Gen 2: all’estero

“L’Italia non è un paese per giovane” è una frase che nell’ultimo decennio è stata ripetuta un’infinità di volte. Lo stesso vale per le storie di chi ha lasciato il paese: volti giovani, molto spesso anche preparati per il mondo del lavoro che raccontano perché all’estero si trovano meglio.

Quello che sembra essere sfuggito a chi incaricat* di riportarle è la soluzione o meglio le soluzioni, cosa serve che cambi nel nostro paese per far tornare chi ha deciso di andarsene.

Noi lo abbiamo chiesto a due ragazze e un ragazzo giovanissim* che da tempo non vivono più in Italia.

Alice Papa

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Presentati

AP: “Mi chiamo Alice Papa, sono di Lonato del Garda un piccolo paese nella provincia di Brescia sul lago di Garda.Ora vivo a Londra, dove studio danza — tra l’altro sono appena stata ingaggiata da un paio di agenzie come talent e modella — e lavoro in un ristorante.”

Perchè hai deciso di lasciare l’Italia?

AP: “Ho deciso di lasciare l’Italia innazitutto per via del mindset che purtroppo collimera con il mio essere progressista, indipendente, visionaria. In secondo luogo per le opportunità che purtroppo non avrei mai trovato per una ragazza come me, curvy e eccentrica.”

La tua è una scelta definitiva  o temporanea?

AP: “Non saprei, mai dire mai. Se devo essere sincera, mi viene da pensare che l’Italia mi starà sempre stretta, ma dall’altra parte vorrei tornare ad un certo punto per prendere parte al cambiamento che sto vedendo iniziare a prendere forma.”

Una volta trasferita, cosa hai immediatamente capito di te stessa?

AP: “Ho avuto la conferma che sono una bada**, che il mio posto è dove le cose vanno veloci, non a rilento e che sono nata per correre, non per passeggiare.”

Cosa deve cambiare in Italia affinché tu possa sentirti incoraggiata a tornare?

AP: “Eh, bella domanda, tante cose. La prima in assoluto credo sia l’ignoranza. La gente deve informarsi di più, da fonti attendibili (visto che abbiamo un problema con la stampa). E poi chiaramente la mentalità : il fatto di esplorare il diverso, dovrebbe essere solo che un’opportunità, qua la vedono come un enorme pericolo.”

Anche a Londra immagino non sia tutto perfetto, ma cosa funziona meglio per una minoranza?

AP: “ Bhè, innanzitutto a Londra al di là della popolazione, quello che funziona veramente sono gli enti. Gli enti sono professionali e corretti. Si comportano come se fossimo tutti uguali (perché è così), ti trattano con educazione e gentilezza, non come se ti stessero facendo favori continuamente.”

Come vedi l’Italia nei prossimi anni?

AP: “L’Italia di ora mi spaventa, mi ha sempre spaventato, è un paese di vecchi. L’Italia delle seconde generazioni, L’Italia che si sta costruendo con sudore e fervore, mi esalta, mi eccita. Ci stiamo facendo spazio. Io voglio essere positiva, per me c’è margine di miglioramento, in un modo o nell’altro ci prenderemo il nostro posto.”

Allan Cudicio

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Presentati

AC: “Mi chiamo Allan Cudicio, sono nato a Udine e sono mezzo friulano e mezzo ghanese. Ora vivo a Berlino, in Germania, sono imprenditore con un’azienda nell’ambito videoludico. Stiamo costruendo un gioco che si chiama “The Wagadu Chronicles”, un gioco di ruolo multiplayer basato su tradizioni e mitologie dell’Africa e della sua diaspora.”

Perchè hai deciso di lasciare l’Italia?

AC: “Non mi sono mai sentito fortemente legato ad un posto. Sicuramente essere cresciuto con diverse lingue e con un colore della pelle che è non è considerato “locale” quasi da nessuna parte ha contribuito. “

La tua è una scelta definitiva  o temporanea?

AC: “L’Italia mi piace molto ma ci sono una serie di fattori che ostacolano il mio ritorno a tempo indeterminato: l’eccessiva burocrazia, l’anacronistica influenza della chiesa cattolica, i livelli di razzismo ed omofobia che per quanto stiano migliorando sono ancora più alti di molti altri paesi occidentali.”

Una volta trasferito, cosa hai immediatamente capito di te stesso?

AC: “Ho capito che il settore videoludico e’ una vera opportunità di carriera – in Italia all’epoca quasi non esisteva e non consideravo questa opzione. Ho anche capito quanto amo le città dalla mentalità aperta. Mi dicono che Milano sia un po’ così ma non ci ho mai vissuto.”

Cosa deve cambiare in Italia affinché tu possa sentirti incoraggiata a tornare?

AC: “Deve modernizzarsi. Burocrazia leggera ed informatizzata, vera separazione di stato e chiesa e maggiore stigmatizzazione di chi infrange i più basici diritti umani come discriminarti per come sei nato.”

Anche a Berlino immagino non sia tutto perfetto, ma cosa funziona meglio per una minoranza?

AC: “Ci sono molte cose che migliorerei di Berlino, gli errori di integrazione che la Germania ha fatto il secolo scorso con certe minoranze si notano ancora, e mancano certi segmenti di diversità che si trovano in altre capitali europee (come i neri a Parigi e Londra) ma in generale e’ un posto molto moderno ed aperto al cambiamento, con persone di tutti i tipi che portano un’energia che amo e mi stimola a migliorarsi.”

Come vedi l’Italia nei prossimi anni?

AC: “Vedo due traiettorie per il paese: una e’ il modello giapponese, ovvero semplicemente una lenta continuazione di quello che sta già accadendo, un inabilità di innovare le istituzioni e l’economia, che porterà ad una stagnazione e declino economico e demografico per diversi decenni.
L’altra traiettoria e’ una forma di risveglio che scuote il paese, rendendo molte persone scontenti ed arrabbiate a breve termine (questo e’ inevitabile se le gangrene del paese vengono rimosse) ma a lungo termine permetterebbe all’Italia di esprimere l’immenso potenziale culturale, economico e sociale che continuo a credere sia nel paese.”

Yasmine Ouirhrane

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Presentati
YO: “Mi chiamo Yasmine Ouirhrane, sono nata in una piccola citta del nord chiamata Biella, che era la capitale della lana, e ora vivo a Londra dove lavoro come business developer nel mondo tech.”

Perchè hai deciso di lasciare l’Italia?

YO: “Ho lasciato l’Italia all’eta di 15 anni non per scelta mia, ma per scelta della mia famiglia. Sin da piccola viaggiavamo molto, soprattutto in Francia e i miei genitori volevano offrirci l’opportunita di imparare una nuova lingua e conoscere una nuova cultura. Cosi quando la crisi del 2009 ha colpito il paese e in particolare la mia citta dove tante aziende hanno dovuto chiudere, la mia famiglia ha colto l’occasione per trasferirsi in Francia, nella citta di Grenoble che e’ appena a due ore e mezza di distanza dall’Italia.”


La tua è una scelta definitiva  o temporanea?

YO: “Torno spesso e mi sento sempre a casa quindi è come se non ho mai lasciato l’Italia. Ma soprattutto, ovunque ho vissuto ho sempre portato con me un pezzo di Italia, che sia attraverso le mie abitudini culinarie, il mio accento italiano o i tanti italiani che incontro in giro per il mondo. Mi piacerebbe tornarci tra qualche anno e far tesoro dell’esperienza acquisita all’estero per contribuire in maniera positiva al futuro del nostro paese.”

Una volta trasferita, cosa hai immediatamente capito di te stessa?

YO: “Quando mi sono trasferita a 15 anni all’inizio è stata dura lasciare amici e famigliari, ma da allora ho continuato a trasferirmi, tra New York, Barcellona, Amsterdam, la California e ora Londra. Ho imparato ad adattarmi in fretta, a essere aperta a nuove opportunità, a essere indipendente e a sconfiggere le mie paure. Ho capito di me stessa che posso fare molto di piu di quello che credevo possibile: vedo il futuro come una sfida e sono solo all’inizio del mio percorso!”

Cosa deve cambiare in Italia affinché tu possa sentirti incoraggiata a tornare?

YO: “Ogni volta che torno in Italia per vacanze mi capita di ricevere sguardi diffidenti o commenti fuori luogo, vorrei che questo cambiasse e per arrivarci abbiamo bisogno di maggiore rappresentazione delle minoranze, che sia nel settore pubblico o privato. Ma invece di aspettare che questo cambi, spero di poter tornare e contribuire a questo cambiamento nel mio piccolo.”

Anche a Londra immagino non sia tutto perfetto, ma cosa funziona meglio per una minoranza?

YO: “Londra è una grande città, mi piace uscire e passare inosservata. Nel mondo lavorativo spesso la diversità è vista come una ricchezza, ma ovviamente c’è tanto da fare anche qui e la Brexit ci ha dimostrato quanto in tempi di crisi la xenofobia possa essere strumentalizzata per fini politici. L’Inghilterra ha una storia dell’immigrazione, un passato coloniale e una cultura diversa dall’Italia, quindi non mi sento di compararle. Ma penso sia importante riflettere.”

Come vedi l’Italia nei prossimi anni?

YO: “La vedo ricca di talenti e piu aperta alla diversità. E se proprio vogliamo osare la sogno con un Primo Ministro donna!”

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