Il nuovo modo di fare politica su TikTok

Scritto da Nouhaila El Badii

L’elezione di Sushila Karki, 73 anni, giudice simbolo della lotta alla corruzione, a Prima Ministra del Nepal dopo una consultazione tra gli utenti su Discord, è il segnale di un cambiamento epocale nel modo in cui la politica dialoga con i giovani. 

La conferenza stampa, il comizio o l’intervista televisiva non sono più sufficienti, oggi il consenso si costruisce prevalentemente sugli schermi dei nostri dispositivi. I social network sono diventati il terreno più fertile per fare campagna elettorale, e chi sa padroneggiare l’algoritmo, la forza invisibile che decide cosa vediamo, ha un vantaggio decisivo. 

Tra tutte le piattaforme, TikTok sembra essere la nuova arena politica per eccellenza. 

Fonte: Reddit

Perché TikTok è cruciale? 

Negli Stati Uniti, il 43% degli under 30 dichiara di informarsi su TikTok. In pochi anni, la piattaforma è passata dall’essere un semplice spazio di intrattenimento a un vero canale di informazione, capace di modellare opinioni e orientare il dibattito pubblico. 

A livello globale, TikTok conta circa 1,59 miliardi di utenti attivi mensili (dati aggiornati a febbraio 2025). Secondo un’indagine di Pew Research Center, il 15% degli utenti afferma che seguire le notizie è una delle “ragioni principali” per usare la piattaforma, mentre un ulteriore 26% la considera una “ragione secondaria”. Sempre Pew evidenzia che il 35% degli utenti dichiara di ricevere su TikTok informazioni che non troverebbe altrove. 

Sul piano internazionale, un sondaggio di Reuters Institute mostra che il 13% degli intervistati in 47 Paesi utilizza TikTok per informarsi almeno una volta a settimana. 

Per quanto riguarda i tempi di utilizzo, secondo Affinco, gli utenti trascorrono in media tra i 90 e i 95 minuti al giorno sulla piattaforma, mentre fonti più conservative indicano un valore medio di circa 58 minuti al giorno nel 2025. 

L’acquisto di TikTok USA 

Per gli Stati Uniti, TikTok è da tempo una questione strategica: da una parte c’è il timore che i dati degli utenti statunitensi possano finire sotto l’influenza della società cinese madre di TikTok, ByteDance Ltd. Dall’altra, la possibilità di controllare la piattaforma sembra essere vista anche come un’opportunità per consolidare l’influenza sull’algoritmo, influenzando così la visibilità dei contenuti. 

Nel 2024, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato la legge chiamata Protecting Americans from Foreign Adversary Controlled Applications Act (PAFACA), che rende illegale distribuire, mantenere o aggiornare un’applicazione “controllata da un avversario straniero” (foreign-adversary-controlled application) a meno che non si effettui una “qualified divestiture” (cessione qualificata) che rimuova ogni controllo operativo straniero. 

Nell’autunno 2025, è stato annunciato un accordo preliminare, con l’ordine esecutivo del presidente Donald Trump: un consorzio di investitori USA prenderà la maggioranza della piattaforma statunitense.

Il controllo della piattaforma, dell’algoritmo e della moderazione dei contenuti per gli utenti statunitensi, quindi, passa da un’entità cinese a un consorzio americano, spostando il centro di potere verso altri attori. 

I social diventano un campo di battaglia geopolitico 

Il passaggio di TikTok sotto il controllo di potenti investitori privati — tra cui Oracle, Silver Lake, Dell e altri fondi con legami strategici con Israele — apre interrogativi profondi sull’imparzialità della piattaforma. 

Con il trasferimento dell’algoritmo, della moderazione dei contenuti e della gestione dei dati negli Stati Uniti, la narrazione geopolitica rischia di essere plasmata da attori economici per nulla neutrali. 

In particolare, il controllo di un’infrastruttura mediatica così potente da parte di soggetti vicini agli interessi israeliani potrebbe influenzare il modo in cui vengono narrati e rappresentati temi sensibili come la questione palestinese. Durante un incontro con influencer statunitensi, Netanyahu ha ammesso chiaramente che i social media sono “la più importante arma” in questo momento per plasmare l’opinione pubblica negli Stati Uniti. Ha definito TikTok “the most important purchase going on right now” — l’acquisto più cruciale in corso — sottolineando che assumere il controllo della piattaforma “potrebbe essere decisivo”. 

Ciò che Netanyahu descrive come “arma decisiva”, oggi è nelle mani di colossi aziendali che sostengono Israele, confermando che la piattaforma non è solo un social, ma un campo di potere. 

Quali contenuti politici funzionano su TikTok? 

Uno studio della Harvard Misinformation Review che ha analizzato oltre 51.000 video politici pubblicati durante la campagna elettorale USA 2024 dimostra come i contenuti tossici e polarizzanti generano sistematicamente più engagement rispetto ai messaggi informativi o costruttivi. L’algoritmo premia ciò che scatena reazioni emotive e conflitto, amplificando la portata di messaggi divisivi anche quando contengono disinformazione. 

A questo si somma un’altra questione: non tutti i contenuti estremi vengono raccomandati allo stesso modo. 

Un recente studio pubblicato su arXiv ha analizzato come l’algoritmo di TikTok abbia influenzato i contenuti politici durante le elezioni presidenziali USA del 2024. Il risultato è stato sbilanciato: TikTok ha mostrato in media l’11,8% di contenuti in più a favore dei Repubblicani. Una parte rilevante di questa dinamica dipende dalla cosiddetta negative partisanship, ovvero i contenuti che attaccano e screditano il campo avversario hanno più probabilità di essere spinti dalla piattaforma. Questo stato emotivo rende gli utenti più ricettivi a contenuti che demonizzano l’altro, e le piattaforme a raccomandarli perché funzionano in termini di metriche (visualizzazioni, condivisioni, commenti). Gli studi sul tema mostrano come questa dinamica sia corrosiva per la deliberazione democratica e venga esacerbata quando l’ecosistema informativo premia la rabbia. 

Lo studio della Harvard Misinformation Review mostra che i macroargomenti come immigrazione, frodi elettorali e teorie del complotto ottengono un’attenzione sproporzionata sulla piattaforma Tik Tok. Sono spesso accompagnati da un linguaggio incendiario che fa leva sull’emotività degli utenti, spingendo il pubblico a reagire d’istinto più che a riflettere. 

Il formato stesso di TikTok caratterizzato da video brevi favorisce questa dinamica, diventando il veicolo perfetto per messaggi politici semplici, emotivi e potenzialmente virali.

Queste narrazioni polarizzanti non restano confinate alla piattaforma, ma si diffondono rapidamente anche su altri social, in un effetto di cross-posting che amplifica il loro impatto. 

A rendere il quadro ancora più problematico è il meccanismo di funzionamento dell’engagement, infatti, studi pubblicati su Nature mostrano che i contenuti dal tono negativo vengono condivisi e commentati molto più spesso rispetto a quelli neutri o positivi. 

Fonte: Josh Edelson/AFP via Getty Images

In questo ecosistema, sono nate figure politiche come Charlie Kirk e il suo network Turning Point USA, che incarnano la fusione tra influencer marketing e iniziativa politica. Kirk ha costruito un linguaggio perfettamente calibrato per la logica di TikTok usando clip brevi, formule riconoscibili e linguaggio negativo. Il suo caso dimostra come la visibilità algoritmica possa essere convertita in potere politico reale — dalle donazioni elettorali alla mobilitazione giovanile — trasformando l’intrattenimento in arma elettorale. 

Come si comportano i politici italiani? 

In Italia, ci sono circa 23,9 milioni di utenti attivi su TikTok. Anche qui, la piattaforma è passata da essere un canale di intrattenimento a diventare un canale di informazioni, capace di plasmare le opinioni degli utenti. Essere presente su Tik Tok con una strategia ben precisa vuol dire avere una possibilità concreta di spostare il consenso politico creando una rete politica rapidamente. 

Daniele Battista, docente all’Università di Salerno, ha analizzato la comunicazione politica su TikTok durante le elezioni italiane del 2022, studiato come i leader politici italiani abbiano adottato strategie comunicative più informali e vicine alla cultura popolare per connettersi con gli elettori. Lo studio ha evidenziato l’adozione di linguaggi colloquiali, l’uso di meme e trend virali, e la personalizzazione dei contenuti per aumentare l’engagement. 

@silvio.berlusconi

Ciao ragazzi, eccomi qua. Vi do il benvenuto sul mio canale ufficiale #Tiktok per parlare dei temi che più stanno a cuore a Forza Italia e al sottoscritto e che vi riguardano da vicino: parleremo e discuteremo del vostro #futuro Vi racconterò di come vogliamo rendere l’#Italia un Paese che possa darvi nuove opportunità e la possibilità di realizzare i vostri sogni. Ci rivediamo presto su TikTok ! #silvioberlusconi #berlusconi #elezioni #forzaitalia🇮🇹💪❤️ #politica #giovani

♬ suono originale – Silvio Berlusconi

Battista cita il caso di Berlusconi che, a 85 anni, esordì su TikTok con il video “Ciao ragazzi, eccomi qua!”, presentando un programma pensato per gli under 30. Secondo l’autore, l’obiettivo era soprattutto aumentare la visibilità, non ridefinire realmente il proprio modo di comunicare. 

Fonte: Research Gate

Guardando al panorama attuale, è impossibile non menzionare il caso di Marco Ballarini, sindaco del piccolo comune lombardo di Corbetta, che è riuscito a trasformare la comunicazione politica adattandola a TikTok.

Il profilo Facebook del sindaco Ballarini: da notare la dicitura “creator digitale” nelle informazioni. 

Se la sua pagina Facebook è quella di un classico sindaco, dal tono quindi istituzionale, su TikTok Ballarini affronta temi sociali vicini ai giovani usando il loro linguaggio, calibrandosi perfettamente sul registro delle generazioni Alpha e Z — meme, trend, slang e musica pop.

Su TikTok ha superato 1,1 milioni di follower, conquistando una popolarità da vero VIP. Ballarini mescola annunci istituzionali a clip ironiche, balla sulle canzoni virali del momento, dà consigli su come non farsi “ghostare”, partecipa alle challenge più virali e ogni mattina saluta “i bro” in diretta prima che vadano a scuola. In un contesto dove i politici faticano a intercettare le nuove generazioni, Ballarini ha trasformato la quotidianità di un sindaco di provincia in un esperimento di comunicazione politica vincente. 

La comunicazione di Giorgia Meloni su TikTok 

La prima interazione di Meloni con TikTok non fu intenzionale: durante un comizio di Fratelli d’Italia, Meloni gridò al pubblico: “Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana e sono cristiana”. L’hashtag #iosonogiorgia superò i 20 milioni di visualizzazioni. Con la diffusione del trend lo stesso partito di Meloni finì per riappropriarsene, usando la canzone remixata delle sue parole, condivisa su YouTube, per introdurla nei comizi. Lei poi finì per intitolare la sua autobiografia del 2021 proprio Io sono Giorgia. 

Meloni in generale utilizza umorismo, spontaneità e momenti personali per costruire un’immagine di vicinanza al pubblico, fondendo politica e cultura dell’influencer. Un esempio emblematico è il video del 1° maggio 2023, in cui mostra se stessa mentre apre una riunione del Consiglio dei ministri, con l’obiettivo di trasformare un atto istituzionale in un momento di vicinanza e familiarità, facendo percepire al pubblico l’accesso diretto al potere e alla sua vita da Premier. 

Il video più virale di Giorgia Meloni — pubblicato il giorno delle elezioni, in cui appare con due meloni in mano e proclama «25 settembre… ho detto tutto» — è un ottimo esempio del suo uso strategico dell’umorismo come strumento politico. 

Già in precedenza Meloni aveva giocato con il proprio cognome, come nel post del 2013 con la frase «Sei Meloni? Devi melonare», che riprendeva e trasformava lo slogan «Se sei nomade devi nomadare» — una dichiarazione di Meloni in riferimento alla comunità Romanì italiana che aveva suscitato non poche polemiche. 

La scelta di un linguaggio così semplice, ironico e immediato non è affatto casuale, ma rientra pienamente nella strategia comunicativa che utilizza l’umorismo per normalizzare messaggi ideologici e discriminatori. L’ironia abbassa le difese critiche dell’utente, rende più digeribili contenuti altrimenti scomodi, e veicola messaggi problematici e pericolosi. 

Un altro aspetto centrale della comunicazione di Meloni sui social, e in particolare su TikTok, è la costruzione della sua immagine come “donna del popolo”. Nei suoi contenuti ricorre spesso la definizione di sé come madre, sorella, figlia e, appunto, “donna del popolo” — un modo per incarnare l’idea di autenticità e prossimità emotiva con l’elettorato. 

@giorgiameloni_ufficiale

Sono pronta a proseguire il mio lavoro, con ancora maggiore determinazione.

♬ suono originale – Giorgia Meloni

Dietro questa immagine empatica, tuttavia, si cela una visione politica profondamente conservatrice. Meloni rifiuta le politiche di azione e le misure strutturali per l’inclusione femminile, sostenendo che le donne debbano affermarsi solo attraverso il merito e la forza individuale. In un video su TikTok afferma: «Voglio dire alle donne di questa nazione che essere sempre o quasi sempre sottovalutate è un grande vantaggio, perché spesso non ti vedono arrivare.» 

Questa frase riassume la sua concezione di empowerment non collettivo, ma competitivo. Come nota The Atlantic, si tratta di un esempio di gender washing, ossia l’uso strategico della retorica femminile per rendere accettabile un discorso politico tradizionalmente maschilista e regressivo. La strategia di Meloni è stata vincente in quanto ad oggi risulta la più votata tra le donne italiane, con il 24% dei consensi femminili. 

Il fenomeno dei creator-italiani affiliati alla narrazione politica 

Il panorama digitale italiano mostra come i social siano diventati terreno fertile per una nuova forma di comunicazione politica che vede nascere un’industria “dell’odio online”, composta da creator e micro‑influencer che monetizzano l’attenzione tramite la provocazione, l’iper-conflitto e la rabbia. In particolare nella destra digitale, questi influencer agiscono da moltiplicatori di visibilità per messaggi semplici, polarizzanti e aggressivi principalmente verso immigrati. 

La sinistra e il centro, pur operando con strategie più educative, faticano a competere con l’efficienza virale della destra, che fa leva sul funzionamento dell’algoritmo per promuovere messaggi polarizzanti. 

Un esempio di questo fenomeno è Simone Cicalone, ex pugile romano, YouTuber e creator digitale che ha costruito la sua carriera documentando degrado urbano e microcriminalità: la spettacolarizzazione del degrado e della violenza non solo intrattiene, ma rischia di normalizzare atteggiamenti aggressivi, giustizia privata e pregiudizi verso determinate categorie sociali. La convergenza tra creator, algoritmi che premiano l’emotività e il conflitto, e partiti che vedono nei social uno strumento di propaganda, trasforma i social in vere e proprie arene di potere digitale, dove il confine tra intrattenimento e politica diventa sempre più sfumato. 

Cosa possiamo trarre da questo scenario?

Da questa analisi, è evidente come la politica contemporanea trovi terreno fertile soprattutto sugli schermi dei social network, dove i creator digitali e i contenuti online possono modellare e plasmare l’opinione pubblica. 

TikTok si è trasformato in una vera arena di potere, dove la polarizzazione, la negative partisanship e l’attenzione algoritmica premiano messaggi emotivi e divisivi. 

In Italia emerge una destra digitale che sfrutta l’algoritmo e strategie di micro-influencer per trasformare indignazione e spettacolarizzazione in mobilitazione politica. Allo stesso tempo, esempi come Marco Ballarini mostrano che anche sul piano locale è possibile utilizzare i social per connettersi con i giovani in modo innovativo, seppur meno conflittuale. L’insieme di questi fenomeni segnala un cambiamento radicale che vede come la politica si intreccia sempre più con intrattenimento, algoritmi e business digitale, rendendo il confine tra informazione, propaganda e spettacolo sempre più labile. 

Comprendere queste dinamiche è essenziale per leggere in chiave critica il futuro del consenso politico e i rischi di una deliberazione pubblica dominata dall’emozione più che dalla riflessione.

Bibliografia:

  • Filippo Poltronieri, 11 ottobre 2025, “Roma come Gotham city. Per gli influencer del degrado è una questione di business”, RomaToday
  • Josef Šlerka, 3 marzo 2025, “How TikTok Hijacks Politics, Explained”, VSquare
  • Meredith Kile, 26 settembre 2025, “Donald Trump Says He’d Make TikTok Algorithm ‘100% MAGA’ if He Could”, people.com 
  • Dara Kerr and Nick Robins-Early, 25 settembre 2025, “Trump signs executive order to transfer TikTok to US owners”, The Guardian
  • Hazem Ibrahim, HyunSeok Daniel Jang, Nouar Aldahoul, Aaron R. Kaufman, Talal Rahwan, Yasir Zaki, 7 maggio 2025, “TikTok’s recommendations skewed towards Republican content during the 2024 U.S. presidential race”, Cornell University Arxiv
  • Sam Freedman, 26 settembre 2025, “TikTok and the future of politics”, Inside Story
  • “TikTok Tactics, Far-Right Influence and The Italian Prime Minister Giorgia Meloni”, The Influence Industry Project, link: https://influenceindustry.org/en/explorer/case-studies/italy-meloni-tiktok/ 
  • Daniele Battista, marzo 2023, “For better or for worse: Politics marries pop culture (TikTok and the 2022 Italian elections)”, Research Gate, link: https://www.researchgate.net/publication/369642959_For_better_or_for_worse_Politics_marries_pop_culture_TikTok_and_the_2022_Italian_elections
  • Joe Watson, Sander van der Linden, Michael Watson & David Stillwell, 16 settembre 2024, “Negative online news articles are shared more to social media”, nature.com 
  • Daniele Polidoro, 30 settembre 2022, “Da ‘Io sono Giorgia’ al 25 settembre: storia dell’evoluzione social di Meloni”, Wired
  • Shubham Singh, 12 settembre 2025, “How Many People Use TikTok (Active)”, demandsage.com
  • Roma come Gotham city. Per gli influencer del degrado è una questione di business

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