InArte: Christopher Veggetti Kanku

Tele esposte in più continenti, opere di diversa importanza e soprattutto tante percezioni cambiate.

Se glielo avessero chiesto alle superiori non avrebbe mai detto che sarebbe stata questa la strada, eppure ad oggi circa 20 anni dopo la sua è una carriera che conta un successo dopo l’altro. Tra commissioni e esposizioni Luigi Christopher Veggetti Kanku non solo è sempre rimasto fedele a sé stesso, ma ha sempre trovato il tempo per scardinare molti preconcetti sbagliati.

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Presentati

“Sono Luigi Christopher Veggetti Kanku, vivo in Brianza e faccio il pittore.”

Come e quando è iniziato tutto?

L: “Iniziai a dipingere l’ultimo anno delle superiori e non smisi più. Fu inizialmente una  valvola di sfogo, diventò nel giro di due anni la fonte di reddito principale.”

La tua famiglia come l’ha presa quando hanno capito che questo era quello che volevi fare nella vita? 

L: “Sono stati comprensivi e mi hanno supportato benché in cuor loro all’inizio speravano in un mio futuro differente. Gli ringrazio ancora oggi perché non c’è cosa più bella che essere appoggiati dai propri genitori.”

Quanto ci è voluto prima che potessi vivere della tua arte? 

L: “Non avendo fatto l’accademia non ero pretenzioso e non avevo ambizioni “patinate”. Iniziai a proporre e a vendere da subito le mie opere per strada confrontandomi direttamente con il pubblico che mi diede per fortuna un costante e concreto feedback positivo, permettendomi così di continuare e crescere.”

Trovi che sia difficile emergere nella tua industria se appartieni a una minoranza? 

L: “Sì, perché il mondo dell’arte è un business e come tale è vittima e carnefice della dinamica della domanda e dell’offerta. Pertanto senza una seria richiesta che giustifichi una presenza, quella realtà, anche se esiste, in “vetrina” non ci sarà . Non a caso tutti i neri che stanno uscendo ora nei più svariati settori sono frutto di una “richiesta di mercato” data dall’omicidio di George Floyd. Se non fosse accaduto quel fatto, per arrivare al punto di oggi, sarebbero passati ancora degli anni. Bisogna tenere a mente che quello che sta succedendo in Italia non è la conseguenza di una reale maturazione sociale, ma in primis un adeguamento del mercato nazionale a quello internazionale. Anche l’inclusione/la sensibilità possono essere fonte di denaro.”

Se sì, pensi che questo possa cambiare nei prossimi 5 anni? 

L: “Sì, non so per quanto questo focus resterà così forte su di noi ma sicuramente non si potrà più tornare alla situazione italiana pre COVID. La morte di Floyd e lo sgomento internazionale che ha suscitato ci ha permesso di essere considerati realmente una minoranza, prima non eravamo nemmeno questo.”

Ultima domanda ormai di rito a Colory*, come vedi l’Italia nel 2030?

L: “ La vedo sicuramente una realtà più interessante. Tutti quei bambini che sono stati privati della cittadinanza saranno ufficialmente italiani, perché maggiorenni; i ventenni e i trentenni di oggi avranno creato famiglie, nuovi figli. “Se sei giovane lotti, se devi difendere il bene dei tuoi figli lo fai con ancor più forza.” Saremo più connessi al tessuto sociale. Tutte le minoranze e gli italiani autoctoni sensibili al tema saranno uniti per continuare questo scontro/incontro per difendere un’Italia equa e multiculturale.”

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