Sono Micol Touadi, cantante, musicista e insegnante di canto. Sono italo-congolese, nata a Latina e poi trasferita a Sabaudia, un magnifico posto sul mare, ma la musica mi ha sempre concesso il lusso di viaggiare tanto e di conoscere e scoprire il mondo.
Di Micol Touadi

Quando hai iniziato a fare musica? È stato difficile intraprendere questa strada?
Fare musica è sempre stato il mio unico obiettivo, non ho mai avuto un piano B.
La mia voce si è sempre contraddistinta, fin da bambina, anche nei laboratori pomeridiani che facevo a scuola, e questo mi ha aiutato molto ad affermare il mio posto nel mondo. Da bambina timida e introversa che ero, non avevo trovato il mio linguaggio e la mia via per comunicare con il mondo.
Crescendo, ho intrapreso un percorso accademico, laureandomi in canto jazz, e in seguito ho avuto la fortuna di affiancare vari artisti pop, lavorando parallelamente ai miei progetti personali.
Come hanno reagito le persone intorno a te a questa decisione?
Sono stata cresciuta da mia nonna, siamo sempre state io e lei. Si è aggrappata come un’ancora a me dopo aver perso mia mamma.
Mia nonna è napoletana, e mi ha insegnato tutte le canzoni della tradizione. Cantare era il nostro linguaggio d’amore.
Lei mi ha sempre sostenuto, ha incentivato la mia passione, finché ha potuto non si è persa una mia esibizione. Ha creduto in me e nella mia carriera ben prima che ci credessi io, le sarò sempre grata. Lei vedeva già tutto in grande “Un giorno tutti sentiranno la tua voce e io ovunque sarò, sarò accanto a te”.

Nella tua bio di Instagram, leggiamo “canto, scrivo, insegno”. Raccontaci un po’ di più sui testi che scrivi, c’è qualcosa in lavorazione di cui puoi farci uno spoiler?
Negli ultimi anni ho lavorato con artisti di cui mi piace molto la penna, come Margherita Vicario e Davide Petrella, e da loro ho imparato molto.
Ora sto lavorando a nuova musica e presto ne avrete notizie.
Cosa ti ha spinta anche a insegnare? Qual è secondo te la parte migliore di questo lavoro?
Insieme a mio marito abbiamo deciso di aprire uno spazio, “Groove on music Space”, che comprende una scuola di musica e uno studio di produzione.
Per anni il nostro obiettivo è stato quello di creare questa realtà in provincia, un luogo di formazione che non avesse nulla da invidiare alle grandi città e potesse offrire delle opportunità concrete ai nostri ragazzi.
Adoro insegnare perché, attraverso le loro voci, i miei allievi aprono le loro anime a me, e per questo sarò grata per sempre. Sono convinta che cantare non sia solo emettere suoni, ma anche esprimere ciò che si ha dentro, nel profondo, e sono davvero felice che mi abbiano scelta come loro insegnante.

All’attivo hai anche il progetto dei Whitey Brownie. Che obiettivi avete per il futuro?
Whitey Brownie è stato il primo progetto che mi ha dato la possibilità di avere visibilità, andare in tour e ottenere dei riconoscimenti.
Ora il progetto si è evoluto in “Karamu”, sempre insieme ad Alessandro Trani e Alessandro Pollio, che sono i miei musicisti di riferimento. Come formazione abbiamo esplorato sonorità diverse, mescolando musica africana, jazz ed elettronica, e abbiamo avuto la possibilità, negli ultimi anni, di suonare in alcuni dei più importanti festival jazz italiani ed europei.
Ora abbiamo un album ormai pronto, che non vediamo l’ora di far uscire. Nell’album sono presenti anche featuring con altri artisti nazionali e internazionali.
E da cantante, come dicevi, collabori e hai collaborato con artiste come Margherita Vicario ed Elodie, oltre a comparire in un album di Rancore. Cosa lasciano queste esperienze? Sei più legata ai live o al lavoro in studio?
Ho avuto la fortuna di lavorare almeno una volta con tutti i più grandi artisti italiani, e la cosa più bella è stata proprio lavorare con artiste donne e trovare subito un’intesa.
Trovo meraviglioso incoraggiarsi e sostenersi a vicenda, e dalle altre artiste ho sempre trovato grande supporto. In particolare con Margherita Vicario, con cui lavoro da ormai quasi 5 anni, si è creata un’amicizia fortissima, per cui la considero mia sorella, ci supportiamo e incoraggiamo a vicenda ed è diventata una persona fondamentale nella mia vita.
Margherita mi lascia carta bianca sul palco e questo contribuisce positivamente al mio essere artista e donna. Inoltre il prossimo anno avró l’onore di lavorare con uno dei miei più grandi miti fin da quando ero bambina, ma per ora non posso aggiungere altro!
Quello che è importante è lavorare bene, esprimendosi al massimo, a prescindere che ci si trovi in studio o in tour. Sicuramente, dopo il Covid, ho capito ancora di più quanto fosse importante per me fare concerti e vivere il contatto diretto con il pubblico.
Cosa pensi del mercato musicale italiano? Viene dato abbastanza spazio ad artistɜ GEN 2 e razzializzatɜ?
Sicuramente la proposta di questa tipologia di artisti è più ampia di un tempo. Credo che con i miglioramenti della società e i passi avanti culturali, questo mercato potrà avere un bacino di utenza maggiore.
Parallelamente si dovrebbe evitare di accettare i soliti stereotipi, veicolati dai social e etichette discografiche, sia dal punto di vista artistico che dell’immagine.

Qual è al momento il più grande traguardo che vorresti raggiungere come artista?
Il mio obiettivo è sempre stato uno: essere fedele a me stessa. Al di là del tipo del lavoro che sto svolgendo, in studio, sul palco, per altri artisti o per la mia musica, voglio essere riconoscibile, voglio che il mio stile, la mia voce e, di conseguenza, la mia personalità, siano unici e rimangano impressi nel cuore di chi mi ascolta.
Ultima domanda, ormai di rito a ColorY*: come vedi l’Italia nel 2030?
Mi piace sempre essere ottimista.
Proprio pochi giorni fa c’è stata questa bellissima risposta nelle elezioni in Francia e credo che possa essere un primo passo verso il superamento di questi estremismi in Europa.
Un altro tema a me caro è il cambiamento climatico, e parlandone lungamente qualche sera fa con Elisa Toffoli, siamo convenute sul fatto che sono i piccoli gesti quotidiani che cambieranno davvero questa situazione e ci salveranno.