Mi chiamo Kyle, sono uno cuoco/content creator di origine filippina, cresciuto in Italia. La cucina per me è un linguaggio. Attraverso i piatti racconto chi sono, le mie radici e com’è stato per me crescere tra due culture.
Di Kyle Landicho

Come ti sei avvicinato alla cucina e alla ristorazione?
Tutto è partito in casa, guardando i miei genitori e i miei familiari cucinare. La cucina filippina è molto legata alla condivisione e ai momenti di comunità. Da lì è nata la curiosità. Poi, frequentando la scuola alberghiera e cominciando a lavorare nella ristorazione, ho capito che questo sarebbe stato il mio percorso.
Sui social diffondi la cucina filippina raccontando anche aneddoti culturali. Quando hai deciso di avviare questo format?
Quando mi sono reso conto che la cucina filippina in Italia era ancora poco conosciuta e raccontata sempre nello stesso modo.
Ho sentito il bisogno di condividere la mia storia, la storia dei piatti, ricette poco conosciute e anche ingredienti che le persone italiane non conoscono. I social sono diventati uno spazio naturale per farlo.

Com’è stato per te crescere in Italia con background filippino? Quali sono secondo te i lati più belli di essere una persona GEN 2?
È stato, a volte, complesso, perché ti senti sempre “a metà”, ma col tempo ho capito che è una grande ricchezza. Essere GEN 2 significa avere uno sguardo più ampio, saper identificare mondi diversi e creare qualcosa di innovativo.
Ci sono stereotipi sulla tua cultura di origine che ti danno particolarmente fastidio? Quali?
Sì, soprattutto l’idea che la cucina filippina sia “semplice” o poco raffinata e che la nostra cultura sia sconosciuta. In realtà è una cucina molto tecnica, profonda, stratificata, e merita la stessa attenzione di tante altre.
Qual è la cosa che preferisci del tuo lavoro?
Vedere le persone incuriosirsi e apprezzare i piatti che preparo, ma soprattutto il loro riconoscersi nella mia storia. Oltre a questo, adoro sperimentare e adattare pietanze per tutti i gusti.

Cosa ti piacerebbe dire ad altre persone giovani che vorrebbero diventare chef o formarsi in questo ambito in Italia?
Questo lavoro è fatto di sacrifici e bisogna essere costanti. È difficile ma ti educa, ti fa crescere personalmente e riesce a darti tanto.
Se è la tua passione allora studia, sperimenta e trova la tua identità per differenziarti in cucina.
Qual è il tuo piatto preferito (da mangiare) e cosa ti diverte più preparare?

Da mangiare direi il Caldereta1 di mio padre, perché sa di casa.
Quello che invece mi diverte di più preparare è il Sisig2: è un piatto super dinamico, intenso, che ti permette di giocare con le texture e i sapori, ed è perfetto da condividere. È uno dei piatti che mi mette subito energia.

1uno stufato di carne della cucina filippina
2un piatto a base di carne di maiale marinata con aceto e limone
Se dovessi associare un piatto a ColorY* quale sarebbe e perché?
Direi un piatto “fusion consapevole”, come un arancino con ripieno di caldereta reinterpretato. Tradizioni che si incontrano, colori simili a quelli del ragù, ma quando lo assaggi è una cosa totalmente diversa.
Come ti vedi tra 5 anni? Hai progetti o sogni nel cassetto? Facci uno spoiler!
Mi vedo ancora a fare contenuti, ma anche sempre più impegnato nel raccontare e valorizzare le culture attraverso il cibo. Il sogno? Un progetto mio, magari un ristorante.