WeMadeInItaly: Rekrei

Sono Fatima Casalenuovo, classe 1986, nata in India, arrivata in Emilia all’età di un anno, dopo essere stata adottata. Diplomata al liceo artistico e laureata in studi orientali, ho proseguito il mio viaggio arricchendomi attraverso esperienze in giro per il mondo e nuovi incontri, per poi frequentare un corso di restauro ligneo in una bottega ancora vecchio stampo. Ciò che mi ha da sempre guidata ed accompagnata è stata la riflessione intorno al tema e al concetto d’identità. Così è nato prima Rekrei® e, dopo qualche anno, l’Artigianato Identitario®.

Di Fatima Casalenuovo

Raccontaci come è nato Rekrei e il significato di questo nome.

Il lavoro affonda le sue radici in quella che è anche la mia storia di adozione, che negli anni mi ha portato ad avvicinarmi al tema dell’identità. Ad oggi, l’identità continua a essere al centro dei miei studi e delle mie riflessioni. È in questo modo che, con il tempo, ho sviluppato una vera e propria ricerca sul campo, che si relaziona agli oggetti e agli spazi.

Tutto è nato all’inizio grazie ai viaggi in giro per il mondo e agli innumerevoli trasferimenti in diverse città italiane che hanno fatto emergere in me la consapevolezza di quanto gli oggetti che portavo fossero simbolo e narrazione della mia storia identitaria. 

Cambiando città, infatti, sceglievo e portavo con me solo alcuni degli oggetti a cui attribuivo un significato. Quegli oggetti parlavano di me perché mi risvegliavano un sentimento, un’emozione, un ricordo, come se fossero contenitori vivi della mia identità. Così, mi sono resa conto di come oggetti e spazi potessero essere la materia con la quale raccontiamo noi stessi e la nostra identità, che per me rappresenta l’insieme poliedrico e sfaccettato del nostro Essere, fatto di ricordi, storie ed emozioni.

È da qui che nasce Rekrei®,  la mia attività. “Rekrei” in esperanto significa “ricreare, creare di nuovo”, e il cuore poetico del mio brand risiede soprattutto nella creazione di oggetti e nell’arredamento di spazi seguendo un concetto nuovo, che ho voluto chiamare Artigianato Identitario®.

Oltre a questo, nel contenitore Rekrei realizzo, in prima persona e secondo il mio gusto personale, anche piccole collezioni che non sono pezzi di Artigianato Identitario (come i violini), dal nome “Rekrei Made” che possono essere acquistate sul sito.

Quando hai capito che era il momento giusto per iniziare? Quali sono state le sfide che hai incontrato quando hai avviato il progetto?

L’ho capito anni fa, dopo tanti tentativi ed esperienze che per me sono state insoddisfacenti sia in ambito lavorativo che personale. Ma, soprattutto, quando ho capito a livello più profondo di voler realizzare qualcosa di mio, un progetto imprenditoriale che potesse anche portare un contributo concreto nel quotidiano. In quel periodo di cambiamento, dove tante cose sulla scacchiera si stavano muovendo, ho deciso di provarci e di renderlo reale. 

Tra le sfide più grandi c’è stata la difficoltà di spiegare il progetto dell’Artigianato Identitario. Essendo la mia attività sia di nicchia che un ibrido, che interseca il mondo del design, dell’arte e dell’artigianato, è stato difficile inserirmi in un filone già definito e comunicare le sfaccettature del mio lavoro.

Quando si parla di imprenditoria in Italia, si sentono più aspetti negativi che positivi. Perché hai deciso di crederci lo stesso?

Questo è sicuramente vero e per tanti che cercano di costruire qualcosa è davvero impegnativo. 

Io ho deciso di farlo lo stesso perché credo in queste piccole-grandi rivoluzioni, dove ci si permette di osare al di là degli ostacoli o delle difficoltà per creare qualcosa che prima non c’era. Perché credo sia giusto darsi una possibilità per poter dare vita e corpo a quello in cui si crede, e per fare in modo che il motivo dietro una scelta non sia solo quello di dire: “È troppo difficile e ho troppa paura, non ci provo nemmeno”. 

Vorrei che dietro la decisione di creare qualcosa ci fossero anche la passione e il coraggio di provare a perseguire ciò che ci muove nel profondo.

In una società dove tutto è veloce, immediato, economico e pronto al consumo, secondo te, quanto è importante investire in oggetti, mobili e arredamento di qualità? E cosa diresti alle persone che vorrebbero investire in oggetti di qualità ma che purtroppo non hanno possibilità economiche?

Credo sia fondamentale. Non solo per un discorso di qualità dei materiali o per la loro durabilità nel tempo, ma soprattutto per la cura di ciò che è autentico e che fa parte della nostra memoria. Memoria che è recupero di un’emozione, una sensazione, un ricordo che si cela negli oggetti e negli spazi.

Soprattutto dopo il Covid, ci si è resi conto di come lo spazio domestico non sia solo un posto, ma un luogo da abitare, i cui spazi ci rispecchiano. Solo così possiamo chiamare “casa” questi spazi in cui ci sentiamo felici. Una felicità che è un tutt’uno con la parte più intima di noi stessi. 

Questo secondo me avviene quando ci circondiamo davvero di qualcosa che per noi ha un significato, dove ogni oggetto esiste perché racconta qualcosa di noi. In questo senso, a maggior ragione, poter recuperare degli oggetti che già ci sono può essere un buon punto di partenza anche per persone che non hanno possibilità economiche, ma che dando valore a questo, scelgono anche solo per un piccolo oggetto di farne in futuro un pezzo di Artigianato Identitario!

Spiegaci meglio cos’è l’Artigianato Identitario e perché hai scelto questo tipo di artigianato? 

L’Artigianato Identitario, come accennavo, è un concetto nuovo creato da me. Si basa sul fatto di vedere oggetti e spazi come fossero un ponte per quella narrazione identitaria nella quale ci riconosciamo. Si arriva così alla creazione di pezzi unici perché legati alla storia identitaria della persona che attraverso loro si racconta.

Ho iniziato a muovermi partendo dal presupposto che l’artigianato è legato profondamente a oggetti, stili, luoghi che diventano espressione di un popolo, di una cultura, di una civiltà. In questo senso l’artigianato è anima comunicativa della cultura locale, che si muove sul territorio dei luoghi e delle tradizioni. 

La mia ricerca si sofferma, invece, sulla valorizzazione interiore e si sposta quindi sul territorio del Sé. Sotto questa nuova luce, l’artigianato è anima comunicativa dell’interiorità dell’uomo, e per certi versi ne esprime l’identità. Con l’Artigianato Identitario intendo, dunque, l’intricato processo che mira a raccontare l’identità dei miei clienti attraverso oggetti e spazi, in cui possano riconoscersi.

Parlaci di Rekrei your story, Rekrei your space e Rekrei made. Come funziona la produzione dei tuoi articoli?

Rekrei è un contenitore fatto da:

  • piccole collezioni che realizzo in prima persona e che ho chiamato Rekrei Made;
  • dai pezzi di Artigianato Identitario declinati come Rekrei Your Story e Rekrei Your Space;
  • Rekrei Made sono piccole collezioni che creo (o meglio ricreo!) come, per esempio, la Collezione Musicale (lampade ricavate da forme di violino), che sono acquistabili sul sito. 

Sono oggetti dai quali mi lascio ispirare e che catturano la mia attenzione, anche nel loro essere incompleti, scartati o rovinati (vedi le forme dei violini che conservano le scritte fatte di appunti del liutaio ai quali appartenevano) e che trasformo in pezzi unici. 

L’Artigianato Identitario, invece, che è il cuore della mia ricerca, è un lavoro su commissione. I pezzi di Artigianato Identitario presuppongono, dunque, la partecipazione più o meno marcata del cliente nel processo. È un lavoro d’incontro e ascolto della storia della persona e dell’oggetto che la persona sceglie di portare, in cui è fondamentale tessere il tempo della relazione. Solo in questo modo mi sarà possibile cercare di tradurre frammenti dell’identità del cliente in un oggetto di arredamento. Un oggetto che non si limiterà ad arredare, in quanto assume significato essendo ponte per quella narrazione nella quale riconoscersi davvero. 

Quindi, Rekrei Your Story e Rekrei Your Space sono due percorsi, o declinazioni, dell’Artigianato Identitario.

Rekrei Your Story si riferisce ad arredi o oggetti di arredamento; possono essere oggetti che il cliente possiede, oppure che non ci sono più, ma sono rimasti nei ricordi e dei quali quindi vado alla ricerca.

Rekrei Your Space sono invece interi spazi, come quelli di una stanza, di un’intera casa o del luogo di lavoro che prendo interamente in carico. Entrambi diventano pezzi o spazi d’Artigianato Identitario grazie a questo percorso. 

Ogni tuo articolo ha una storia da raccontare o è legato ad un ricordo speciale. Qual è la creazione oppure la commissione di un cliente di cui vai più fiera o che ha un grande valore per te? Raccontaci tutto.

Ogni articolo inteso come pezzo di Artigianato Identitario sì, assolutamente.

Tra le opere che mi sono state commissionate, anche se è difficile sceglierne una ovviamente, c’è Yemanjà. Yemanjà è il nome di una poltroncina di famiglia divenuta un pezzo di Artigianato Identitario.

La mia cliente ha scelto come pezzo per lei significativo questa poltroncina che apparteneva alla nonna e dopo di lei alla madre fino ad arrivare a lei ora. Attraverso alcuni incontri ho potuto avere tutto ciò di cui avevo bisogno per trasformare quell’oggetto. 

Attraverso i suoi ricordi, ho potuto fare quest’opera di traduzione, riconsegnandole l’oggetto trasformato. Oggetto che poi negli anni ha continuato a trasformarsi. 

La scelta delle stoffe, dei colori e di ogni particolare non è stato lasciato al caso, ma è divenuto elemento simbolico per la narrazione. 

“I suoi ricordi e racconti si mescolano ora con una stoffa che ricorda la tela di juta dei sacchi di caffè del Brasile e con la fantasia di un tessuto wax. Alcune iniziali sono ricamate su un nastro giallo che racchiude nuovi ricordi ed emozioni.”

Ogni lettera inoltre è accompagnata da quello che chiamo Lettera Parlata: una lettera in cui l’oggetto stesso in prima persona racconta la sua storia di trasformazione. Una trasformazione che non dimentica le sue origini.

Qual è il traguardo più importante raggiunto finora? E fra 5 anni, dove vedi Rekrei?

Il traguardo più importante finora è stato quello di aver ricevuto come commissione un progetto di Artigianato Identitario per una coppia. 

Questa sarà un’occasione e un’esperienza importante per il mio lavoro perché non mi era ancora capitata l’opportunità di creare un pezzo di Artigianato Identitario in cui vivranno due storie in un unico oggetto.

Ciò che ho in mente è poter mettere in scena un mio Artigianato Identitario con i pezzi della mia storia. Mettere in scena nel vero senso della parola! Perché mi piacerebbe realizzare un’installazione che racchiuda i vari pezzi di Artigianato Identitario che ho creato in questi anni.

Nel frattempo, però, sto collaborando da alcuni mesi con Legàmi Adottivi Odv, associazione di volontariato formata da persone con background adottivo, nata allo scopo di portare nel dibattito pubblico una prospettiva diversa sulle tematiche adottive, l’antirazzismo, l’educazione all’accoglienza e all’inclusione, la società interculturale, attraverso workshop, progetti e campagne di sensibilizzazione, allargando il cerchio del dialogo. Tra i vari eventi dell’associazione mi piacerebbe fare assieme alcuni passaggi che portano alla realizzazione dell’Artigianato Identitario, con persone che possono aver avuto, come me, un background adottivo.

Infine ultima domanda, che consiglio daresti ad altri giovani imprenditori?

Consiglio di provarci al di là dell’esito, anche se sarà difficile. 

Chiaramente è importante essere consapevoli della situazione e del contesto, ma non per questo escludere a priori una strada solo perché in salita. Consapevoli di ciò, bisogna salpare!

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