
Commentiamo i risultati dei referendum su lavoro e cittadinanza
Scritto da Marianna Kalonda Okassaka del Team ColorY*
Lo scorso 10 giugno abbiamo avuto l’ufficialità.
I referendum abrogativi dell’8 e del 9 giugno che chiedevano di abrogare quattro norme in tema di lavoro e una modifica alla legge sull’acquisizione della cittadinanza italiana per “stranieri” non hanno raggiunto il primo requisito di approvazione: il raggiungimento del quorum di affluenza del 50% + 1 di elettorɜ votantɜ (il secondo è quello della vittoria dei SÌ sul NO).
Un’ufficialità che ci ha fatto male, ma non ci ha particolarmente sorpresə.
Ma non fraintendeteci. In questo referendum ci abbiamo creduto fin dai primi momenti dedicati alla raccolta firme e ci abbiamo creduto fino al 9 giugno alle 15, orario di chiusura delle urne, quando già lɜ primɜ sondaggistɜ parlavano della quasi totale impossibilità di raggiungere il quorum.
Allora perché non eravamo sorpresi da questa ufficialità?
Per spiegarvi appieno tutte le motivazioni dietro la nostra affermazione crediamo che occorra analizzare le condizioni in cui si sono svolti i referendum e che cosa ci hanno comunicato i risultati.
E per farlo, partiremo da una delle domande accusa che abbiamo sentito più frequentemente dopo il 9 giugno.
La colpa del mancato raggiungimento del quorum al referendum è stata del quesito sulla cittadinanza
Posto che non crediamo corretto, anche semanticamente parlando, utilizzare il termine “colpa” per descrivere l’astensionismo, se consideriamo le modalità con cui si può votare ad un referendum, ovvero l’obbligo di non ritirare tutte le schede, è anche civicamente inesatto dire che la colpa sia del referendum cittadinanza.
Se proprio volessimo parlare di colpe, le “colpe” andrebbero cercate e trovate altrove.
Oltre all’astensionismo che in questo speciale caso poteva essere utilizzato come forma di ostacolo, ma che comunque ricordiamo essere ai massimi storici in Italia, a causa di molti fattori tra cui la sfiducia nella capacità trasformativa della politica di “cambiare concretamente le cose” e l’ascesa politica della destra globale che è favorita anche dall’astensionismo, ci sono diversi “colpevoli” del mancato raggiungimento del quorum.
Gli ostacoli ai referendum dell’8-9 giugno
Una persona di nome Giorgia, a pochi giorni dall’apertura delle urne l’8 giugno, ha detto che si sarebbe recata ai seggi ma che non avrebbe ritirato nessuna scheda referendaria. Ha detto che lo avrebbe fatto nel rispetto delle istituzioni, ma anche l’astensione era una scelta legittima.
Un signore di nome Ignazio un mese prima del Referendum Day diceva che: “I Referendum? Io continuo a dire che ‘ci penso’ ma farò propaganda perché la gente se ne stia a casa”.
Queste non sono testimonianze raccolte tra lɜ cittadinɜ mentre si testavano le intenzioni di voto.
Queste sono le dichiarazioni della seconda e della terza carica più importante dello Stato: la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente del Senato Ignazio La Russa, nonché membri del primo partito per preferenze in Italia, Fratelli D’Italia.
Due figure che hanno già di per sé delle sfere di influenza molto potenti sull’opinione pubblica e su eventuali intenzione di voto, o non voto come in questo caso. Ma le cui dichiarazioni sono state riprese e rilanciate in maniera massiccia dai media tradizionali, che nel periodo antecedente al Referendum Day avevano un grande vuoto da colmare.
Quanto hanno parlato i media dei Referendum dell’8 e 9 giugno?
Il 6 giugno Pagella Politica rivela che:
Foto di Pagella Politica
Riguardo ai dati radiofonici Pagella Politica ci dice:
“In radio, lo spazio dedicato ai Referendum su cittadinanza e lavoro in alcuni programmi di approfondimento è stato maggiore rispetto alla televisione, e minore in alcuni giornali radio. Tra l’11 maggio e il 31 maggio, i giornali radio della RAI hanno dedicato l’1,6 per cento del tempo ai Referendum, percentuale che sale al 10 per cento per i programmi “extra-GR”. I giornali radio di Radio 24 hanno registrato la stessa percentuale di quelli delle reti RAI, mentre i programmi “extra-GR” il 4 per cento. Sui giornali radio di quattro emittenti radiofoniche del gruppo Mediaset – Radio 101, Virgin Radio, Radio 105 e Radio Monte Carlo – lo spazio dedicato ai referendum è stato invece quasi nullo. Sui programmi “extra-GR” di Rtl 102.5 la percentuale è stata pari al 3,5 per cento.”
Se andiamo indietro nel tempo vale la pena ricordare che il 13 maggio L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha richiamato RAI e tutti i fornitori di servizi di media audiovisivi e radiofonici operanti in ambito nazionale affinché garantissero una copertura adeguata ai quesiti referendari.
Quel poco spazio concesso – perché vale la pena parlare di “concessione”, al netto di tutte le informazioni che abbiamo – raramente ha visto la partecipazione dei veri volti della campagna referendaria, nel caso del Referendum cittadinanza.
Se ci spostiamo sui giornali, possiamo notare che almeno sul versante online non sono mancati gli articoli, gli editoriali e i servizi dedicati ai referendum che hanno visto protagonistɜ anche lɜ attivistɜ del comitato di promozione del referendum cittadinanza, grazie al lavoro di penne virtuose.
Sul versante cartaceo risulta molto difficile monitorare quanto si sia scritto. Ma sicuramente non è stato abbastanza per informare quante più persone sui referendum. Nei sondaggi dell’Istituto Demapolis a 20 giorni circa dal referendum veniva rivelato che: “il 19% ha sentito dell’appuntamento elettorale dell’8-9 giugno, ma non sa su che cosa si voti. Il 35% non ne ha proprio sentito parlare.”
E nei sondaggi svolti dopo la tornata referendaria il sondaggista Nando Pagnoncelli rivela che:
“Le ragioni della bassa partecipazione ai Referendum dell’8 e del 9 giugno, secondo gli italiani, sono da individuare in due aspetti principali: il fatto che l’abuso dei referendum li abbia progressivamente fatti apparire come inutili (32%) e, al secondo posto, la percezione che i quesiti fossero di interesse quasi esclusivo della sinistra (26%).”
A queste condizioni al comitato promotore del quesito referendario sulla cittadinanza, soprattutto, e alla CGIL non è rimasto altro come soluzione per comunicare se non presidiare i social, ma con quali risultati?
È possibile vincere un referendum comunicando soltanto sui social?
Risposta breve: se i social fossero un luogo neutro, in cui è sufficiente promulgare un messaggio per renderlo visibile a chiunque lo attraversi, molto probabilmente sì.
I social avrebbero aiutato ad informare molte persone all’oscuro dei referendum e se, come dichiarato dal comitato Referendum Cittadinanza, più aumentava l’informazione e più aumentava la propensione al sì, riuscire ad intercettare indistintamente i quasi 43 milioni di utenti presenti sui social in Italia nel 2024 avrebbe sicuramente aumentato la possibilità di raggiungere il quorum, ma non è potuto accadere.
Perché i social sono tutto fuorché territori neutri. Sono regolati da algoritmi umanizzati che decidono a quali contenuti dare copertura, anche sotto esplicita richiesta di leader politici e/o in base al vento sociale e politico che tira.
“Post oscurati, account sospesi: Meta censura la Palestina”
Il Manifesto, 22/12/2023
“Meta modifica regole di fact checking su Facebook e Instagram. Musk: “Cool”. Cosa cambia”
Sky TG24, 7/01/2025
Questo rappresenta soltanto una minima ricostruzione del quadro social in cui i comitati promotori dei referendum si barcamenavano – nello specifico, facciamo riferimento a quello sulla cittadinanza che abbiamo supportato anche nella comunicazione social.
Gli algoritmi decidono quali contenuti mostrare anche in base a criteri come il colore della pelle dei soggetti, la bellezza, lo status sociale.
E di certo una campagna social che decide di mettere al centro persone razzializzate che parlano di temi sociali progressisti, temi attualmente strumentalizzati dalla destra contemporanea nella loro agenda politica, diramata su social il cui palinsesto di contenuti sta virando a destra non ha grandi possibilità di popolarità.
Arrivatɜ a questo punto potreste controbattere, giustamente, che i contenuti del referendum hanno raggiunto la viralità, quindi teoricamente hanno intercettato vasti pubblici. Ma anche la viralità va analizzata.
Il funzionamento del nuovo algoritmo di Instagram:
“Il nuovo algoritmo di Instagram, invece, mostrerà sin da subito ogni post a un gruppo di persone composto sia da follower sia da non follower che potrebbero essere interessati al contenuto. Se questo gruppo interagisce positivamente con il post, allora verrà mostrato a un pubblico più ampio. E così via.
In questo modo chiunque, anche i profili con meno follower, avranno sempre la possibilità di ampliare la propria audience e farsi conoscere da persone nuove.
Dunque nel nuovo algoritmo di Instagram il focus si sposta dal numero di follower, in favore della qualità e dell’originalità dei contenuti pubblicati. Approfondiremo questa tematica a fine articolo.”
– Not Just Analytics, maggio 2024
Il fatto che un contenuto raggiunga la viralità non vuol dire che dietro ai profili intercettati dal contenuto ci siano utenti pronti all’ascolto.
Mostrare interesse per un contenuto non ha sempre un’accezione positiva. Anzi, possiamo confermare dati alla mano, ovvero il nostro storico composto da 4 anni di contenuti social, che più un nostro contenuto si viralizzava, più i commenti di odio aumentavano.
Riguardo invece ai contenuti a pagamento, quanto hanno prodotto? Vediamolo insieme.
Pagella Politica ha rivelato che chi ha speso di più per promuovere i referendum sui social è stata la CGIL con 227.100 €, nel periodo tra il 4 maggio e il 2 giugno.
Purtroppo non ci vengono rivelati i dettagli più succulenti, ovvero i risultati ottenutI ma l’impegno social è stato importante ed oneroso.
Fortunatamente però siamo riusciti a reperire alcuni numeri.
Abbiamo, infatti, raggiunto lo staff di comunicazione del Comitato Referendum Cittadinanza chiedendo loro quali sono stati i risultati ottenuti dalle campagne sponsorizzate.
Vi riportiamo le loro affermazioni di seguito:
“Il totale del comitato sui canali social del Referendum è stato di 7.100 5,2 milioni di impression. Sono state abbastanza costose perché parte del budget puntava alla campagna di fundraising”
Campagna di fundraising che ha raccolto 23.470€. Potete controllare i dati sul sito del comitato. Le impression, per chi non lo sapesse, sono il numero di volte in cui un contenuto appare sul tuo schermo e viene visto.
Il potere delle bolle di filtraggio sui social
Comunicare sui social oggigiorno vuol dire anche inserirsi nel fenomeno delle bolle social o filter bubble – ambienti digitali, originati dai risultati di ricerca e dalle interazioni passive degli utenti, in cui i contenuti presentati sono filtrati ad hoc da un lato per escludere l’utente da opinioni contrastanti e dall’altro per confermare le sue convinzioni esistenti e per rendere continuativo il suo watch time.
Le bolle social sono sì rassicuranti come la coperta di Linus, ma contribuiscono anche a restituire una visione distorta del mondo dentro e fuori i social (per questo è importante saperle riconoscerle e analizzare con razionalità).
Capita molto spesso che in seguito ad un evento politico che disattende le “aspettative della bolla”, commenti frequenti siano “non me lo aspettavo”, “dai social mi sembrava che…”, espressioni simbolo del fenomeno di cui vi abbiamo parlato e fenomeno in cui le campagne social dei comitati possono essere incappate.
Alla luce di ciò che abbiamo descritto, il risultato dei Referendum dell’8 e del 9 giugno non ci hanno sorpreso. I risultati dei Referendum del 8 e del 9 giugno ci hanno aiutato a capire da dove ripartire.
Più di 9 milioni di italiani sono a favore di una riforma della legge cittadinanza
Fonte: Eligendo
Con una campagna referendaria lampo durata circa 168 giorni, ricordiamo che la Corte Costituzionale si è espressa sull’ammissibilità dei referendum il 20 gennaio, svolta senza mezzi imponenti a disposizione e con tutte le barriere che ancora rendono difficile il voto in presenza (è vero che c’era la possibilità di voto fuori sede che ne ha eliminate qualcuna, ma era limitato a pochi casi e la gestione della procedura non è stata adeguata. Non a caso molte persone hanno lamentato di non aver ricevuto al giorno del voto la certificazione necessaria per votare), i membri del comitato promotore del referendum cittadinanza hanno portato a dire Sì a 9.748.806 persone.
Se consideriamo che il 35% dellɜ elettorɜ non era informatə, il 19% non sapeva cosa si votasse e se teniamo in considerazione come cambiavano le intenzioni di voto una volta ricevuta la corretta informazione e il sentimento medio dellɜ italianɜ verso la riforma della cittadinanza:
Fonte: youtrend
Si può fare.
La riforma della legge sulla cittadinanza è possibile. Basta soltanto riorganizzarsi, non spegnere la conversazione creata e lavorare per renderla più capillare e territoriale.
Ma occorre evidenziare anche un altro aspetto.
Non tutte le persone che si definiscono progressiste sono a favore della riforma cittadinanza
Rispetto agli altri quesiti referendari, quello sulla cittadinanza è quello che ha registrato la percentuale più alta di NO.
| Quesito referendario | SÌ | NO |
| Reintegro licenziamenti illegittimi | 87,57 | 12,43 |
| Licenziamenti e limite indennità | 86,02 | 13,98 |
| Tutela contratti a termine | 87,53 | 12,47 |
| Responsabilità infortuni sul lavoro | 85,78 | 14,22 |
| Cittadinanza Italiana | 65,34 | 34,66 |
E se consideriamo che l’elettorato mobilitato proveniva principalmente da partiti di “centro-sinistra”, possiamo affermare con una certa assertività che neanche le forze progressiste sono immuni a dinamiche di white saviorismo, razzismo interiorizzato e white fragility, visto che una forte percentuale di elettori non ha reputato urgente l’accelerazione del conferimento di un diritto civile per una parte della popolazione che per fede politica dovrebbe considerare alla sua pari.
Ma fortunatamente lɜ giovanɜ, le nuove generazioni e coloro che potevano votare hanno fatto quel che potevano per utilizzare i loro mezzi a disposizione per creare contenuti di sensibilizzazione sul referendum o per chiedere alle persone influenti di esporsi, il cui silenzio – unica honorable mention è quella di Ghali – o coinvolgimento passivo non è passato inosservato.
Sebbene alcune testate giornalistiche abbiano definito vano il loro tentativo, additandolo addirittura come inutile, dal nostro canto non possiamo far altro che ringraziare questi utenti per aver cercato di colmare un vuoto mediatico enorme.
Infine, ci teniamo a ringraziare le associazioni membri del comitato “Referendum Cittadinanza” per il lavoro instancabile e i sacrifici fatti per ottenere questo grande risultato.
Vi diranno che avete fallito, ma per noi avete creato un precedente. Come ColorY* siamo onorati di avervi accompagnato e non vediamo l’ora di supportarvi nelle prossime iniziative.
Perché questo è soltanto l’inizio.
Fonti
Richiamo alle emittenti televisive e radiofoniche per garantire adeguata copertura ai referendum: https://www.agcom.it/comunicazione/comunicati-stampa/comunicato-stampa-33
Meno dell’1% dei tempi in tg e talk, così le tv oscurano i 5 referendum: https://www.repubblica.it/politica/2025/05/15/news/referendum_8_o_giugno_agcom_tv_tg-424194322/
Referendum, Meloni: “Ai seggi per rispetto ma astensione è un diritto”: https://tg24.sky.it/politica/2025/06/05/meloni-verita-referendum-ucraina-russia-gaza-israele
La Russa: “Farò propaganda per l’astensione ai referendum”. Opposizioni all’attacco: https://www.ilfoglio.it/politica/2025/05/10/news/la-russa-faro-propaganda-per-l-astensione-ai-referendum-opposizioni-all-attacco-7712065/
Referendum abrogativi in Italia del 2025: https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_in_Italia_del_2025
Quanto spazio hanno avuto in tv e in radio i referendum: https://pagellapolitica.it/articoli/spazio-tv-radio-referendum
La CGIL sta spendendo molto sui social per i referendum: https://pagellapolitica.it/articoli/spese-social-cgil-referendum
Referendum abrogativi 8 e 9 giugno 2025: bassa affluenza e motivazioni, le opinioni degli italiani: https://www.ipsos.com/it-it/referendum-abrogativi-lavoro-cittadinanza-voto-italiani?utm_source=chatgpt.com
Digital 2024: Italy: https://datareportal.com/reports/digital-2024-italy
Post oscurati, account sospesi: Meta censura la Palestina: https://ilmanifesto.it/post-oscurati-account-sospesi-meta-censura-la-palestina
Meta modifica regole di fact checking su Facebook e Instagram. Musk: “Cool”. Cosa cambia: https://tg24.sky.it/tecnologia/2025/01/07/meta-fact-checking-facebook-instagram
Nuovo algoritmo di Instagram: tutto ciò che devi sapere: https://www.notjustanalytics.com/it/blog/nuovo-algoritmo-instagram-2024-come-funziona
Immagini
YouTrend: https://www.facebook.com/photo/?fbid=1309133791212161&set=pcb.1309134001212140
Pagella Politica: https://www.instagram.com/p/DKmU-rmtdWk/?igsh=bjN6eGlmNHppaTZ4&img_index=1https://www.demopolis.it/?p=12563