In Arte: EM

Mi chiamo Em, aka Real S. Sono di origini senegalesi, cresciuto in Italia con la fortuna di avere due vite.

In Gris Gris, il mio primo EP, ho voluto mettere luce su entrambi i miei lati, quello nero e quello europeo. Ho cercato di raccontare la mia terra e le mie esperienze, parlando di quello che ho vissuto sia di là che di qua, sperando di dare la possibilità a chi è come me, chi non si sente ancora pienamente rappresentato, di sentirsi parte di qualcosa.

Di EM

Raccontaci com’è iniziato tutto: quando hai capito di voler fare musica?

È un desiderio che mi ha attraversato nella fase adolescenziale. 

Prima avevo tante altre cose a cui pensare. Ad un certo punto mi sono ritrovato in una situazione familiare un po’ complessa, che non mi permetteva di dare sfogo a tutto quello che avevo da dire. Mia mamma viaggiava molto tra Senegal e Italia, aveva appena avuto due figlie, la sua attenzione non poteva essere focalizzata troppo su di me. Mio papà è un padre africano “vecchio stampo”. 

Scrivere è stata una necessità e una conseguenza, un processo iniziato sul pulmino per arrivare a scuola. 

Cosa significa per te il rap? Quali artistɜ o album ti hanno ispirato di più?

Per me il rap è espressione, è riuscire a dare voce a qualcosa, che sia un sentimento o un pensiero, con la possibilità di farlo “immaginare” a chi ti ascolta (se sai quello che vuoi dire). 

Il rap riesce a raccontare delle sfumature che altrimenti sarebbero difficili da comprendere. Non si parla solo di riscatto, rivalsa, non voglio raccontare solo il disagio, ma quella specifica sfumatura emotiva, cercando di rendere la mia storia la più vera possibile proprio attraverso le emozioni. 

L’artista che mi ha ispirato di più è senz’altro Burna Boy, in particolare la sua “Level up (Twice As Tall)”.

Nei tuoi pezzi, come Bismillah, il tuo ultimo singolo, tiri fuori le tue origini e la tua fede. Quanto influenzano il tuo modo di scrivere?

Da 1 a 100, 110. Nella mia quotidianità e nella mia routine sono immerso e circondato da persone e riti che mi ricordano e mi fanno rivivere le mie origini, molti dei miei riferimenti e degli artisti a cui mi sono ispirato sono africani. Oltre a questo, sono musulmano: mi sento molto religioso su tanti aspetti, in molti brani parlo di Dio ma anche di una certa spiritualità che ha sempre riguardato il mio vissuto. 

E sul trattamento che subiscono ancora oggi le persone afrodiscendenti in Italia? Hai mai notato del razzismo anche nell’ambito musicale?

Non lo chiamerei razzismo. Vengo dalla provincia, dove sicuramente c’è molta più chiusura mentale rispetto alle grandi città. In Italia penso che finalmente stia arrivando una ventata di aria “nera” e penso che piano piano, con il giusto tempo, gli artisti di nuova generazione afrodiscendenti riusciranno ad esprimersi, credo moltissimo nel lavoro che stanno già facendo. 

Ci sono moltissimi artisti (Axel, Epoque, Lil Cr, solo per citarne alcuni) incredibilmente forti che stanno tirando fuori la loro voce, e con il tempo sarà sempre più incisiva. 

L’8 novembre è uscito il tuo primo EP, Gris Gris, per SONY Music. Qual è stata la cosa che più ti ha emozionato nella realizzazione del disco? 

Avvicinarmi alla mia terra, il Senegal, e andarci per realizzare la parte creativa. 

Siamo andati in alcuni luoghi molto importanti per me per girare i contenuti visual del progetto: i mercati di Dakar, la Casa degli Schiavi (Patrimonio dell’Unesco) sull’isola di Gorea, il monumento al Rinascimento africano, solo per citarne alcuni. Per me è stato importante concludere questo passo dove in qualche modo è iniziato tutto.

Cosa pensi della scena musicale della nuova generazione di artistɜ italianɜ con background migratorio? C’è qualcunǝ con cui ti piacerebbe collaborare?

Ho già avuto la possibilità di conoscere e collaborare con molti di questi di recente. E mi sembra che l’Italia stia permettendo a tutti di trovare un proprio spazio di espressione, in questa fase. Secondo me andrà bene anche per loro, ho una sensazione molto positiva.

Ultima domanda, ormai di rito a ColorY*: come vedi l’Italia nel 2030?

Meno ignorante e ancora più bella. A livello culturale sarà un fiume ancora più in piena, da ora in poi vedremo sempre più evoluzioni (e sono qui da 15 anni). Mi sento positivo, sento che si vedrà la differenza.

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