Perché ci sono molte persone albanesi in Italia?

Scritto da Arda Lelo

Il rapporto tra Albania e Italia rappresenta uno dei legami più dinamici e profondi del Mediterraneo orientale: un filo migratorio, culturale, economico, che nel corso di oltre un secolo ha acquistato nuove forme. 

Negli anni ’90 l’Italia fu meta principale dell’esodo albanese: decine di migliaia di persone attraversarono l’Adriatico in cerca di un futuro migliore. Oggi, però, la direzione del flusso si è fatta più complessa e reciproca: lɜ albanesi sono una comunità consolidata in Italia, mentre un numero crescente di italianɜ sceglie l’Albania per lavoro, investimenti, vita quotidiana o pensione.

Albania – Italia: un ponte bidirezionale lungo cento anni

Un capitolo cruciale del rapporto tra i due paesi nasce nel 1939, quando l’Italia, guidata da Benito Mussolini, invase e occupò militarmente l’Albania. 

Le truppe italiane sbarcarono nei porti di Durazzo, Valona e Santi Quaranta (attuale Saranda), compiendo un’occupazione lampo e portando via potere politico e sovranità al regno albanese.

L’Albania fu assorbita in un’unione personale con la corona italiana, il re d’Italia divenne formalmente re d’Albania e fu imposto un nuovo ordinamento amministrativo, militare ed economico, che mirava all’integrazione forzata del Paese nello spazio dell’Italia fascista.

Questo periodo delicato, che durò fino al 1943, segnò profondamente la memoria storica albanese: da un lato architettura, infrastrutture, codici civili e contatti con l’Italia; dall’altro, repressione, perdita di indipendenza e l’inizio di una resistenza interna che poi avrebbe contribuito all’affermazione del regime comunista post-guerra. 

Attuale Piazza Madre Teresa. L’originario complesso noto come Piazza del Littorio fu costruito dall’architetto italiano Gherardo Bosio nel 1939. Crediti dell’autrice.

L’influenza della cultura e della televisione italiana

Nonostante tutto, la presenza italiana in Albania, anche in quegli anni critici, consolidò un legame politico, economico e culturale che, negli anni a venire, avrebbe influito sulle percezioni reciproche fra i due Paesi: l’Italia non venne vista solo come potenza occupante, ma anche come modello di modernità, una finestra sull’Occidente che, decenni dopo, qualcunǝ avrebbe dovuto attraversare ancora.

Negli anni precedenti l’esodo degli anni ’90, un altro fattore importante contribuì a creare familiarità tra gli albanesi e l’Italia: la televisione italiana.

A partire dagli anni ’70, infatti, il segnale delle reti italiane — soprattutto le emittenti pubbliche e poi private — riuscì ad attraversare il mare Adriatico per essere ricevuto in molte aree dell’Albania costiera e urbana. Durante il regime comunista, quando l’Albania era tra i Paesi più chiusi del blocco orientale, la RAI e alcune tv private italiane rappresentarono una finestra quasi magica su un mondo diverso: film, programmi, musica, moda, lingua italiana. Il risultato fu che intere generazioni impararono l’italiano dalla tv, acquisendo una familiarità linguistica e culturale unica nel suo genere.

Lo storico sbarco della Vlora a Bari

Il crollo del regime comunista nel 1991 generò una crisi economica e sociale profonda. Disoccupazione, povertà, instabilità politica resero insostenibile la vita per molti, spingendo decine di migliaia di persone a cercare opportunità all’estero. Le coste italiane — e in particolare la Puglia — divennero il punto di arrivo principale.

Copertine di giornali durante il regime comunista raccolte presso il “ Museo Casa delle foglie” di Tirana. Crediti dell’autrice.

Simbolo di quell’ondata migratoria, e della strumentalizzazione politica che ne conseguì ai fini discriminatori, fu lo sbarco del mercantile Vlora a Bari l’8 agosto 1991: migliaia di persone, stipate tra ponte e banchina, riportarono all’attenzione dell’opinione pubblica italiana la dura realtà dell’esodo. Le immagini di allora restano emblematiche della situazione che il Paese stava vivendo, ma anche della speranza che spinse quelle persone a partire.

Lo sbarco della Vlora a Bari. Crediti: Openmigration

La diaspora albanese in Italia e nel mondo

L’emigrazione non si limitò all’Italia. Grecia, Germania, Svizzera, Regno Unito, Canada, Stati Uniti e altri Paesi europei e nordamericani divennero destinazioni di una diaspora che oggi conta centinaia di migliaia di persone. 

Uno degli strumenti più noti per l’emigrazione verso territori lontani fu il Diversity Immigrant Visa Program (DV Program), noto anche come “lotteria della Green Card” degli Stati Uniti. Attraverso questo programma annuale, circa 50.000 visti di residenza permanente vengono assegnati a cittadini di Paesi considerati sotto-rappresentati tra lɜ immigrati negli Stati Uniti, selezionati casualmente tra lɜ candidatɜ idoneɜ. 

Per alcune famiglie albanesi, il DV Program rappresentò una via d’uscita alternativa rispetto ai flussi più massicci verso Italia ed Europa, permettendo di ottenere una stabilità legale e la possibilità di ricostruire la propria vita in un contesto completamente nuovo. Ma possono i diritti essere messi in gioco come una lotteria? 

Per quanto riguarda, invece, lo stato della comunità albanese in Italia, al 1° gennaio 2023 il numero di cittadinɜ albanesi con permesso di soggiorno regolare era di 389.646, pari al 10,5% della popolazione extra-UE residente in Italia. 

  • Una grande maggioranza (60,6%) vive nelle regioni del Nord Italia, con una concentrazione particolarmente alta in Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana. 
  • Una porzione significativa (circa 13%) risiede nelle regioni del Sud, con un’attenzione storica alla Puglia, le cui coste furono tra i primi punti d’arrivo all’inizio degli anni ’90. 

La comunità albanese in Italia è caratterizzata da:

  • un equilibrio di genere quasi perfetto (49,4% donne, 50,6% uomini). 
  • una forte presenza di giovani e minori: il 39,8% ha meno di 30 anni, e lɜ minori rappresentano il 23,5% del totale. 
  • un’elevata stabilizzazione nel tempo: molti permessi sono di tipo “lungo soggiorno”, e sono frequenti i ricongiungimenti familiari. 

La comunità albanese si è inserita in modo significativo nel mercato del lavoro italiano, soprattutto in settori come edilizia, agricoltura, logistica, servizi alla persona, trasporto e piccola imprenditoria.
Inoltre, le persone albanesi sono tra lɜ principali titolari di imprese individuali fra lɜ stranierɜ non comunitari, soprattutto nel comparto edilizio. 

Italiani in Albania: il fenomeno inverso

Negli ultimi dieci-quindici anni si è osservata una parziale inversione del flusso migratorio tradizionale: sempre più italianɜ scelgono di trasferirsi in Albania.

Secondo i dati più recenti dell’INSTAT (l’istituto di statistica albanese), al termine del 2023lɜ stranierɜ con permesso di soggiorno in Albania erano circa 21.460, in aumento del 18,2% rispetto all’anno precedente; tra loro, lɜ italianɜ costituiscono il secondo gruppo più numeroso: nel 2023 risultavano circa 3.375 cittadinɜ con questo status.

Le ragioni che spingono lɜ italianɜ a scegliere l’Albania sono molteplici: basso costo della vita, mercato immobiliare accessibile, opportunità di avviare piccole imprese con costi ridotti, e la vicinanza culturale e linguistica — molti, grazie a rapporti storici — seppur di dominio  — e alla familiarità con la lingua, si integrano facilmente.

Inoltre, alcune aree costiere e urbane, così come zone in sviluppo turistico, mostrano un aumento di attività gestite da italianɜ: ristoranti, B&B, studi professionali, start-up digitali, imprese edili o di servizi.

Oltre agli aspetti individuali e imprenditoriali, la presenza italiana in Albania si è manifestata anche attraverso importanti investimenti infrastrutturali e urbani. Un esempio significativo è il piano urbanistico curato dall’architetto Stefano Boeri, volto a modernizzare alcune aree urbane e a migliorare la qualità degli spazi pubblici, con un’attenzione particolare a sostenibilità e design. 

Parallelamente, molte iniziative italiane hanno sostenuto progetti volti a facilitare l’integrazione dell’Albania nell’Unione Europea, contribuendo a riforme urbanistiche, amministrative e infrastrutturali coerenti con gli standard comunitari. La paura, in questo senso, è che nella corsa all’Europa si perdano l’identità culturale, la qualità architettonica e l’impatto sulle comunità locali che poco vengono coinvolte in queste grandi trasformazioni urbane e architettoniche.

Ex Piramide Hoxha di Tirana trasformata in complesso commerciale dallo studio olandese MVRDV. Crediti dell’autrice.

Impatti sociali ed economici della migrazione tra Italia e Albania

Le migrazioni tra Albania e Italia hanno generato effetti profondi su entrambe le società. In Italia, la comunità albanese, ormai stabilizzata e composta da moltɜ giovani e famiglie, contribuisce alla vitalità demografica in un Paese con bassa natalità, sostiene settori produttivi e dei servizi grazie a una presenza costante nel mondo del lavoro, e alimenta una crescente imprenditorialità, soprattutto nell’edilizia e nell’artigianato. 

L’integrazione culturale è oggi molto più solida rispetto agli anni ’90, ma nonostante questo è difficile dimenticare il razzismo, la burocrazia e tutti gli stereotipi che negli ultimi trent’anni hanno caratterizzato la vita delle persone albanesi in Italia.

In Albania, invece, l’impatto principale deriva dalle rimesse della diaspora, fondamentali per il sostegno economico delle famiglie e per piccoli investimenti locali. Il ritorno — permanente o ciclico — di persone qualificate porta competenze nuove nei settori del turismo, dei servizi, dell’edilizia e della digitalizzazione. Parallelamente, l’arrivo di italianɜ non solo per lavoro, pensione o impresa stimola economia, mercato immobiliare e consumi, contribuendo alla trasformazione di alcune aree urbane e costiere. Tale dinamismo, tuttavia, porta anche criticità: aumento dei prezzi delle abitazioni, rischio di gentrificazione e pressioni regolatorie che richiedono politiche pubbliche più strutturate. 

La spiaggia di Saranda nel 2018 prima del grande boom turistico degli ultimi anni. Crediti dell’autrice

Una relazione circolare

Oggi il rapporto Albania–Italia non è più unidirezionale: si configura come un ponte a doppio senso, un mosaico di mobilità, integrazione, ritorni, scambi culturali, sociali ed economici. 

Purtroppo, non tutti questi scambi sono positivi ad oggi: negli ultimi anni, il governo italiano ha promosso un accordo con l’Albania per istituire centri migratori nei territori albanesi nelle località di Shëngjin e Gjader. Diversi tribunali italiani e la giurisprudenza europea hanno giudicato incompatibile con il diritto (in particolare con le direttive europee sull’asilo) la detenzione in un paese extra-UE di richiedenti asilo e migranti in attesa di espulsione. Alcuni trasferimenti avviati sono stati respinti, e i centri al momento risultano in gran parte vuoti o sottoutilizzati.

La speranza è che questo ponte resti vivo, alimentato però da studi concreti relativi anche alle nuove generazioni, da dati puntuali che restituiscano l’effettiva situazione nei due Paesi e da sguardi e letture aperti e contemporanei che possano mettere in luce le sfide e le opportunità della mobilità, della cultura condivisa e dell’integrazione, così da costruire relazioni più solide, consapevoli e durature tra Italia e Albania.

Bibliografia 

  • Ballinger, Pamela (2018). “A Sea of Difference, a History of Gaps: Migrations between Italy and Albania, 1939–1992”, Comparative Studies in Society and History, vol. 60, n. 1. 
  • Vullnetari, Julie (2007). Albania on the Move: Links between Internal and International Migration. Amsterdam University Press. 
  • Vietti, Francesco (2012). Hotel Albania – Viaggi, Migrazioni, Turismo. Carocci Editore. 
  • Çela, Eralba; Moretti, Eros; Ninka, Eniel (2009). “Italy–Albania: The migrant as a bridge between two homelands: The role of remittances”, Romanian Journal of European Studies, No. 7–8.
  • Mehillaj, Orkida (2010). “Cenni sulla storia dell’immigrazione albanese in Italia”, in ADIR – L’altro diritto (rivista giuridica/studi migratori).
  • Redi Halimi (2020), L’Albania fascista (1939-1943), Diacronie – Studi di Storia Contemporanea, OpenEdition Journals.
  • Saracino, Vito (2024). A Century of the Media in Italian-Albanian Cultural Relationships. Springer/Palgrave.

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