Feneen raccontato da chi l’ha realizzato

Feneen: il documentario sulla realtà urbana musicale contemporanea senegalese raccontato da chi lo ha creato.

Feenen è un’iniziativa nata nell’ambito di MIGRA – Migrazioni, Impiego, Giovani, Resilienza, Auto-impresa – progetto ideato e promosso da LVIA, COSPE, CISV insieme ai partner locali AD e CARP, con il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo – e realizzata con la preziosa collaborazione di Associazione Culturale Hiroshima Mon Amour, Concertielementi e Associazione Culturale Multiethnicmedia. Un racconto nato dall’incontro tra il producer Frank Sativa e i rapper Leuz Diwane G e F.U.L.A.

Come vi siete conosciuti e come nasce l’idea del documentario?

Frank (Ideatore e Compositore):

Io e Giulia (regista di Feneen) ci siamo conosciuti durante un viaggio di lavoro in Brasile. Lei era la videomaker che ha ripreso tutta la produzione del disco dei Selton registrato a São Paulo negli studi RedBull nel 2018.
Mentre Jennifer (autrice di Feneen) è la mia compagna da quasi 10 anni.

Nel mese di marzo 2021 sono stato contattato da Hiroshima Mon Amour per conto della ONG CISV per produrre un brano musicale con un artista senegalese – Leuz Diwane G – ed uno italo-senegalese – F.U.L.A.

Questa produzione, pensata come momento culmine di un progetto più ampio*, realizzato insieme alle ONG LVIA e COSPE e finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, inizialmente avrebbe dovuto svilupparsi a distanza, anche a causa delle restrizioni dovute alla pandemia.

Tuttavia, ho subito realizzato quanto potesse essere interessante vivere un’esperienza diretta e potenzialmente lontana dai canoni a cui ero stato abituato, così ho proposto alle ONG di raggiungere gli artisti in Senegal. Ho suggerito di girare anche il videoclip del brano che avremmo creato e, una volta ottenuto il via libera, l’idea di realizzare anche un “piccolo” reportage dell’esperienza.

* Progetto MIGRA: Migrazioni, Impiego, Giovani, Resilienza, Auto- impresa

Qual è l’aspetto principale che avete voluto far emergere all’interno del documentario?

Jennifer (Autrice di Feneen):

Tra i vari temi che vengono toccati all’interno del documentario penso che quello principale, che poi in parte li contiene tutti, sia la decostruzione dell’immaginario stereotipato dell’Africa per come l’Europa, e l’Occidente in generale, l’hanno sempre osservata e ritratta.

Con “Feneen” abbiamo cercato di raccontare anche da un punto di vista visivo come, in modo per noi del tutto inaspettato, la cultura urban abbia contribuito a costruire un nuovo immaginario fortemente urbano e contemporaneo, fatto di creatività, impegno civico, professionalità, cultura e consapevolezza.

Quali sono le differenze che avete notato tra la scena musicale senegalese e quella italiana?

Frank:

Come dico anche nel Documentario una delle principali differenze è sicuramente l’approccio in studio. Se in Italia, ma in Europa in generale, tutto è tutto razionale, ponderato e studiato, lì è tutto più istintivo, naturale e coinvolgente.

Nella realizzazione del documentario, quali sono state le difficoltà incontrate lungo il percorso?

Frank:

Prima di tutto, renderci conto di quello che avevamo fatto.
Siamo partiti con l’idea di realizzare un reportage di 10 minuti. Invece, ci siamo ritrovati con 30 ore di girato e più di 25 interviste fitte di contenuti di spessore che non è stato facile tagliare ed organizzare in un discorso unico.

Invece per quanto mi riguarda più da vicino, la maggior difficoltà è stata quella di creare delle musiche adatte al contesto cercando di non snaturare il tema e, soprattutto, senza renderlo un servizio da StudioAperto.

Giulia (Regista di Feneen):

Sicuramente il montaggio è stata la parte più complessa. Siamo rientrati in Italia con molto più materiale rispetto a quello che ci aspettavamo ma soprattutto con una grandissima varietà di contenuti. Per quanto “Feneen” sia innanzitutto un documentario che vuole parlare di musica, gli argomenti trattati sono davvero tanti, spaziano dalla politica alle tematiche legate all’inquinamento climatico. La difficoltà è stata trovare un giusto equilibrio tra le parti.

Quali sono state e sono le vostre aspirazioni nella realizzazione di questo documentario?

Jennifer:
Ci piace pensare di aver realizzato un contenuto che ritragga un aspetto inedito del Senegal per come (non) lo conosciamo, e di averlo fatto senza il filtro dell’ “occhio occidentale”, ma lasciando che una comunità si raccontasse in prima persona.

La nostra aspirazione è che quindi il documentario possa essere, da una parte, percepito da quella comunità come testimonianza autentica in cui riconoscersi e sentirsi rappresentata appieno, dall’altra come chiave utile a scardinare preconcetti, a fornire nuovi punti di vista e spunti di riflessione per i giovani in Italia e in Europa, indipendentemente dalla loro provenienza.

Che cosa vuol dire il termine ‘Feneen’ e cosa rappresenta per voi? E perché l’avete scelto?

Jennifer:

Feneen’ in wolof significa ‘altrove’ ed è una parola che Leuz ha scelto come titolo del brano citando Youssou N’Dour. Ci siamo subito innamorati del suono evocativo della parola e del trasporto con cui Leuz la cantava. È subito diventata simbolo e significato dell’esperienza personale che stavamo vivendo e della realtà che ci stava circondando.

Per quanto mi riguarda ‘feneen’ è un inno all’incontro, un invito ad andare oltre la propria bolla, di ricercare la conoscenza, quella vera, priva di preconcetti e superficialismi, di qualcosa di lontano, diverso, inesplorato.

Giulia:

Feneen’ è l’apertura, è un luogo che non si trova qui, dove non esistono etichette, categorie, distinzioni; è un luogo dove ognuno può essere chi vuole, può nascere in un paese e vivere in un altro, crescere con usanze e culture diverse tra loro. È un luogo dove ognuno può vivere liberamente.

Come si è formato il team dietro alla produzione e alla realizzazione di Feneen?

Frank:

Considerate che dalla prima chiamata che ho ricevuto al momento in cui abbiamo messo piede a Dakar saranno passati al massimo 15 giorni. Dopo aver visto lavorare Giulia in Brasile ho pensato che sarebbe stata la persona giusta con cui imbarcarmi in un’avventura simile, ma mai avrei pensato fino a questo punto. Quando poi si è concretizzata l’opportunità di realizzare il documentario la cosa più naturale è stata coinvolgere Jennifer, in quanto madrelingua francese, esperta di comunicazione e di culture urbane.

In Senegal si sono poi unite al team delle persone che si sono rivelate fondamentali per la gestione della logistica e dei rapporti con le associazioni locali: Silvia Lami e Federico Rivara delle ONG Lvia e Cisv. Ovviamente, con l’aumentare della complessità del lavoro, la squadra che ha lavorato alla post-produzione del documentario si è un po’ allargata, anche al fine di rendere il prodotto il più professionale possibile. A tal proposito ringraziamo sicuramente: Dario La Mecca per il mix surround, Diego Diaz per la Color Correction e Fabiana Regis per i visual.

Dove lo potremo vedere prossimamente?

Giulia:

Prossimamente “Feneen” sarà proiettato a Bologna, al Terra di Tutti Film Festival, il 7 ottobre alle 18:45 al cinema Lumière, e presentato a Salerno nel contesto del Linea D’ombra Film Festival il 27 ottobre alle 21 presso il Complesso Monumentale di Santa Sofia. Stiamo aspettando risposte anche da altri festival, quindi…dita incrociate!

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