Paese che vai, legge che trovi: come viene regolamentato il sex work nel mondo?

di Bianca El Malek

Cosa si intende per “modelli legislativi” quando si parla di sex work?

I modelli legislativi, ovvero l’insieme di norme giuridiche vigenti in diversi Paesi, si riferiscono alla vendita di servizi sessuali full service – quel che un tempo avremmo chiamato “prostituzione” – outdoor, ovvero in strada, e indoor, ovvero in luoghi chiusi. Questi, a seconda del loro approccio nei confronti dei servizi sessuali, possono esprimersi tramite proibizionismo, abolizionismo, neo-abolizionismo, regolamentarismo o decriminalizzazione.

Ma cosa significa nel concreto?

Il proibizionismo

In questo modello legislativo i soggetti coinvolti, ossia sex workers (che d’ora in poi abbrevieremo con SWers), clientɜ e terze parti (padronə di casa, driver, manager, coinquilin3) – vengono a tutti gli effetti criminalizzati.

Questo approccio è presente in: Stati Uniti (tranne Nevada), Albania, Malta, Russia, Ucraina, Slovenia, Lituania, Iran, Sudafrica, Kenya, Uganda, Cina, Pakistan

Quali sono le conseguenze del proibizionismo in materia di sex work?

Lɜ SWers vengono classificatɜ come criminali, quindi il rapporto con la polizia diventa antagonistico.

Conseguentemente all’arresto, lɜ SWers perdono qualsiasi forma di previdenza sociale, di accesso agli alloggi popolari, alla maggior parte dei posti di lavoro di altro genere, alla custodia dellɜ propriɜ figliɜ, e, qualora segnalatɜ come sex offenders (ossia come “criminali sessuali”, quindi persone che commettono reati relativi alla dimensione sessuale), anche l’accesso ai centri antiviolenza.

Viene normalizzata la violenza nelle azioni poliziesche, quali arresti e/o pratiche invasive come perquisizioni o ispezioni corporali1. In questo contesto, la violenza statale della polizia si traduce spesso anche in violenza di genere e in violenza razziale: negli anni ‘70 l’Unione Americana per le Libertà Civili constatò che le donne nere rischiavano l’arresto per prostituzione fino a sette volte di più delle loro colleghe bianche2. 

Tra il 2012 e il 2015, l’85% delle persone arrestate per “bighellonaggio con intento di esercizio della prostituzione” a New York era nera o ispanica. Tra il 2012 e il 2016, il NYPD il dipartimento di polizia della città di New York si focalizzò sui centri massaggi e il numero delle persone asiatiche arrestate per “massaggi senza licenza” o “prostituzione” crebbe del 2.700%3.

Gran parte delle persone condannate per traffico di esseri umani negli USA è costituita da giovani donne nere che al momento dell’arresto stavano vendendo servizi sessuali, classificate come trafficanti per il solo fatto di trovarsi nello stesso luogo di lavoro di un’altra persona sex worker4. Altre vengono condannate per aver “trafficato se stessə”.

Le persone a cui invece vengono assegnati i servizi sociali si trovano di fronte a programmi che spesso non rispondono alle loro esigenze, ma che sono costrette a frequentare sotto la minaccia di arresto in caso di mancata frequentazione7: alcune devono così rinunciare, ad esempio, al proprio percorso di studi per incompatibilità di orari.

I controlli polizieschi all’aperto dissuadono inoltre lɜ SWers dal portare con sé e quindi dall’utilizzare preservativi, perché tendenzialmente il solo fatto di possederne, viene considerato dalle forze dell’ordine come una prova inconfutabile della vendita di servizi sessuali.

Questo trattamento da parte della polizia espone quindi lɜ SWers ad un aumento delle possibilità di contrarre infezioni sessualmente trasmissibili e di affrontare gravidanze indesiderate5, mentre quelli sul web hanno portato alla chiusura di piattaforme pubblicitarie che consentivano l’uso di risorse come liste nere dei clienti pericolosi6 e hanno fatto sì che moltɜ SWers passassero dal lavoro al chiuso (indoor) al lavoro all’aperto (outdoor), esponendosi maggiormente a managers, pimps e polizia.

Nel tentativo di evitare la polizia, lɜ SWers tendono quindi a lavorare in luoghi più isolati, rinunciando a determinate strategie di sicurezza.

Limitare la capacità dellɜ SWers di mettersi in contatto con i clienti aumenta la scarsità di lavoro, costringendo lɜ lavoratorɜ a scendere a più compromessi in termini di pratiche sessuali e di comportamenti a rischio per la salute sessuale per accaparrarsi i pochi clienti con cui entrano in contatto.

Chi è criminalizzatə dal sistema legislativo non può inoltre ricorrere alla giustizia in caso di abusi da parte di corpi istituzionali e non.

Quando si parla, invece, di abolizionismo?

Questo modello legislativo criminalizza gli aspetti più visibili della vendita di servizi sessuali: l’adescamento in entrambi i sensi, il lavoro indoor in appartamenti condivisi, il favoreggiamento, l’induzione e lo sfruttamento.

Praticamente, la legge stabilisce cosa è rispettabile e cosa è un affronto al decoro e sembra lasciare margine alle attività più discrete.

Questo approccio legislativo è presente in: Italia; Inghilterra; Scozia; Galles; Spagna; Argentina

Quali sono le conseguenze dell’abolizionismo sul sex work?

Questo modello legislativo si è affermato in Gran Bretagna, dove ha trovato terreno fertile nell’ideologia del nascente movimento femminista bianco, secondo cui “ogni donna è vittima”, negli anni ‘708.

I reati di “adescamento” e “bighellonaggio con intento di prostituzione” fanno sì che il lavoro outdoor si sposti in luoghi nascosti e che ci si isoli evitando di dare nell’occhio in gruppi di colleghɜ, mettendo a repentaglio la propria sicurezza.

Le location indoor condivise, che siano appartamenti con unə solə coinquilinə o che siano veri e propri bordelli, sono posti sotto sorveglianza con il pretesto della vulnerabilità dellɜ SWers che vi operano e, spesso, vengono messe in atto operazioni di sfratto, con conseguenti rimpatri per lɜ migranti irregolari sul territorio e perdita dell’abitazione e della custodia dellɜ figliɜ per le persone regolari. Inoltre si può facilmente cadere vittime di ricatti e abusi da parte di clienti e polizia e non si potranno denunciare facilmente episodi di violenza o furto.

L’unico modo legale di vendere prestazioni sessuali senza incorrere in sfratti è abitare in un immobile di proprietà ed esercitarvi da solə: condizione piuttosto elitaria.

Per quanto riguarda lɜ SWers che assumono droghe, lo stigma nei media, nei tribunali, nella sanità e nei servizi sociali peserà il doppio. Le attuali politiche antidroga in Gran Bretagna sono criminalizzanti, impediscono un utilizzo delle droghe igienico e sicuro.

Per quanto riguarda la situazione italiana, mancano dei dati ufficiali che possano descrivere realmente la situazione dellɜ SWers nel Paese. La mancanza di stanziamento di fondi per la ricerca che possa fornire queste informazioni è chiaramente problematica ed enfatizzante della volontà di invisibilizzare questa categoria di lavoratorɜ.

Dal momento che non sembrano esserci studi italiani simili a quelli condotti nel Regno Unito e in alcuni paesi del nord Europa, le uniche informazioni che si possono trovare provengono direttamente dalle comunità di SWers italianɜ, che testimoniano anche la forte presenza di SWers nei CPR italiani (Centri per l’Immigrazione) e, quindi, la correlazione tra persone razzializzate e marginalizzazione da parte dello Stato.

L’approccio del neo-abolizionismo (o modello Svedese/Nordico)

Questo modello giuridico criminalizza l’acquisto di servizi sessuali e punisce le terze parti, teoricamente depenalizzando chi vende i suddetti servizi.

Si tratta di un approccio presente in: Svezia; Norvegia; Francia; Islanda; Irlanda del Nord; Canada

Che conseguenze ha il neo-abolizionismo sul sex work?

Generalmente, la quantità di lavoro diminuisce e questo provoca due importanti conseguenze: la prima è un generale impoverimento e precarietà della popolazione SWers, che per le leggi del mercato dovrà scendere a compromessi sui compensi (oltre che sulle pratiche sessuali e sui comportamenti a rischio per la salute sessuale); la seconda è un più alto grado di rischio, perché lɜ clientɜ rimanenti sono persone disposte ad incorrere in reati, quindi potenzialmente più pericolose.

Il lavoro outdoor si sposta in luoghi isolati, dove lɜ clienti temono meno di essere coltɜ sul fatto dalla polizia nel momento della trattativa: infatti, lǝ cliente verrebbe arrestatǝ in flagrante se dovesse essere vistǝ da una pattuglia durante la fase di trattativa, che avviene solitamente tramite il finestrino dell’auto abbassato con lǝ Swer ancora fuori dal veicolo. 

Di conseguenza, lɜ clienti non si prestano più a dialogare in questa modalità, esigendo sempre più spesso che lɜ SWers salgano immediatamente in auto, senza dar loro il tempo di valutarli. Inevitabilmente, il luogo isolato e questo tipo di richiesta aumentano il rischio per I3 SWers di incorrere in client3 aggressiv3 e/o pericolos3.

La criminalizzazione dellɜ clientɜ aumenta quindi la disparità di potere tra clientɜ e SWers, anziché trovare un modo che non inasprisca la precarietà di persone già marginalizzate come quelle facenti parte della comunità SWer.

I progetti mirati all’uscita dellɜ SWers dalla prostituzione sono spesso inefficaci e moralisti9, non dispongono di fondi sufficienti all’obiettivo che si prefiggono10 e dovrebbero fornire programmi sociali appositi che i Paesi che adottano questo modello giuridico in realtà non si preoccupano di strutturare11.

Infine, diminuisce la fiducia nei confronti della polizia, che esegue multe de facto12, sfratti e deportazioni, soprattutto verso SWers razzializzatɜ13.

Il regolamentarismo

Questo modello legislativo disciplina la vendita di servizi sessuali.

Nel pratico, però, criminalizza tuttɜ lɜ SWers che non hanno la possibilità o la volontà di adempiere ai requisiti burocratici, come ad esempio le persone migranti irregolari sul territorio.

L’approccio regolamentarista è presente in: Germania; Olanda; Svizzera; Austria; Grecia (esclude le donne di stato coniugato); Bangladesh; Senegal (esclude le persone che vivono con HIV); Tunisia; Perù; Venezuela; Cile; Turchia (esclude le donne trans)

Quali sono le conseguenze del regolamentarismo sulle persone che fanno sex work?

Lɜ SWers vengono ghettizzatɜ nei bordelli e nei quartieri a luci rosse, cosa che oltre ad isolarlɜ, lɜ espone a malintenzionatɜ che possono individuarlɜ facilmente dal quartiere stesso in cui camminano qualora escano per svolgere commissioni quotidiane.

I controlli sanitari obbligatori (che rappresentano una violazione dei diritti umani) e la mancanza di privacy sui propri dati personali sortiscono l’effetto contrario di quello sperato, allontanando lɜ SWers dalle strutture sanitarie14: molti Paesi, infatti, ritengono un reato vendere servizi sessuali se si vive con l’HIV, non tenendo conto delle attuali terapie antiretrovirali, che rendono il virus non rilevabile e quindi non trasmissibile.

L’ultimo modello legislativo: la decriminalizzazione del sex work

Questo approccio legislativo depenalizza SWers, clientɜ e terze parti e regolamenta il sex work attraverso il diritto del lavoro.

La decriminalizzazione del sex work è adottata da: Nuova Zelanda, Nuovo Galles del Sud e Belgio. 

La Nuova Zelanda è stata il primo Paese a introdurre la decriminalizzazione del sex work nel 2003, dopo una proposta di legge inviata dal New Zeland Prostitute Collective nel 1987. Le specifiche della legge sono state studiate negli anni con le organizzazioni di SWers.

Quali sono le conseguenze della decriminalizzazione del sex work?

Questo modello giuridico ha incrementato la fiducia nelle istituzioni, nelle politiche di welfare15 e nella polizia16 e ha aumentato il potere di negoziazione dellɜ SWers su prezzi e servizi: lɜ clientɜ, infatti, non più intimoritɜ dalla criminalizzazione, non si pongono problemi nell’entrare in contatto con SWers.

Inoltre, la Nuova Zelanda ha rimosso la sanzione per “disoccupazione volontaria” allɜ SWers nel momento in cui questɜ decidono di cessare la propria attività, pertanto l’accesso immediato ai sussidi di disoccupazione è garantito.

Ma ci sono delle problematicità anche nella decriminalizzazione?

Purtroppo sì. Anche se questo approccio ha portato vantaggi allɜ SWers con regolari documenti di residenza nei Paesi in cui è stato adottato, questi restano privilegi da cui le persone migranti irregolari sul territorio vengono escluse, continuando ad essere soggette a sfruttamento, a condizioni di lavoro precarie e ad essere il principale bersaglio di clientɜ malintenzionatɜ, consapevoli di non poter essere denunciatɜ alle autorità. 

Bibliografia

1. Scot-Pep, consultabile su scot-pep.org.uk, 2013

2. Ritchie Andrea J., Invisible No More: Police Violence Against Black Women and Women of Color, Beacon Press, pagina 149, 2017

3. Gira Grant Melissa, Interactive Map: See Where the NYPD Arrests Women Who Are Black, Latina, Trans and/or Wearing Jeans, “Village Voice”, consultabile su villagevoice.com, 22 novembre 2016

4. Law Victoria, How 40$ Can Land You In Prison for Seven Years and on the Sex Offender Registry for Life, “Truthout”, consultabile su truthout.org, 8 ottobre 2017

5. Open Society Foundations, Condoms as Evidence, video, consultabile su youtube.com, 13 luglio 2012.

Open Society Foundations, Criminalizing Condoms: How Policing Practices Put Sex Workers and HIV Services at Risk in Kenya, Namibia, Russia, South Africa, the United States and Zimbabwe, consultabile su opensocietyfundations.gov

6. Global Network of Sex Work Projects, Sex Workers Demonstrate Economic and Social Empowerment. Regional Report: Asia and the Pacific, 26 giugno 2014.

Sex Worker Website Seized in Anti-Trafficking Sweep; No Trafficking Charges Entered, 27 giugno 2014.

Sex Work And The Law: Understanding Legal Frameworks and the Struggle for Sex Work Law Reforms, 14 luglio 2014.

Consultabili su nswp.org

7. Red Umbrella Project Nyc, Criminal, Victim or Worker? The Effects of New York’s Human Trafficking Intervention Courts on Adults Charged with Prostitution-Related Offences, 2014, consultabile su red umbrella redumbrellaproject.org

8. Richie Beth E., Arrested Justice: Black Women, Violence and America’s Prison Nation, capitolo 3, NYU Press, 2012

9. Heiberg Tessa, Exploring Prostituted Women’s Experiences of a South African Exit Intervention: An Interpretative Phenomenological Analysis, tesi di laurea, University of Cape Town, consultabile su knowledgeco-op.uct.ac.za, 2011

10. Gira Grant Melissa, Resisting the Sex Panic: Sex Workers Struggle for Evidence-Based Regulation in Nevada, “Rewire”, consultabile su rewire.news, 2009

11. Heineman Jennifer, MacFarlane Rachel T. e Brents Barbara G., Sex Industry and Sex Workers in Nevada in D.N. Shalin (a cura di) The Social Health of Nevada: Leading Indicators and Quality of Life in the Silver State, Unlv Center for Democratic Culture, Las Vegas, 2012

12. Coyne Ellen, Bill makes sex workers “poorer and unsafe”, «The Times», consultabile su thetimes.co.uk, 3 febbraio 2017

13. Amnesty International, The Human Cost Of “Crushing” The Market: Criminalization Of Sex Work In Norway, “Amnesty USA”, consultabile su amnestyusa.org, 26 maggio 2016

14. Australian Society for HIV, Viral Hepatitis and Sexual Health Medicine, Sex Work, consultabile su hivlegal.ashm.org.au, senza data

15. Abel Gillian, Fitzgerald Lisa e Brunton Cheryl, The Impact of the Prostitution Reform Act on the health and safety practices of sex workers: Report to the Prostitution Law Review Committee, University of Otago, pagina 139, consultabile su otago.ac.nz, 2007

16. Abel Gillian, Fitzgerald Lisa e Brunton Cheryl, The Impact of the Prostitution Reform Act on the health and safety practices of sex workers: Report to the Prostitution Law Review Committee, University of Otago, pagina 163, consultabile su otago.ac.nz, 2007

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