ‘che origini hai?’ e per me, sono due cose ben distinte.”

Sai perché abbiamo “coniato” il termine GEN 2? Che ne pensi? Ti ci identifichi?

ES: “Il termine Gen 2 lo trovo appropriato per me, anche se penso che non tutti i Gen 2 possano rivendicarlo, in quanto ogni vissuto è molto diverso. Conosco altr* ragazz* che pur essendo nat* qui, sono molto più attacat* alla terra di origine dei genitori. Per quanto mi riguarda, essendo nata in Italia, avendo sempre vissuto qui, mi sono occidentalizzata al massimo, se così si può dire. Credo che c’entri maggiormente  il non sentirmi fuori luogo, che ciò che sento di essere nella mia totalità. Essere una Gen 2 è una culla dove amo stare: sono Italiana sì, ma con qualcosa in aggiunta. Qualcosa di cui ora che sono più consapevole, e che vale molto di più.”

C’è qualcosa che le persone sbagliano sempre su di te quando ti incontrano per la prima volta?

ES: “Principalmente è sempre la stessa cosa: si stupiscono di quanto parli bene l’Italiano. Mi dà molto fastidio quando me lo sento dire, e vi spiego il perché: la maggior parte delle persone parte dal presupposto che essendo nera non possa essere nata e cresciuta qui….come se fossero state in una grotta negli ultimi 40 anni!”

Quali difficoltà hai incontrato o stai incontrando nel tuo percorso?

ES: “In generale nel mio personale percorso di vita, tanti preconcetti sul mio aspetto fisico. Non parlo solo del mio colore della pelle, ma anche del mio aspetto, che spesso, in questa combinazione di fattori semi-rari, viene feticizzato, messo in ridicolo e denigrato, in ogni ambito: sentimentale, lavorativo e relazionale.”

Di cosa vai più fier*?

ES: “Vado fiera di piccole cose, della mia famiglia, dei miei più cari amici e di ogni piccola cosa che riesco a fare per me uscendo dalla mia comfort zone. Il prossimo obiettivo è andare a cena fuori da sola. Ho già viaggiato in 3 continenti in solitaria, ma cenare da sola, senza schermi sociali di libri o smartphone, nella mia città, è ancora un grosso problema per me. Quando riuscirò a fare anche questo, ne sarò davvero molto fiera!”

La pandemia che impatto ha avuto sul tuo lavoro?

ES: “Come cuoca la pandemia ha avuto un brutto effetto sul mio lavoro. Ho passato il primo mese di lockdown in preda agli attacchi d’ansia per il mio futuro lavorativo, dato che ero in procinto di trasferirmi per andare a vivere da sola. Niente è andato come avevo programmato, ma ora le cose vanno decisamente per il verso giusto!”

E sulla tua vita in generale?

ES: “Come dicevo sopra ho patito per delle vicissitudini lavorative, aumentato la mia pigrizia, e ansia sociale. Sono molto a disagio in mezzo agli altri e tutte queste cose assieme hanno portato a buttarmi a capofitto sul cibo. Anche in questo caso, ho ripreso le redini in mano e sto seguendo un percorso seguita da specialisti.”

Quello che fai ora è quello che hai sempre voluto fare?

ES: “Ho sempre voluto fare troppe cose nella vita! La cuoca era una di queste. Ma quello che mi rende più felice è che lo sto facendo lavorando per e con persone che sanno quanto è importante il rispetto sul luogo di lavoro ed è davvero una cosa più unica che rara nel mondo della ristorazione.”

CI confermi di essere stata una delle prime persone GEN 2  a partecipare ad un cooking show di importanza internazionale come MasterChef. Com’è stata quell’esperienza? Che cosa ti ha lasciato?

 ES: “Masterchef è stata un’esperienza magnifica per me e mi ha portato in seguito a fare esperienze meravigliose. Riguardo all’essere una delle prime Gen 2, ho visto che Masterchef Italia, fin dalla prima edizione ha avuto svariati concorrenti stranieri cresciuti in Italia, ma finché non siamo comparse io e Rachida, non ha mai infastidito nessun*. Ho ricevuto e letto molti messaggi che dicevano che non avevamo nulla a che vedere con la cucina Italiana, e che non fosse giusto che prendessimo il posto di italiani. Sono contenta che la vincitrice di questa ultima edizione sia una ragazza di origine Nigeriana. L’Italia è un paese multiculturale, è ora che venga riconosciuta anche questa realtà.

Consideri il tuo corpo, un corpo non conforme?

ES: “Considero il mio corpo non conforme, esattamente come lo sono la stragrande maggioranza dei corpi che vediamo per strada ogni giorno. Ho fatto un lunghissimo lavoro su me stessa per uscire da quella mentalità che vede il mio come un corpo sbagliato. Ad esempio se non trovavo abiti che mi piacessero di un certo Brand, ne cercavo altri. Ad un certo punto ho iniziato anche a cucirmeli da sola. Prima mi sentivo inadeguata ad avere una persona al mio fianco, ma sono finalmente entrata nell’ottica che non devo cambiare per nessun altr*, se non per me stessa. Il termine non conforme è bellissimo, se ci pensiamo bene e andiamo oltre il significato negativo datogli dalla società, no? Vuole dire essere unici ed io amo poter dire a gran voce di esserlo.”

Come trovi la narrazione generale a riguardo? Cosa si deve assolutamente migliorare?

 ES:  “Trovo la narrazione sui corpi un po’ superficiale, e spesso solo performativa. Per quanto mi riguarda, non avendo capacità oratorie non sento di poter sopperire a questa mancanza. Nel mio piccolo racconto quello che vivo e come mi fa sentire ciò che mi succede o quello che mi viene detto.  Il mio seguito su Instagram risponde sempre, raccontandomi le proprie esperienze e si innesca questa bellissima condivisione che aiuta me e anche i miei follower. Questo mi rende felice. Bisogna migliorare e prendere coscienza del fatto che non è necessario sempre essere positivi. È stressante questa continua ed ossessiva ricerca della felicità. Siamo esseri umani, non cartoni animati.”

Quanto spesso il tuo corpo o peso viene giudicato/associato alla tua passione ovvero cucinare?

 ES: “Spesso, ma capita più nella cerchia famigliare che con estranei e conoscenti.”

Come ti vedi tra 5 anni?

ES: “ Quarant’unenne di sicuro. Scherzi a parte, spero felice come ora e spero anche mamma.”

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