In Arte: Samia

Dagli aforismi alle elementari al palco di Sanremo Giovani

Vivere della propria arte in Italia è assai complicato, di questo SAMIA ne è ben cosciente. Ma quando a inizio pandemia il lockdown ha messo in pausa il suo lavoro “sicuro” ha deciso segretamente che in quel periodo si sarebbe dedicata esclusivamente a scrivere e alla musica. Mentre continuava a rimandare iscrizioni a bandi per concorsi pubblici, si sono iniziati a vedere i primi risultati. Noi l’abbiamo scoperta sul palco di Saremo Giovani e catturate dalla sua energia abbiamo subito voluto sapere di più su di lei.

Di Samia

Presentati

“Sono SAMIA e vengo da Roma. In verità attualmente abito un po’ fuori e infatti sto cercando un appartamento più vicino al centro (insomma, se qualcuno sa qualcosa si faccia avanti!). Al momento professionalmente parlando faccio solo la cantautrice e con l’etichetta con cui collaboro stiamo lavorando al resto del mio progetto musicale.”

Come e quando è iniziato il tuo percorso musicale?

S: “Io ho sempre scritto e cantato fin da piccola. Scrivevo le mie poesie e i miei aforismi dalle elementari, quello è stato il mio spazio intimo, la mia comfort zone, il mio safe space fin da subito. Poi, con il tempo, la crescita, il mio percorso musicale è proseguito e, avendo compreso che volevo fare questo, mi sono iscritta ad un’accademia di Roma, in cui ho frequentato diversi laboratori: dalla scrittura della canzone alla produzione, la canzone teatrale, storia della musica e altre materie. Scrivevo già da prima, ma ancora non mi rendevo bene conto, la consapevolezza è un qualcosa che arriva col tempo. Ora mi sento di poter dire che sono una cantautrice che sta curando il proprio progetto e che è pronta per farsi ascoltare. Insomma, ho diverse cose in programma. Non sto nella pelle a dire il vero. Stay tuned!”

La tua famiglia come l’ha presa quando ha capito che questo era quello che volevi fare nella vita?

S: “Ah beh, la mia famiglia non è mai stata a favore della ‘carriera artistica’. I miei genitori, come gli altri, preferivano un futuro certo, o più che altro uno stipendio fisso. Quando ho smesso di lavorare a causa pandemia, mi sono presa un periodo per dedicarmi totalmente alla musica e alla scrittura. Mio padre mi mandava bandi di concorso per qualsiasi genere di lavoro sicuro: dal vigile urbano alla bidella alla postina. Ma tanto io sapevo quello che volevo fare, quindi per non sentirlo più gli dicevo ‘sì sì, poi do un’occhiata!’. Mai fatto, neanche per sbaglio. Ah, ciao papà!”

Riesci a vivere della tua arte?

S: “Anche se quello della cantautrice è un lavoro a tutti gli effetti, purtroppo ad oggi in Italia non è riconosciuto come tale, così come tutti i lavori creativi o che riguardano il settore dello spettacolo. Questo priva molti artisti a non farlo come primo lavoro o unico addirittura.”

Scrivi tu i tuoi brani?

S: “Guarda, io scrivo sempre e in qualsiasi condizione fisica o psicologica in cui mi trovo. “Scrivi scrivi” è il mio mantra da tutta la vita. Se mi chiedi però come nascono le mie canzoni, dipende. Parto sempre dalle parole, dai miei pensieri che riporto su un pezzo di carta, nelle note del cellulare. La fase creativa e compositiva poi prosegue in studio con Francesco Cataldo, il mio produttore a cui mi affido completamente. E’ una persona che ho sempre stimato molto artisticamente e umanamente. Lo studio poi è un posto magico e anche un po’ imprevedibile. Lì può succedere di tutto! Si conferma, rimonta, si rifà qualcosa o tutto, se serve. È lì che poi si crea la magia!”

Il tuo stile musicale da cosa trae ispirazione?

S: “L’artista è sempre ispirato dalle cose che gli piacciono, che lo attraggono, che lo colpiscono, ma che poi ciò che emerge è ciò che siamo dentro di noi, ossia la nostra verità, il nostro mondo. Mi reputo una persona abbastanza cangiante e ho gusti molto variegati. Nei miei ascolti passo da una Adele agli Alt-j, muoio con Lucio Dalla e rinasco con Anderson .Paak e Bruno Mars.”

Raccontaci di Fammi Respirare

S: “Fammi Respirare nasce da una necessità di prendersi un momento per fermarsi e schiarirsi le idee di fronte a se stessi e al resto del mondo che ci orbita intorno. Molto spesso andiamo quasi in apnea a causa dell’ansia, della pressione e la fretta delle cose, e questo a livello fisiologico e mentale è del tutto errato. L’anima ha bisogno di Aria, di spazio. Io ad un certo punto mi sono resa conto di quanto fosse facile amare le cose belle, che ci fanno stare tranquilli. Penso che la vera essenza dell’amore (per se stessi è per gli altri) è amare sia i pregi che i difetti, le vittorie e le sconfitte, perché siamo essere umani che commettono errori, quindi la condanna non è mai la soluzione.

Della tua esperienza a Sanremo Giovani invece che ci vuoi dire?

S: “Sanremo è stata un’esperienza bellissima. Quando ho saputo che il mio brano era stato selezionato ero a casa sul letto (tra i miei posti preferiti). Mi sono bloccata con il telefono in mano e il mio produttore mi diceva: ‘Ehi, ma sei felice?’. Eh sì, lo ero eccome. Sono stati dei giorni speciali, ovviamente pieni di emozioni, poi arrivare e cantare la mia canzone lì è stato fantastico!”

Trovi che sia difficile emergere in questa industria se appartieni a una minoranza?

S: “Sicuramente non è ancora così facile rispetto a quello che dovrebbe essere. Le cose si muovono ancora troppo troppo troppo lentamente. Per quanto mi riguarda, possiamo fare meglio! Anche per quanto riguarda il discorso di genere io personalmente vorrei che nel mondo della musica ci fosse diversità, che una persona transgender o non-binary sia passata in radio o che partecipi ad un talent televisivo. Quando ne vedrò diverse e non leggerò più articoli sensazionalistici o schifati dalla diversità allora saremo sulla strada giusta.”

Se sì, pensi che questo possa cambiare nei prossimi 5 anni?

S: “Sia in questo settore ma in tutto il resto delle situazioni c’è bisogno di un’evoluzione mentale, sociale e culturale. C’è la necessità di avere più apertura, di dare più possibilità a tutti, abbattendo gli stereotipi e i cosiddetti bias che ci siamo creati. Il tempo è relativo senza il movimento. Quindi per favore, muoviamoci guys. Abbiamo bisogno di tutti!”

E tu invece come ti vedi tra 5 anni?

S: “Sicuramente mi vedo ancora a scrivere canzoni a prescindere di come possano andare gli eventi. Per me scrivere è terapeutico quindi non posso proprio smettere di curarmi sotto questo punto di vista. Ovviamente mi vedo a casa davanti al fuoco, con il mio cane a mangiare schifezze e a bere un bicchiere di vino.”

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