Ciao! Sono Chadia e ho 25 anni. Ho origini marocchine, ma sono nata in Spagna. Ho molte passioni tra cui: la musica, il calcio, i soldi e la bella gente.
Di Chadia
Com’è iniziata la tua carriera musicale? C’è stato un momento in cui hai capito che volevi diventare un’artista?
La mia carriera musicale è iniziata per caso! Io inizialmente facevo la fotomodella di nudo, poi un giorno ho conosciuto Jake La Furia che, dopo avergli raccontato la mia storia, mi ha chiesto “Vuoi fare la rapper?”. Io a quel punto gli ho risposto “Certo! Non ho nulla da perdere”. Ed eccoci qua.
In realtà da piccola volevo fare l’avvocata, perché ho sempre parlato davvero tanto, ma a volte passavo il tempo cantando davanti allo specchio usando il deodorante come microfono, quindi in fondo penso di averlo sempre saputo.
A quali artist* ti ispiri maggiormente?
L’artista alla quale mi ispiro maggiormente è senza dubbio Chadia. [ride]
Come hai vissuto la tua identità, avendo origini marocchine, qui in Italia?
Sicuramente non è stato facile, ma per il semplice fatto che quando ero piccola ogni volta che andavo a casa dei miei amici italiani notavo una netta differenza tra le nostre vite e le nostre famiglie. Crescendo, però, ho capito che la diversità è un punto di forza e che la cosa che conta è il rispetto verso gli altri e verso se stessi.
Quanto influiscono le tue origini in quello che scrivi e racconti nei tuoi pezzi?
Ovviamente influiscono tanto, per il semplice fatto che racconto la mia vita, e le mie origini ne sono le fondamenta.
Il genere che fai in Italia è ancora a maggioranza maschile. Cosa significa essere una donna (anche razzializzata) nell’industria musicale italiana?
Sicuramente non è semplice, il fatto stesso che spesso si faccia questa domanda è un problema grave. Fare la cantante è il mio lavoro e come in tutti i lavori non dovrebbe esistere una differenza di genere.
Nel 2021 sei apparsa nella colonna sonora del film di Andrea De Sica “Non mi uccidere” e hai all’attivo anche un brano in collaborazione con Netflix. Come avvengono di solito queste collaborazioni?
Per questa domanda è meglio chiedere al mio manager, visto che si occupa lui di tutto!
La tua “Bella così” è stata virale sui social per molto tempo. Come hai vissuto questo tipo di fama? Pensi che la promozione sui social sia sempre positiva?
Non ho mai sentito il peso della “fama”, siamo semplici esseri umani e questo successo spesso viene fin troppo idealizzato. Sicuramente sono contenta che molte persone si siano rispecchiate in ciò che dico in quel brano, questo mi rende fiera.
Il tuo ultimo singolo si chiama “Bondage – La gola”, vuoi dirci qualcosa del significato dietro questo brano?
“Bondage” come avrete capito è solo una parte di un progetto molto più ampio in cui racconto me stessa, e in quanto tale è solo una piccola sfaccettatura di me. Mi sono legata molto al concept dei sette peccati capitali, perché ognuno di noi pecca a modo suo, l’importante è la consapevolezza.
Ultima domanda, ormai di rito a ColorY*: come vedi l’Italia nel 2030?
Questa domanda può sembrare semplice, ma è molto complicata per una persona come me: io vivo tutto alla giornata. Per farvi capire, non so nemmeno se sarò ancora viva nel 2030, ma spero che l’Italia del 2030 possa viversi me!