In Arte: Malaika

Ciao, sono Martina, in arte Malaika. Ho origini sierraleonesi da parte di mamma, ma sono nata, cresciuta e vivo tuttora in provincia di Bergamo. Attualmente lavoro come Project Manager nel mondo dell’organizzazione di eventi e parallelamente, da circa due anni, suono come DJ in diverse serate a Milano e dintorni.

Di Malaika

Come e quando è iniziata la tua passione per la musica?

La musica è sempre stata il mio “love language“, un elemento costante nella mia vita, che si presenta in molte forme diverse. 

Al momento, si esprime attraverso la mia passione per la consolle, ma non escludo che possa evolversi ancora in futuro.

Come ha reagito la tua famiglia quando ha scoperto che volevi fare la DJ? E quanto ci è voluto prima che potessi vivere della tua arte?

Per me, il bello di fare la DJ è proprio che non è la mia principale fonte di reddito. Questo mi permette di prendere decisioni in modo più libero, senza la pressione economica. 

La mia famiglia ha reagito positivamente alla mia scelta, dato che suonare non ha mai interferito con i miei obiettivi professionali. A casa sanno che quando mi impegno in qualcosa, porto sempre a termine ciò che ho iniziato. 

Spesso si preoccupano perché sanno che conciliare il mio lavoro principale con questa passione, che richiede tempo ed energie, può essere difficile. Nonostante ciò, vedono questa mia dedizione come un aspetto positivo.

Da dove nasce la tua ispirazione e quali sono i generi e/o lɜ artistɜ che ispirano di più i tuoi mix?

Ho iniziato a suonare quasi per caso. Tre anni fa cercavo un DJ per la mia festa di laurea, ma non riuscivo a trovarne uno che suonasse esattamente ciò che volevo io. Così ho pensato: “Lo faccio io“. 

Insieme a un’amica, che suona ancora oggi, abbiamo acquistato una mini consolle da 100€ e ci siamo chiuse in casa per un mese, finché non abbiamo imparato (più o meno!). 

La mia esigenza nasceva dal fatto che, fino a poco tempo fa, a Bergamo era difficile trovare serate o DJ che suonassero R&B, hip-hop e soprattutto Afrobeats. I miei set iniziali erano quasi esclusivamente composti da questi generi, ma nel tempo ho iniziato a sperimentare anche altro.

Pensi che la scena musicale italiana possa essere definita “inclusiva”? Secondo te, è più complicato emergere nel mondo della musica italiana se appartieni a una minoranza?

In Italia, emergere è complicato di per sé. 

Solo di recente si è iniziato a comprendere il potenziale di determinate professioni e generi musicali. Inoltre, come in ogni settore, anche quello musicale riflette la società in cui viviamo: se sei giovane, donna e razzializzata, non sei proprio avvantaggiata nell’emergere per le tue capacità, piuttosto capita di essere messa in risalto solo per questi fattori. E, spoiler: questa non è esattamente la rappresentazione dell’inclusività. 

Io ho cercato di trasformare questa situazione a mio favore. Sono consapevole che alcune opportunità mi sono state offerte più per ciò che rappresento che per la mia bravura, ma il segreto sta nel saperle sfruttare e dimostrare di essere anche altro, facendosi trovare sempre preparati.

Quindi, com’è stato per te entrare da DJ in un mondo artistico principalmente maschile, essendo donna e razzializzata? Hai incontrato difficoltà e/o discriminazioni? Raccontaci.

Come accennato in precedenza, anche il mondo delle serate riflette la società in cui viviamo. 

Due anni fa quando ho iniziato a suonare, eravamo poche donne ad emergere rispetto ai colleghi maschi, e ancora oggi è raro trovare una line-up composta solo da DJ donne. È un processo lungo e spesso snervante quello dell’autodeterminazione in un settore prevalentemente maschile: devi sgomitare un po’ per ritagliarti il tuo spazio in modo autonomo, consapevole che inizialmente sarà quasi sempre un uomo a concedertelo. 

Questo può creare dinamiche che non condivido, che portano a competizione e poco supporto tra le figure femminili del settore. Non sempre è così, ma credo che non abbiamo ancora raggiunto un livello di consapevolezza tale da riuscire a evitare queste dinamiche.

Estate è sinonimo di tour e serata. Dove sei stata e quali sono i programmi per l’autunno? 

Recentemente sono stata in Puglia con un gruppo di ragazze davvero speciali, ospitata da @masseria.wave, in collaborazione con @sexytristeclub. Ad agosto ero da @black.sheep.night, che per me ormai è come una seconda famiglia. 

Ora mi prendo qualche giorno di riposo per poi tornare in città, quindi mi troverete in giro per vari locali tra Milano, Bergamo e Brescia. 

Che consiglio daresti a chi vuole percorrere questa strada?

Il mio consiglio è di cercare sempre di divertirsi e di non vedere i compromessi come qualcosa di negativo. A volte, scendere a compromessi può essere necessario.

Ultima domanda, ormai di rito a ColorY*: come vedi l’Italia nel 2030?

Nel 2030 avrò 31 anni, quindi non sembra un futuro così distante da immaginare.
Spero di trovare un’Italia che mi abbia dato la voglia di rimanere. Sarebbe già un grande passo avanti.

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