Scritto da Morena Pedriali Errani

Il 20 Novembre 2025, il Tribunale per i Minorenni di L’Aquila ha emesso un ordine di sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, gli ormai noti genitori dei “bambini nel bosco” di Palmoli (Chieti).
La notizia è rimbalzata su tutti i giornali, scatenando rabbia e indignazione, sentimenti poi amplificati dalle nette prese di posizione di vari esponenti politici.
“E invece i bambini nei campi rom?”
A questo proposito, il Ministro Matteo Salvini si è fin da subito lanciato in paragoni con la situazione di minori rom e sinti residenti nei cosiddetti “campi nomadi”.
Il ministro ha affermato:
“In quel campo rom ho trovato una situazione di totale degrado… Lì i servizi sociali non intervengono”
Senza entrare nel merito della vicenda di Palmoli, analizzare questa affermazione ci permette di accorgerci che c’è ben poco di vero.
Cosa ci dicono i dati
Ad oggi, in Italia, non sono disponibili dati ufficiali disaggregati per etnia sul sistema generale di tutela dellɜ minori, il che rende le affermazioni di Salvini scarsamente verificabili.
Esistono, tuttavia, studi localizzati o di ONG che attestano il contrario di ciò che dichiara il Ministro Salvini. Vediamoli. Ma prima è necessario delineate un contesto.
Qual è la situazione delle persone rom e sinte in Italia?
Secondo un report dell’Associazione 21 Luglio, nel 2024 erano 11.100 le persone rom e sinte in stato di emergenza abitativa in Italia (insediamenti monoetnici formali). Di questi il 55% sotto i 18 anni. Nello stesso report si sottolinea che l’aspettativa di vita è stimata di circa 10 anni inferiore per chi vive all’interno dei campi rispetto al resto della popolazione italiana.
Dato aggravato dalla forte discriminazione in ambito lavorativo e dalla mancanza di supporto all’educazione per i minori in età scolastica (campi lontani dal bacino dei mezzi pubblici, scarsa formazione del personale educativo alla diversità culturale, minori sottoposti a diagnosi arbitrarie di disagio cognitivo e posti in sezioni speciali).
Nel 2024, l’Italia è stata anche apertamente criticata dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali per le condizioni abitative rom, tra segregazione e sgomberi forzati.
I minori rom sono più a rischio di essere allontanati dalla famiglia
La ricerca “Mia madre era rom” (21 Luglio), condotta tra il 2006 e il 2012, evidenziava come il 3,1% dellɜ minori rom e sinti residenti nella regione Lazio fosse stato dichiarato adottabile contro lo 0,08% dellɜ minori non romanì nello stesso luogo e periodo.
Da questo si può ricavare, quindi, che le probabilità per unǝ minore rom/sinta di essere allontanatɜ dalla famiglia di origine fossero circa del 30/40 volte maggiori. Ne consegue che le comunità romanì fossero sovrarappresentate tra le dichiarazioni di adottabilità.
Com’è la situazioni dei minori rom nel resto d’Europa
Nei rapporti europei presentati dall’ERRC, come ad esempio Life Sentence: Romani children in institutional care, si sottolinea anche come, in tutta Europa, i bambini e le bambine rom sono sovrarappresentate nei percorsi di collocamento istituzionale e nelle pratiche di allontanamento.
In alcuni Paesi europei presi in esame i minori e le minori rom e sinte rappresentano fra il 30% e il 60% in cura statale.
Perché i minori rom sono più a rischio allontanamento?
L’ERRC segnala che, nelle giurisdizioni analizzate, i fattori che più spesso scatenano il collocamento sono povertà familiare, inadeguatezza abitativa e mancata o irregolare frequenza scolastica, indicatori strutturali che vengono interpretati come “inidoneità genitoriale” piuttosto che come problemi sociali da affrontare.
Il messaggio è semplice: nelle comunità rom e sinte prese in esame non viene calcolato il contesto sociale, ma la responsabilità individuale, velocizzando, di fatto, l’entrata nel sistema affidatario.
Un altro studio, “Europe’s Forgotten Children: Roma Children and their Families in Europe 2000–2020”, report ufficiale di UNICEF Innocenti, pubblicato nel maggio 2024, ci offre un’analisi ancora più mirata.
Il report analizza come le barriere sociali elaborate da decenni – insediamenti segregati spesso voluti e finanziati dagli stessi comuni, discriminazione, politiche pubbliche insufficienti – portino a una forte vulnerabilità dei bambini e delle bambine romanì, con forte rischio di esclusione educativa, povertà, isolamento, difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari e all’istruzione.
Nel report viene anche sottolineato che i percorsi dei “servizi di protezione” spesso non sono adeguati, che la tutela dei diritti è lacunosa, e che c’è una scarsa visibilità dei dati su minori rom-sinti coinvolti nei sistemi di tutela, affidamento, istituzionalizzazione, NTP (non-profit/terzo settore), la quale invisibilizza ulteriormente le comunità.
Ma il punto più importante rimane sempre uno soltanto: la situazione precaria di vita nei campi non è naturale. È stata indotta da politiche fortemente discriminatorie. Non è una scelta voluta dalle comunità romanì, ma dai governi che si sono succeduti.
È razzismo sistemico!
Come vengono gestiti i fondi per le comunità romanì in Italia
La risposta ci arriva dalla capitale.
Il report di “Campi Nomadi S.p.A.” (21 Luglio) ha analizzato la gestione dell’intera spesa, pari a 24 milioni, che nel 2013 venne destinata ai campi romani.
Del totale della cifra, soltanto lo 0,4% è andato a progetti di inclusione sociale: il resto è stato usato per gestione, sicurezza e vigilanza.
La precarietà dei luoghi e il pregiudizio collettivo non sono imputabili alle famiglie rom e sinte, ma alle condizioni strutturali degradate dei campi, come l’ex baraccopoli di via Guerra ad Asti, priva di servizi igienici, acqua, luce e ubicata in una posizione periferica della città, tra un demolitore e un centro di raccolta macerie.
A questo proposito ho raggiunto l’assistente sociale, attivista ed esponente della commissione pari opportunità del comune di Asti, Luca Tomatis che commenta così la situazione:
“È necessario ponderare pensieri e parole, specialmente quando si parla di minori, progetti sociali e responsabilità genitoriali.”
Tomatis conclude raccontandoci una modalità con cui è possibile creare progetti educativi che mettano al centro i minori e le minori rom e sinte:
“Gli interventi di natura sociale (realizzati dal comune di Asti con il monitoraggio dell’Ass. 21 luglio) sono stati famiglio-centrici e preventivi, basati su un approccio partecipato che ha portato alla creazione di progetti educativi personalizzati. Grazie a questo lavoro condiviso, tra il 2022 e il superamento della baraccopoli nel 2025, non sono state registrate segnalazioni né aperture di fascicoli presso il Tribunale per i Minorenni, dimostrando che le carenze sociali erano imputabili alla ghettizzazione e non alla responsabilità genitoriale. Si condanna la narrazione politica che strumentalizza tali condizioni per fini elettorali, la quale non fa altro che rinforzare i pregiudizi verso gli abitanti delle baraccopoli e gli operatori sociali.”
Alla luce dei dati e della lunga analisi proposta, il paragone tra la vicenda della “famiglia del bosco” e le condizioni delle famiglie rom e sinte nei campi formali proposto dal ministro Salvini risulta improprio e inopportuno, strumentale al rinforzo degli stereotipi e dei doppi standard razziali.
A differenza della famiglia nel bosco, le persone rom e sinte non hanno avuto la possibilità di scegliere.
Inoltre, appare sempre più evidente la mancata volontà politica di trovare percorsi più umani e condivisi con la comunità rispetto al superamento dei campi.
Ma la gestione della baraccopoli di Asti è un esempio di buona pratica che permette ai minori della comunità di autodeterminarsi e noi continueremo a lottare affinché non sia un unicum, ma diventi la prassi.
Bibliografia e Sitografia
Mia madre era rom
https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2019/07/Rapporto-Mia-madre-era-rom_Associazione-21-luglio.pdf
Life sentence ERRC
https://www.errc.org/reports-and-submissions/life-sentence-romani-children-in-institutional-care
Europe’s Forgotten Children
https://www.unicef.org/innocenti/reports/europes-forgotten-children
Campi nomadi SPA
https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2019/05/campi-nomadi-spa-1.pdf